Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18845 del 26/09/2016


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Cassazione civile sez. I, 26/09/2016, (ud. 22/04/2016, dep. 26/09/2016), n.18845

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERNABAI Renato – Presidente –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Consigliere –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – rel. Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 25112/2013 proposto da:

SOCIETA’ SPORTIVA CALCIO CATANIA S.P.A., (p.i. (OMISSIS)), in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA STOPPANI 1, presso l’avvocato ANDREA SCUDERI, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIULIA NICOLOSI,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

M.S. (DECEDUTO) E PER ESSO COLLETTIVAMENTE

IMPERSONALMENTE EREDI, + ALTRI OMESSI

– intimati –

nonchè da:

SOCIETA’ DI COSTRUZIONI S.M. S.R.L., in persona del

legale rappresentante pro tempore, SAN PAOLO COSTRUZIONI S.R.L. IN

LIQUIDAZIONE, in persona del Liquidatore pro tempore, e L.M.,

M.A.R., M.R.A.,

M.G., M.C., M.E., M.M.,

M.S.T., tutti nella qualità di eredi di

M.S., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA LAZZARO SPALLANZANI,

22/A, presso l’avvocato MARIO BUSSOLETTI, rappresentati e difesi

dagli avvocati PIETRO ABBADESSA, SILVANA RICCA, giusta procura a

margine del controricorso e ricorso incidentale condizionato;

– controricorrenti e ricorrenti incidentali –

contro

SOCIETA’ SPORTIVA CALCIO CATANIA S.P.A., + ALTRI OMESSI

– intimati –

avverso la sentenza n. 1181/2013 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 10/06/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

22/04/2016 dal Consigliere Dott. ANDREA SCALDAFERRI;

udito, per la ricorrente, l’Avvocato A. SCUDERI che ha chiesto

l’accoglimento del proprio ricorso;

udito, per i controricorrenti e ricorrenti incidentali, l’Avvocato P.

ABBADESSA che ha chiesto l’accoglimento del proprio ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ZENO Immacolata, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso per

quanto di ragione della prima parte del motivo dieci, assorbito il

ricorso incidentale.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Nel giugno 2000 M.S. e la Società di Costruzioni S.M. s.r.l. convenivano in giudizio dinanzi al Tribunale di Catania la Calcio Catania s.p.a. unitamente agli eredi di M.A. ( C.G., M.S., A.E. e M.S.), chiedendo dichiararsi la nullità delle delibere adottate dalla assemblea straordinaria dei soci della società convenuta nelle riunioni del (OMISSIS) aventi ad oggetto l’azzeramento del capitale sociale per perdite, la sua ricostituzione al limite legale ed aumento sino a Lire 1,5 miliardi di lire, con esclusione del diritto di opzione e sottoscrizione contestuale, per il 99%, da parte di M.A. e per il restante 1% da parte di altri. Chiedevano inoltre dichiararsi che la Società di Costruzioni S.M. s.r.l. era ancora titolare del 25,5% delle azioni possedute alla data della prima assemblea, e che i crediti della predetta e di M.S. nei confronti della Calcio Catania, ai quali M.A. aveva rinunciato nel corso della seconda assemblea, erano ancora esistenti.

Il giudizio, nel quale si costituiva solo la Calcio Catania s.p.a., veniva successivamente riunito ad altro, instaurato nel (OMISSIS) da M.S., dalla Società di Costruzioni S.M. s.r.l. e dalla San Paolo Costruzioni s.r.l. nei confronti degli eredi di M.A. e della Calcio Catania s.p.a. per sentire: a) accertare che la Società di Costruzioni S.M. vantava nei confronti della società calcistica un credito, ceduto alla San Paolo Costruzioni, di Lire 1.370.000.000 a titolo di restituzione di un prestito; b) che M.S. aveva rilasciato al Banco di Sicilia fideiussione in favore della società per Lire 400.000.000 e, in mancanza di pagamento da parte di quest’ultima, aveva corrisposto al Banco la somma di Lire 807.000.000; c) che di tali crediti M.A. si era appropriato dichiarando falsamente in assemblea che essi attori vi avevano rinunciato; d) condannare i convenuti al risarcimento dei danni.

Il Tribunale di Catania rigettava tutte le domande proposte.

