Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18844 del 03/07/2021

Cassazione civile sez. trib., 03/07/2021, (ud. 27/01/2021, dep. 03/07/2021), n.18844

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – Presidente –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – rel. Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – Consigliere –

Dott. FRAULINI Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 22638/2014 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi,

12;

– ricorrente –

contro

D.S.F.P., (C.F. (OMISSIS)), rappresentato e difeso

dall’Avv. ALESSANDRO PAINO, dall’Avv. SALVATORE TAVERNA e dall’Avv.

ANNA STEFANINI, elettivamente domiciliato presso lo studio di questi

ultimi in Roma, Viale Regima Margherita, 262/264;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Sicilia, n. 441/30/14, depositata il 13 febbraio 2014.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 27 gennaio

2021 dal Consigliere Relatore Filippo D’Aquino.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

Risulta dalla sentenza impugnata che il contribuente D.S.F.P. ha impugnato un avviso di accertamento, relativo al periodo di imposta dell’anno 2007, con il quale veniva accertato, all’esito dell’accertamento di maggiori redditi in capo alla società Diesse SRL a ristretta base partecipativa – scaturente da una verifica, a seguito della quale venivano riscontrate irregolarità in ordine a componenti negativi di reddito imputati a conto economico – l’incremento del reddito da partecipazione del socio.

La CTP di Palermo ha rigettato il ricorso e la CTR della Sicilia, con sentenza in data 13 febbraio 2014, ha parzialmente accolto l’appello del contribuente, ritenendo il giudice di appello – quanto a costi per fatture da ricevere al 31 dicembre 2007 – trattarsi di provvigioni maturati da un terzo per attività di marketing effettuata in favore della società partecipata, come risultante da fattura.

Propone ricorso per cassazione l’Ufficio affidato a due motivi; resiste con controricorso il contribuente, il quale ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1.1 – Con il primo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 32, comma 3, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 52, comma 5, nonchè dell’art. 2697 c.c., nella parte in cui la sentenza impugnata ha ritenuto documentato il costo per provvigioni sulla base della produzione di una fattura. Deduce il ricorrente che il documento in oggetto, in quanto non esibito nel corso della verifica, non può fare prova in giudizio dell’operazione sottostante. Osserva il ricorrente come il documento in oggetto sarebbe stato emesso da società collegata alla società partecipata. Deduce il ricorrente che in caso di mancata produzione della 1òcumentazione in sede di verifica il contribuente è onerato della prova della non volontarietà della sottrazione. Evidenzia, inoltre, la genericità della descrizione della fattura ai fini della prova dell’operazione sottostante.

1.2 – Con il secondo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., nella parte in cui il giudice di appello ha posto a fondamento delle operazioni contestate l’emissione di una fattura emessa in data 31 dicembre 2008 e registrata in contabilità nel febbraio dell’anno successivo, evidenziando come la produzione della sola fattura non può fare prova dell’esistenza della operazione sottostante. Deduce il ricorrente che la valutazione della decisività della suddetta fattura comporta la violazione delle regole di riparto dell’onere probatorio.

2 – Preliminare all’esame del ricorso è la circostanza, dedotta dal contribuente con memoria, secondo cui egli ha presentato domanda di definizione agevolata a termini del D.L. 24 aprile 2017, n. 50, art. 11 conv. da L. 21 giugno 2017, n. 96, istanza presentata nell’ambito del ricorso n. 18127/2014 R.G. da lui proposto avverso la medesima sentenza oggetto di impugnazione nel presente giudizio, giudizio che è stato oggetto di declaratoria di estinzione per cessazione della materia del contendere (Cass., Sez. V, 19 settembre 2019, n. 23382). Dalla sentenza impugnata risulta, altresì, che il ricorso promosso nel giudizio n. 18127/2014 R.G., già definito da questa Corte, è stato notificato in data 16 luglio 2014, laddove il presente ricorso è stato notificato in data 24 settembre 2014. Pertanto, il ricorso definito da questa Corte con sentenza n. 23382/2019 va qualificato come ricorso principale in quanto notificato per primo, rispetto al quale il presente ricorso assume natura di ricorso incidentale (Cass., Sez. I, 4 novembre 2019, n. 28259), atteso il principio di unicità del processo di impugnazione avverso la medesima sentenza (Cass., Sez. III, 20 dicembre 2011, n. 27555; Cass., Sez. Lav., 30 dicembre 2009, 27887; Cass., Sez. U., 25 novembre 2003, n. 17981; Cass., Sez. U., Sez.U., 25 giugno 2002, n. 9232).

2.1 – Risulta, pertanto, sia la proposizione di definizione agevolata da parte dell’odierno controricorrente, sia la definizione di analogo ricorso (proposto dal contribuente, odierno controricorrente), da ritenersi ricorso principale, avverso la medesima sentenza da parte di questa Corte.

2.2 – Si osserva che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, la parte cui sia stata notificata l’altrui impugnazione, qualora proponga la propria impugnazione avverso la medesima sentenza in via separata, deve porre il giudice dell’impugnazione in grado di conoscere la simultanea pendenza dei due procedimenti, affinchè si possa provvedere alla loro riunione, ai sensi dell’art. 335 c.p.c.; in difetto, la mancata riunione delle due impugnazioni, mentre non incide sulla validità della pronuncia relativa alla prima, rende improcedibile l’esame della seconda, atteso che, risultando ormai impossibile il simultaneus processus, si verifica un impedimento all’esame degli ulteriori gravami, in ragione della decadenza con la quale l’art. 333 c.p.c. sanziona la prescrizione dell’incidentalità delle impugnazioni successive alla prima (Cass., Sez. V, 22 luglio 2020, n. 15582; Cass., Sez. III, 6 luglio 2020, n. 13849; Cass., Sez. III, 6 luglio 2020, n. 13849; Cass., Sez. II, 29 aprile 2011, n. 9567; Cass., Sez. III, 29 maggio 2014, n. 12038; Cass., Sez. VI, 11 aprile 2016, n. 7096; Cass. Sez. U., 7 luglio 2009, n. 15843).

2.3 – Tale soluzione appare sin anche preliminare rispetto al riscontro dell’eventuale formazione del giudicato esterno (come deduce Cass., n. 13849/2020, cit.), in quanto la definizione del giudizio sul ricorso principale (che, per il vero, si è concluso con una pronuncia di estinzione del giudizio), preclude a priori anche il solo esame del successivo (non riunito) ricorso incidentale, indipendentemente dall’oggetto della decisione sul ricorso principale.

2.4 – Deve, pertanto, ritenersi che, stante la definizione del ricorso promosso dal contribuente avverso la medesima sentenza, deve essere dichiarata improcedibile (così Cass., Sez. U., n. 15843/2009, cit.) l’impugnazione qui proposta dall’Agenzia delle Entrate.

3 – Sussistono le ragioni di cui all’art. 92 c.p.c., comma 2, stante l’avvenuta definizione della controversia e la particolarità della vicenda processuale, per compensare integralmente le spese processuali del giudizio di legittimità. Non sussiste il presupposto del raddoppio del contributo unificato a carico dell’Ufficio ricorrente (Cass., Sez. VI, 29 gennaio 2016, n. 1778; Cass., Sez. III, 14 marzo 2014, n. 5955).

P.Q.M.

La Corte, dichiara improcedibile il ricorso; dichiara compensate le spese processuali del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 27 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 luglio 2021

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