Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18848 del 03/07/2021

Cassazione civile sez. trib., 03/07/2021, (ud. 12/02/2021, dep. 03/07/2021), n.18848

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – rel. Consigliere –

Dott. CHIESI Gian Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 13981/2014 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio eletto in Roma, via Dei Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

contro

D.M.C., titolare dell’omonima ditta individuale,

rappresentata e difesa dall’Avv. Giuseppe Cristiano ed elettivamente

domiciliata presso il Dott. Gianfranco Macigno in Roma, corso Duca

di Genova n. 191;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Sicilia, n. 256/24/2013 depositata il 27 novembre 2013, non

notificata.

Udita la relazione svolta nell’adunanza camerale del 12 febbraio 2021

dal consigliere Pierpaolo Gori.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Sicilia veniva accolto l’appello proposto da D.M.C., titolare dell’omonima ditta individuale dedita al commercio hardware e software, avverso la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Agrigento n. 2/7/2012 la quale, a sua volta, aveva rigettato i ricorsi della contribuente aventi ad oggetto tre avvisi di accertamento emessi, tra l’altro, per II.DD, IVA e sanzioni 2005, 2006 e 2007 emessi in dipendenza da operazioni soggettivamente inesistenti nel contesto di frodi carosello coinvolgenti varie cartiere (ditta Alpha Enterprice di N.F., Romalba S.r.l., ditta Liene Osvalde).

2. Il giudice d’appello nel merito non condivideva la decisione di primo grado in punto di prova del fondamento delle riprese e, in particolare, riteneva assente l’elemento soggettivo, in quanto la contribuente cessionaria non avrebbe potuto essere a conoscenza della frode diretta all’evasione dell’IVA, secondo diligenza.

3. Avverso la decisione propone ricorso l’Agenzia delle Entrate, affidato a quattro motivi, cui replica la contribuente con controricorso.

4. Il sostituto Procuratore Generale Stanislao De Matteis ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

5. Con il primo motivo di ricorso – ex art. 360 c.p.c., comma 1, senza indicazione esplicito di paradigma, individuabile nel n. 3 l’Agenzia deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 17, comma 1 e art. 19, comma 1 e art. 2697 c.c., in relazione all’onere della prova richiesto in materia di operazioni soggettivamente inesistenti, non essendo necessaria a prova piena della partecipazione e sufficiente la consapevolezza in capo all’acquirente finale.

6. Con il secondo motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. – l’Agenzia lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 2727 e 2729 c.c. in combinato disposto con il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 per aver la CTR tralasciato di considerare il compendio degli elementi offerti per dimostrare l’inesistenza soggettiva delle operazioni commerciali fatturate in contestazione.

7. Con il terzo motivo – con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – l’Agenzia deduce l’omesso esame circa un fatto decisivo del giudizio oggetto di discussione tra le parti in relazione ai medesimi fatti dedotti nel precedente motivo che, congiuntamente considerati, avrebbero dovuto portare la CTR a diverse conclusioni in punto di elemento soggettivo in capo alla contribuente ai fini delle operazioni contestate.

8. La Corte dà atto che in controricorso nella replica a ciascun motivo viene dedotta in rubrica anche l’inammissibilità del mezzo (così come per la replica al quarto motivo), ma poi tale deduzione non viene sviluppata in alcun modo, non assurgendo quindi a prospettazione di una vera e propria eccezione preliminare.

9. I tre motivi possono essere esaminati congiuntamente, in quanto connessi, tutti relativi all’onere della prova in materia di operazioni soggettivamene inesistenti e sono infondati. Va reiterato che, ove l’Amministrazione finanziaria, contesti “che la fatturazione attenga ad operazioni soggettivamente inesistenti, inserite nell’ambito di una frode carosello, ha l’onere di provare, non solo l’oggettiva fittizietà del fornitore, ma anche la consapevolezza del destinatario che l’operazione si inseriva in una evasione dell’imposta, dimostrando, anche in via presuntiva, in base ad elementi oggettivi e specifici, che il contribuente era a conoscenza, o avrebbe dovuto esserlo, usando l’ordinaria diligenza in ragione della qualità professionale ricoperta, della sostanziale inesistenza del contraente; ove l’Amministrazione assolva a detto onere istruttorio, grava sul contribuente la prova contraria di avere adoperato, per non essere coinvolto in un’operazione volta ad evadere l’imposta, la diligenza massima esigibile da un operatore accorto, secondo criteri di ragionevolezza e di proporzionalità in rapporto alle circostanze del caso concreto, non assumendo rilievo, a tal fine, nè la regolarità della contabilità e dei pagamenti, nè la mancanza di benefici dalla rivendita delle merci o deì servizi” (Cass. Sez. 5 -, Sentenza n. 9851 del 20/04/2018; conforme Sez. 5 -, Ordinanza n. 27555 del 30/10/2018).