Il gravame proposto dagli attori – cui resistevano i convenuti-, veniva parzialmente accolto dalla Corte d’appello di Catania, che: a) dichiarava l’inesistenza, per mancata convocazione del socio Società di Costruzioni S.M., della Delib. 29 giugno 1992 e, conseguentemente, della successiva Delib. 16 settembre 1993; b) dichiarava quindi che la appellante Società di Costruzioni S.M. è titolare del 25,5% delle azioni della Calcio Catania s.p.a., condannando quest’ultima alla reiscrizione della appellante nel Libro dei soci; c) dichiarava che la stessa Società di Costruzioni S.M. aveva corrisposto alla Calcio Catania spa a titolo di prestito la somma di Lire 1.370.000.000 pari a 707.545,95 e che il credito alla restituzione di tale somma, ceduto a S. Paolo Costruzioni s.r.l., non era stato soddisfatto; d) dichiarava che M.S. si era reso fideiussore della Calcio Catania spa per la somma da lui indicata e aveva rimborsato al Banco di Sicilia la somma di Lire 807 milioni pari a Euro 416.780,71, senza nulla statuire (stanti i limiti della domanda originaria) sulla sussistenza o non di un obbligo di restituzione. Confermava nel resto la sentenza di primo grado, precisando peraltro, in motivazione, la carenza di legittimazione passiva in capo agli eredi di M.A. in relazione alla impugnazione delle delibere assembleari di Calcio Catania.

Osservava in sintesi la corte distrettuale: a) che le eccezioni, sollevate sia dagli eredi di M.A. sia dalla Catania Calcio, relative al mancato deposito da parte degli appellanti di almeno un’azione della società calcistica a norma dell’art. 2378 c.c., ante riforma, erano inammissibili (l’una perchè sollevata solo in comparsa di replica in appello, l’altra perchè non formulata in primo grado), e in ogni caso infondate essendo tale deposito previsto dalla norma richiamata solo per le azioni di annullamento delle Delib. assembleari, non anche per l’azione di nullità o inesistenza in esame (per la quale peraltro la sentenza di primo grado, non impugnata con appello incidentale, aveva già espressamente statuito la sussistenza in capo agli attori dell’interesse e della legittimazione ad agire); b) che, nel merito della impugnativa della Delib. giugno 1992, a fronte della contestazione espressa da parte degli attori in citazione circa l’invio a M.S. dichiarato a verbale dai liquidatori della società – dell’avviso di convocazione a mezzo raccomandata prescritto dall’art. 11 dello Statuto in aggiunta alla pubblicazione in Gazz.Uff. prevista dall’art. 2366 c.c., gravava su Catania Calcio spa l’onere di provare che tale invio era avvenuto nel termine previsto, sì che, non essendo stato adempiuto tale onere, doveva ritenersi che la assemblea non era stata regolarmente convocata, con la conseguente giuridica inesistenza della Delib. anzidetta, al pari della successiva che la presupponeva; c) che la giuridica inesistenza del deliberato azzeramento del capitale sociale comportava anche la persistenza della titolarità in capo alla Società di Costruzioni S.M. del 25,5% delle azioni, non valendo in contrario le eccezioni di prescrizione di tale diritto inammissibilmente sollevate nel giudizio di primo grado dagli eredi di M.A. (come detto non legittimati passivamente nel giudizio) e in sede di gravame (tardivamente) da Calcio Catania; d)che la somma di Lire 1.370.000.000, iscritta nel bilancio della Calcio Catania alla voce “finanziamento soci” ben distinta dal capitale netto, corrispondeva non già ad un apporto di capitale di rischio (assimilabile ad un conferimento di capitale) da parte del socio Società di Costruzioni S.M., bensì ad un prestito – sia pure infruttifero e postergato – dal medesimo effettuato alla società, e ciò in ragione di una serie di elementi di riscontro tra i quali il fatto stesso della rinuncia a tale credito espressa, ancorchè in carenza di legittimazione, da M.A. nel corso della assemblea del 16.9.93.

Avverso tale sentenza, depositata il 10 giugno 2013, la Calcio Catania s.p.a., con atto notificato il 5 novembre 2013, ha proposto ricorso per cassazione, cui resistono con controricorso e ricorso incidentale condizionato la Società di Costruzioni S.M. s.r.l., la San Paolo Costruzioni s.r.l. e gli eredi di M.S. ( M.M.L. e A., G., R., C., M., E. e Sa.). Gli intimati eredi di M.A. non hanno svolto difese.

Entrambe le parti costituite hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso principale si basa su dieci motivi.

