Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18847 del 16/07/2018


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Civile Ord. Sez. 2 Num. 18847 Anno 2018
Presidente: PETITTI STEFANO
Relatore: CORRENTI VINCENZO

ORDINANZA

sul ricorso 5005-2017 proposto da:
LAMANNA CLAUDIO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
GOLAMETT0,4, presso lo studio dell’avvocato
GIOVAMBATTISTA FERRIOLO, che lo rappresenta e difende

unitamente

agli avvocati FERDINANDO EMILIO ABBATE,

RANIERI RODA;
– ricorrente
contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’ AVVOCATURA
GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope
legis;

controricorrente

avverso il decreto n. 1630/2016 della CORTE D’APPELLO di

Data pubblicazione: 16/07/2018

PERUGIA, depositata il 11/07/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 21/02/2018 dal Consigliere VINCENZO
CORRENTI.
1()

(

FATTO E DIRITTO
Lamanna Claudio propone ricorso per cassazione, illustrato da
memoria,

contro il Ministero della Giustizia, che resiste con

controricorso, avverso il decreto n. 1630/2016 della Corte di

ritenuto prevalentemente soccombente, all’importo di euro 1541
per danno non patrimoniale e di euro 405 oltre accessori per spese,
e denunzia violazione degli artt. 91 cpc, 2233 II cc in ordine alla
liquidazione dei compensi ex d.m. 55/2014, perché, utilizzando lo
scaglione di valore da euro 1000 a 5200 e applicando il massimo di
abbattimento per ciascuna fase, i relativi compensi minimi
ammonterebbero ad euro 1576,50. Ciò premesso, si osserva:
Questa Corte si è occupata, sotto vari profili, della liquidazione dei
compensi nei giudizi per cui è causa ( Cass. 6.9.2017 n. 20834,
Cass. 22.12.2017 n. 26851, Cass. 9.2.2016 n. 2587, Cass.
16.9.2015 n. 18200) ma in questa sede rileva in particolare il
profilo della eventuale violazione dei minimi tariffari e della non
vincolatività del d.m. n. 55/2014, stante la pregressa possibilità di
dimezzamento dei parametri in considerazione della minima
complessità della procedura di cui alla legge n. 89/2001 ( Cass. n.
724/2013) e fermo restando che la facoltà, riconosciuta al giudice
dall’art. 9 del d.m. n. 140 del 2012, di ridurre fino alla metà il
compenso del difensore per l’opera prestata nelle controversie in
discorso, incontrava un limite nell’art. 2233 II cc, che preclude di

appello di Perugia ex lege 89/2001, che ha condannato il Ministero,

liquidare somme praticamente simboliche non consone al decoro
professionale ( Cass. 22.12.2015 n. 25804),, e che è stata
affermata la natura contenziosa del processo camerale per l’equa
riparazione sia in relazione al d.m. n. 127/2004 sia in relazione al

Nella fattispecie si lamenta la violazione dei minimi indicati in euro
1576,50 ed in fattispecie analoga questa Corte, in applicazione
dell’art. 4 del d. 55/2014 ha liquidato euro 1198,50 (255 per fase
di studio, 255 per fase introduttiva, 283,50 per fase istruttoria,
405 per fase decisionale)oltre IVA e cpa( (,«An ‘1,)>5

Ig)•

Donde l’accoglimento del ricorso e la condanna alle spese.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato, liquida
le spese in euro 1198,50 oltre accessori e condanna il Ministero
alle spese di legittimità in euro 900, oltre accessori.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda
Sezione Civile della Corte suprema di Cassazione, il 21 febbraio
2018.

d.m. n. 55 del 2014 ( Cass. 14.11.2016 n. 23187).

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