10. Orbene, nella sentenza impugnata a pag.5 si legge che “l’Agenzia (…) non produce alcuna prova idonea a dimostrare che il cessionario avrebbe potuto e dovuto sapere, utilizzando l’ordinaria diligenza, della possibile esistenza di qualche giro fraudolente dell’IVA a monte dei suoi acquisti”. Pertanto, alla luce del principio di diritto che precede, innanzitutto vanno escluse le prospettate violazioni di legge e la sentenza è corretta in diritto, dal momento che non sono stati violati i criteri di riparto dell’onere della prova tra le parti, anche con riferimento allo specifico elemento soggettivo in termini di conoscibilità della frode secondo ordinaria diligenza.

11. Piuttosto, si pone un profilo di valutazione degli elementi indiziari introdotti dall’Agenzia e riprodotti in ricorso sebbene non con compiuta autosufficienza, bensì ma a titolo di campione, con riferimento ad una sola cartiera, ossia alla ditta interposta Alpha Enterprice di N.F.. Si. tratta, con riferimento a questa sola cartiera (e dunque non anche con riferimento alla Romalba S.r.l. e alla ditta Liene Osvalde emettenti altra parte della fatture in contestazione) dell’assenza di sede aziendale, del fatto che la documentazione sarebbe stata rubata la notte prima dell’accesso, dell’assenza di presentazione dichiarazione IVA per gli anni 2002 e 2003, dell’omesso versamento IVA per il 2004, della cessazione dell’attività dopo l’ispezione, dell’assenza di merci in giacenza, della denuncia di furto dopo l’accesso, del fatto che il titolare della ditta è gravato da numerosi precedenti penali, della cessione di beni a prezzi inferiori a quelli di acquisto, dell’assenza di autonomia finanziaria in quanto ogni bonifico estero era anticipato dal cliente.

12. Si tratta di una pluralità di elementi indiziari certo idonei a dimostrare la natura di cartiera della Alpha, ma che non sono considerati dalla CTR idonei quanto alla prova, gravante in capo all’Amministrazione secondo il canone di riparto dell’onere della prova sopra richiamato, dell’elemento soggettivo. Inoltre, fermo restando che a riguardo non è richiesta una prova analitica estesa a tutti gli elementi indiziari versati in atti, la CTR ha comunque esaminato le circostanze più rilevanti (“si evince chiaramente che i prezzi erano congrui”, cfr. p.5 sentenza) e alla loro stregua ha escluso la sussistenza dell’elemento soggettivo in termini di conoscibilità della frode, mentre gli altri elementi di fatto asseritamente non valutati attengono, in realtà, alla prova, neppure oggetto di discussione in questa sede, della natura di cartiera del fornitore e di essi non viene in alcun modo precisata neppure in ricorso in che termini sarebbero decisivi rispetto alla dimostrazione dell’elemento soggettivo.

13. Con il quarto motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – l’Agenzia lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., artt. 654 e 116 c.p.c., per aver la CTR esteso al processo tributario autenticamente gli effetti della sentenza penale di assoluzione della contribuente, per non aver commesso il fatto nel processo penale originato dalla fattispecie oggetto delle riprese.

14. Il motivo è infondato. La CTR ha affermato che la sentenza penale di assoluzione della contribuente “assume significativo rilievo”, ossia è un elemento che compone il quadro istruttorio, com’era sua facoltà fare (cfr. Cass. Sez. 5 -, Ordinanza n. 17258 del 27/06/2019, Rv. 654693 – 01), e non si rinviene in tale ragionamento l’applicazione di alcun effetto di giudicato nè l’estensione automatica nel processo tributario degli effetti dell’assoluzione penale denunciata nel motivo.

15. In conclusione il ricorso dev’essere rigettato e le spese di lite seguono la soccombenza, liquidate come da dispositivo. La Corte dà atto che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater in presenza di soccombenza della parte ammessa alla prenotazione a debito non sussistono i presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione delle spese di lite, liquidate in Euro 10.000,00 per compensi, oltre Euro 200,00 per esborsi, Spese generali, Iva e Cpa.

Così deciso in Roma, il 12 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 luglio 2021

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