1.1. I primi tre investono la statuizione relativa alla inammissibilità della eccezione di omesso deposito da parte degli attori, a norma dell’art. 2378 c.c. (nel testo ante riforma del 2003), di almeno un’azione della Calcio Catania s.p.a.. Con il primo motivo la società ricorrente lamenta che la corte di merito, in violazione dell’art. 2378 c.c. e art. 345 c.p.c., abbia omesso di considerare che la mancata prova ex adverso dell’interesse e della legittimazione ad agire mediante deposito di almeno un’azione era rilevabile in appello anche d’ufficio; con gli altri due denuncia la nullità della sentenza impugnata perchè: a) la corte territoriale ha ritenuto, in contrasto con l’art. 346 c.p.c., di non poter esaminare la suddetta questione inerente la legittimazione ad agire degli attori-appellanti in difetto di appello incidentale sul punto da parte di essi convenuti-appellati, risultati però totalmente vittoriosi in primo grado; b) la motivazione della pronunzia in ordine alla questione, essendo fondata sulla sola inammissibilità della eccezione senza esaminare nè la rilevabilità d’ufficio nè la totale soccombenza degli attori in primo grado, sarebbe meramente apparente o largamente insufficiente, in violazione dell’art. 132 c.p.c. e art. 156 c.p.c., comma 2, ed anche dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

1.2. Il quarto, quinto e sesto motivo investono le statuizioni con le quali la corte catanese ha accolto la domanda di reintestazione in capo alla Società di Costruzioni S.M. della quota (della quale era titolare prima delle deliberazioni impugnate) del 25,5% del capitale della Calcio Catania disattendendo, perchè ritenuta tardivamente sollevata dalla Calcio Catania solo in appello, l’eccezione di prescrizione ex art. 2949 c.c., dei diritti sociali, in particolare del diritto di opzione sulle quote di nuova emissione a seguito dell’azzeramento (per perdite) e contestuale ricostituzione del capitale sociale di cui alle deliberazioni assembleari impugnate. Lamenta la Calcio Catania: a) che, contrariamente a quanto erroneamente esposto nella sentenza impugnata, l’eccezione di prescrizione dei diritti sociali (art. 2949 c.c.), e quindi del diritto di opzione, era stata formulata da essa ricorrente già nella propria comparsa di risposta nel giudizio di primo grado; b) che l’intervenuta prescrizione del diritto di opzione spettante alla Società di Costruzioni sulle quote di nuova emissione renderebbe incontestabile l’acquisizione di tali quote in capo all’altro socio che invece ha esercitato tale diritto; c) che nella sentenza impugnata la corte di merito non ha in alcun modo spiegato le ragioni per le quali ha ritenuto che l’eccezione di prescrizione non fosse stata proposta in primo grado, e quindi non fosse reiterabile in appello, dal che la nullità della sentenza per violazione dell’art. 132 c.p.c. e art. 156 c.p.c., comma 2, ed anche per omessa pronunzia su tale eccezione in relazione al disposto dell’art. 112 c.p.c..

1.3. Con il settimo, ottavo e nono motivo la società ricorrente si duole della pronuncia dichiarativa dell’inesistenza delle due deliberazioni assembleari impugnate, lamentando: a) che la corte di merito, accertando la mancata osservanza nella specie della forma di convocazione – invio alla Società di Costruzioni, almeno otto giorni prima dell’adunanza, di raccomandata postale contenente l’avviso di convocazione dell’assemblea del 29.6.1992 – prevista dall’art. 11, dello Statuto sociale in aggiunta a quella della pubblicazione dell’avviso in Gazz.Uff. prevista anche dall’art. 2366 c.c., avrebbe pronunciato ultra patita in quanto nell’atto introduttivo del giudizio di primo grado non vi era una specifica allegazione della violazione della suddetta norma statutaria, bensì solo una sola frase enfatica che la corte ha, decontestualizzandola, erroneamente interpretato in tal senso; b) che la corte di merito avrebbe erroneamente applicato l’art. 2697 c.c., là dove, attribuito ad essa ricorrente l’onere della prova dell’adempimento della formalità statutaria di convocazione, non ha ritenuto sufficiente a tal fine la produzione del verbale notarile – facente fede fino a querela di falso – della riunione assembleare del giugno 1992, nel quale i liquidatori della Calcio Catania dichiaravano che l’assemblea era stata regolarmente convocata menzionando la data di spedizione ed i numeri identificativi delle raccomandate; c) che integrebbe violazione degli artt. 2366 e 2377 c.c., l’aver ritenuto omessa la convocazione, piuttosto che meramente irregolare (irregolarità alla quale conseguirebbe solo l’annullabilità delle deliberazioni, da far valere entro termini di legge ormai decorsi al momento della instaurazione del giudizio), nonostante uno dei due adempimenti – la pubblicazione in G.U. – fosse stato posto in essere.

1.4. Infine con il decimo motivo si deduce che la corte di merito avrebbe violato le norme regolanti il contratto di mutuo, l’onere della prova e l’interpretazione dei contratti, là dove ha accertato la persistenza del credito della Società di Costruzioni alla restituzione del finanziamento di Lire 1.370.000.000 che invece avrebbe dovuto qualificarsi, in difetto di prova di un titolo alla restituzione della somma, come dazione di somma a fondo perduto, anche perchè contraendo un mutuo la Calcio Catania avrebbe violato norme imperative quali le norme federali (oltre all’art. 19 dello Statuto sociale che ad esse fa riferimento), e quindi posto in essere un negozio nullo.

2. I primi tre motivi, esaminabili congiuntamente stante la evidente connessione, non meritano accoglimento per il semplice fatto che la corte di merito non si è limitata ad affermare la inammissibilità della eccezione sollevata in appello dalla Calcio Catania ex art. 2378 c.c., avendone invece affermato anche la infondatezza, esponendone pur sinteticamente le ragioni. Tale statuizione, che il ricorso non ha in alcun modo considerato nè tantomeno sottoposto a specifica censura, merita comunque condivisione atteso che il preventivo deposito di un’azione, quale prova della qualità di socio ai fini della legittimazione attiva, risulta previsto dall’art. 2378 c.c. (nel testo ante riforma del 2003, da applicarsi nella specie) in relazione alla azione di annullamento delle deliberazioni assembleari, non anche per quella diretta (come nella specie) alla declaratoria della nullità (o inesistenza) delle deliberazioni, che qualunque interessato legittimato a proporre (cfr. Cass. n. 13169/05; n. 21858/05). Nè (va precisato, ancorchè su tale punto non risultino contestazioni da parte ricorrente) potrebbe negarsi la sussistenza di tale interesse qualificato in chi, avendo perso la qualità di socio per effetto delle deliberazioni che impugna per nullità o inesistenza, intende rimuoverne gli effetti illegittimamente prodotti ripristinando proprio quella qualità di socio (cfr. ex multis: Cass. n. 21889/13). Anche solo per tali ragioni, e quindi prescindendo dalle altre non conducenti questioni poste con i motivi in esame, la pronuncia censurata si mostra conforme a diritto (art. 384 c.p.c., comma 4) e come tale non è soggetta a cassazione, previa correzione della motivazione nel senso di escludere le affermazioni relative alla inammissibilità della eccezione.

3. Analogamente, esaminando insieme i successivi tre motivi del ricorso principale, concernenti la pronuncia di declaratoria della persistente titolarità in capo alla Società di Costruzioni della quota di capitale posseduta prima delle impugnate deliberazioni, osserva il Collegio come le censure relative alla ritenuta tardività della eccezione di prescrizione non siano comunque idonee a condurre ad una decisione diversa da quella assunta dalla corte di merito, che merita conferma pur se in base ad una diversa considerazione in diritto, pur presente nella sentenza impugnata e della quale la Catania Calcio ha non persuasivamente argomentato in ricorso l’infondatezza. Non merita invero condivisione l’assunto della ricorrente secondo cui l’accoglimento della eccezione di intervenuta prescrizione del diritto di opzione spettante alla Società di Costruzioni sulle quote di nuova emissione a seguito del deliberato aumento del capitale sociale avrebbe impedito la affermazione della persistente titolarità in capo alla medesima società della quota del 25,5% del capitale della Calcio Catania in suo possesso prima delle delibere in questione. Al contrario, rettamente la corte catanese ha osservato come detta persistente titolarità sia conseguente all’inesistenza delle Delib. assembleari di azzeramento e ricostituzione del capitale sociale, che la corte stessa ha accertato accogliendo un’azione giudiziale non soggetta a prescrizione. E, in effetti, non è l’impedimento all’esercizio del diritto di opzione (che, in sè considerato, non è causa di nullità della deliberazione: cfr. Cass. n. 26842/08) ad essere stato accertato, bensì la radicale nullità o inesistenza delle Delib. di azzeramento e ricostituzione del capitale sociale che, in quanto tali, non possono produrre alcun effetto tra i soci.

Ne deriva che, anche sotto questo solo profilo – previa correzione della motivazione in diritto -, la statuizione censurata con i motivi in esame non è soggetta a cassazione.

4. Anche le doglianze (motivi dal settimo al nono) relative alla declaratoria di inesistenza delle due deliberazioni assembleari sono prive di fondamento.

4.1. Sotto il primo profilo denunciato (pronuncia ultra petita), va osservato che la corte di merito ha congruamente e persuasivamente esposto in sentenza la propria interpretazione dell’atto di citazione in primo grado, rilevando: – come la domanda di declaratoria della nullità delle due deliberazioni assembleari in questione trovasse riscontro nella doglianza, espressa dagli attori nell’atto e trascritta in sentenza, circa la mancanza della prova dell’invio dell’avviso di convocazione dell’assemblea a M.S., il quale, contrariamente a quanto dichiarato nel verbale assembleare dai liquidatori della società, affermava di non averlo mai ricevuto; – come la allegazione del mancato invio della raccomandata contenente l’avviso di convocazione, accompagnata dalla produzione in giudizio dello Statuto della Calcio Catania che tale forma di convocazione prevedeva, implicasse necessariamente la doglianza circa il mancato rispetto della previsione statutaria. Tale argomentazione, corretta sotto il profilo logico-giuridico e basata su elementi di fatto riscontrati, esclude la violazione di legge denunciata.

4.2. Quanto poi alla valutazione espressa in sentenza circa la mancanza in atti della prova dell’invio alla parte attrice della raccomandata contenente l’avviso di convocazione dell’assemblea, la doglianza di violazione dell’art. 2697 c.c., prima ancora che infondata (il verbale notarile della riunione assembleare fa fede delle dichiarazioni espresse nella riunione, non della loro esattezza), si palesa inammissibile, in quanto, incongruamente formulata sotto il profilo della violazione dell’art. 2697 c.c. (cioè delle regole sulla distribuzione tra le parti dell’onere della prova), risulta in effetti diretta a provocare il riesame di una valutazione di merito (sulla prova, per l’appunto) riservata alla corte d’appello.

4.3. Nè può ravvisarsi nella specie alcuna violazione degli artt. 2366 e 2377 c.c. (l’art. 2479 ter, erroneamente compreso nella rubrica del nono motivo, non è applicabile in quanto non in vigore all’epoca dei fatti essendo stato introdotto dalla riforma del 2003). Invero, la mera irregolarità della convocazione è stata affermata da questa Corte, nel vigore ante riforma delle norme qui da applicare (quindi anche in assenza del nuovo art. 2379 c.c., comma 3), in casi nei quali la convocazione non mancava ma era stata effettuata da organo diverso da quello a tanto legittimato, oppure dall’organo di gestione in carica ma in base a procedimento viziato (così nelle due pronunce di Cass. n. 9364/03 e n. 23950/08 citate nel ricorso; v. anche Cass. n. 259/10), laddove la consolidata interpretazione giurisprudenziale di quelle norme era nel senso che la omissione della convocazione (anche nei confronti di un solo socio), impedendo l’inizio dell’iter procedimentale destinato a concludersi con l’espressione della volontà assembleare, non consente che l’adunanza dei partecipanti, ove non totalitaria, possa qualificarsi giuridicamente come assemblea, e quindi determina la giuridica inesistenza della deliberazione che da essa venga assunta (cfr. ex multis: Cass. n. 11186/01; n. 835/95; n. 1768/86; n. 6340/81). E non pare dubitabile che l’omissione di uno dei due adempimenti prescritti nella specie dallo Statuto sociale per la convocazione dell’assemblea non consenta oggettivamente di ritenere effettuata la stessa. Rettamente, dunque, la corte di merito ha accertato l’inesistenza della Delib. 29 giugno 1992, il che comporta anche (secondo quanto affermato nella sentenza d’appello e non censurato in alcun modo in ricorso) l’inesistenza della successiva Delib. 16 settembre 1993.

5. Anche il decimo motivo non merita accoglimento, atteso che, contrariamente a quanto argomentato dalla ricorrente, la corte di merito non ha basato sulla sola circostanza della avvenuta dazione di una somma il suo convincimento circa la sussistenza di un debito di restituzione del finanziamento infruttifero e postergato di Lire 1.370.000.00 effettuato da M.S. in favore della Catania Calcio. Ha invece tenuto conto di una molteplicità di elementi (il fatto stesso della rinuncia a tale credito espressa, ancorchè in carenza di legittimazione, da M.A. nel corso della assemblea del 16.9.93, accompagnata dalla dichiarazione, riferita da un teste, che avrebbe definito lui stesso nei confronti del fratello le posizioni debitore della società nei confronti del medesimo; una lettera inviata nell’aprile 1993 alla Società di Costruzioni da A.M. nella qualità di amministratore della Calcio Catania con la quale questi conferma la restituzione delle anticipazioni infruttifere e postergate subordinatamente alla disponibilità liquida di tali somme dopo aver soddisfatto i notevoli consistenti normali debiti ed esposizioni; la collocazione in bilancio del finanziamento, distinta dal capitale netto; le modalità seguite nella Delib. 16 settembre 1993, per utilizzare la somma stessa una volta acquisita la rinuncia alla restituzione) che, valutati nel loro insieme, ha ritenuto idonei a condurre alla suddetta conclusione, non smentita dagli altri elementi di prova indicati dalla sentenza di primo grado e dalla odierna ricorrente, che ha esaminato puntualmente confutandone la pretesa valenza decisiva. In particolare, ha osservato come: a) nè il pattuito carattere infruttifero nè la mancata pattuizione di un termine per la restituzione siano incompatibili con il contratto di mutuo; b) il compimento di un’operazione finanziaria di assunzione di un debito in mancanza della approvazione da parte degli organi federali, richiamata anche dall’art. 19 dello Statuto della Calcio Catania, non integri, alla stregua della giurisprudenza di legittimità (Cass. n. 24391/10), nullità del negozio per violazione di norme imperative.

A fronte di tale puntuale ed articolato percorso logico-giuridico, l’illustrazione del motivo non spiega se e per quale ragione esso si discosti dal principio, più volte affermato da questa Corte (cfr. da ultimo Cass. n. 25585/14), secondo cui la qualificazione del titolo della erogazione di somme in favore della società da parte dei soci dipende dall’esame della volontà negoziale delle parti, desumibile dal modo in cui il rapporto è stato attuato in concreto, dalle finalità pratiche cui esso appare diretto e dagli interessi che vi sono sottesi. La ricorrente, piuttosto, si limita a riproporre gli argomenti esposti nel giudizio di merito (il cui riesame è evidentemente estraneo alla verifica di legittimità), prospettando genericamente che l’onere della prova dell’obbligo di restituzione del finanziamento grava sul socio (il che la sentenza impugnata non ha negato), e che la violazione dei principi di ermeneutica contrattuale contenuti negli artt. 1362 c.c. e segg., sarebbe evidente, senza tuttavia esporre apprezzabili argomenti in diritto a specifica contestazione dei molteplici argomenti esposti in sentenza. Il rigetto anche di queste doglianze ne deriva dunque di necessità.

5.1. Quanto infine alla mera enunciazione, nello stesso decimo motivo, della tesi secondo la quale anche la prestazione della fideiussione in favore della Calcio Catania sarebbe da qualificare a fondo perduto, va solo precisato come la corte di merito si sia limitata sul punto ad accertare l’intervenuto pagamento da parte del fideiussore, a seguito di escussione, della somma richiestagli dal Banco di Sicilia, omettendo – in considerazione dei limiti della domanda formulata in citazione – ogni statuizione circa l’obbligo di rimborso di tale somma da parte della società beneficiaria. Sì che, impregiudicato restando tale punto (come pure evidenziato in ricorso), la relativa impugnazione – peraltro, affatto generica – da parte della ricorrente si mostra inammissibile per difetto di interesse.

6. Si impone pertanto il rigetto del ricorso principale, con conseguente assorbimento in tale pronuncia del ricorso incidentale condizionato.

7. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso principale, dichiara assorbito l’incidentale condizionato; condanna la società ricorrente al rimborso in favore delle controparti delle spese di questo giudizio di cassazione, in Euro 13.500,00 (di cui Euro 200,00 per esborsi) oltre spese generali forfetarie e accessori di legge.

Da inoltre atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1 bis dello stesso articolo.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 22 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 26 settembre 2016

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