Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18841 del 16/07/2018


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Civile Ord. Sez. 2 Num. 18841 Anno 2018
Presidente: MATERA LINA
Relatore: GIANNACCARI ROSSANA

ORDINANZA

sul ricorso 17587-2014 proposto da:
VOGEL W s.r.l. in persona del legale rappresentante
pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
VERA AUGUSTO 41, presso lo studio dell’avvocato
ANTONELLA PELOSI, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato PASQUALE DUI;
– ricorrente
contro

GMV MACCHINE UTENSILI S.p.a, in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata
in ROMA, VIA COSSERIA 5, presso lo studio
dell’avvocato LAURA TRICERRI, che la rappresenta e
difende unitamente all’avvocato STEFANO CREMASCHI;
– controricorrente –

Data pubblicazione: 16/07/2018

avverso la sentenza n. 201/2014 della CORTE D’APPELLO
di BRESCIA, depositata il 10/02/2014;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 11/01/2018 dal Consigliere ROSSANA

GIANNACCARI.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
La GMV s.p.a. agiva in via monitoria nei confronti della VOGEL s.r.l. per il
pagamento della somma di C 123.306,271, sulla base di fatture aventi oggetto
provvigioni relative alla conclusione di contratti per la vendita di macchine
utensili. La Vogel proponeva opposizione, deducendo l’inadempimento

risarcimento dei danni da concorrenza sleale. In particolare esponeva che in
diverse occasioni la GMV aveva prestato la propria attività di mediazione per
ditte concorrenti della Vogel.
Si costituiva la GMV e resisteva alla domanda.
Con sentenza N. 2171/2007 il Tribunale di Bergamo dichiarava compensate tra
le parti le rispettive ragioni di debito e credito.
Proposto appello dalla GMV, resistito dalla VOGEL, la Corte d’Appello di Brescia
accoglieva il gravame e, per l’effetto,rigettava l’opposizione.
Riteneva la corte territoriale che non vi fosse la prova del comportamento
sleale dell’agente nemmeno nell’unico episodio in cui, per sua stessa
ammissione, aveva suggerito ad un cliente l’acquisto di un prodotto
commercializzato da altra ditta, poiché, in quell’unico caso, il macchinario
commercializzato dalla Vogel non soddisfaceva le esigenze del cliente.
Rilevava, inoltre, che il giudice di primo grado aveva risarcito il danno nella
misura del 20% del valore di vendita del bene, pur in assenza della prova
relativa alla natura dell’affare e di altri elementi oggettivi necessari per
procedere alla liquidazione equitativa del danno.
Per la cassazione della sentenza ricorre la Vogel W. S.r.l. sulla base di un unico
motivo di ricorso; resiste controricorso la GMV.

MOTIVI DELLA DECISIONE
Il ricorso è improcedibile.

i

contrattuale della GMV s.p.a. e chiedeva, in via riconvenzionale, il

Ai sensi dell’art. 369 c.p.c., insieme con il ricorso deve essere depositata, a
pena di inammissibilità, la copia autentica della sentenza o della decisione
impugnata con la relazione di notificazione, se questa è avvenuta.

Nella fattispecie, insieme al ricorso, è stata depositata una copia della sentenza
della Corte d’Appello di Brescia pubblicata il 10.2.2014, oggetto

telematica in data 12.5.2014 ai sensi della L. 53/94.
Quanto alla relata di notifica, parte ricorrente ha prodotto soltanto la copia
stampata, priva di qualsivoglia attestazione di conformità, di un messaggio di
posta elettronica certificata datato “12.05.2014 ore 10.52” – apparentemente
proveniente dalla casella p.e.c. dell’Avv. S. Cremaschi (difensore della GMV
nel giudizio di appello), diretto alle caselle p.e.c. dell’Avv. Marianna Caccia,
(procuratori costituiti della Vogel s.p.a. in grado di appello) ed avente ad
oggetto “notificazione ai sensi della L. n. 53 del 1994”
Non è stata aliunde acquisita la copia autentica della relazione di notifica della
gravata sentenza, non avendo il controricorrente allegato tale documento, nè
risultando lo stesso presente agli atti del fascicolo di ufficio.
Questa Corte ha affermato che in tema di ricorso per cassazione, qualora la
notificazione della sentenza impugnata sia stata eseguita con modalità
telematica ai sensi della L. 21 gennaio 1994, n. 53, art. 3 bis, per soddisfare
l’onere di deposito della copia autentica della relazione di notificazione sancito,
a pena di improcedibilità del ricorso, dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, il
difensore del ricorrente, destinatario della notificazione, deve estrarre copie
cartacee del messaggio di posta elettronica certificata pervenutogli e della
relazione di notificazione redatta dal mittente della stessa L. n. 53 del 1994, ex
art. 3 bis, comma 5, attestare con propria sottoscrizione autografa la
conformità agli originali digitali delle copie analogiche formate e depositare
queste ultime presso la cancelleria della Corte (in tal senso, Cass. 14/07/2017,
n. 17450, cfr. Cass. 10/10/2017, n. 23668; Cass. 16/10/2017, n. 24292; Cass.
16/10/2017, n. 24347; Cass. 17/10/2017, n. 24422; Cass. 26/10/2017, n.
2

dell’impugnazione, e una copia della relazione di notifica del ricorso per via

25429; Cass. 09/11/2017, n. 26520; Cass. 09/11/2017, n. 26606; Cass.
09/11/2017, n. 26612; Cass. 09/11/2017, n. 26613).
L’art. 369 c.p.c., infatti,

pone un requisito autonomo di procedibilità del

ricorso, il cui mancato rispetto determina la conseguenza dettata dal
legislatore, indipendentemente dal fatto che il ricorso stesso si riveli poi

stessa ammissibilità. Ha affermato questa Corte che la previsione dell’onere di
deposito a pena di improcedibilità, entro il termine di cui al comma 1 stessa
norma, della copia della decisione impugnata con la relazione di notificazione,
è funzionale al riscontro della tempestività dell’esercizio del diritto di
impugnazione, il quale, una volta avvenuta la notificazione della sentenza, è
esercitabile soltanto con l’osservanza del cosiddetto termine breve.( Cass., sez.
un., 16 aprile 2009, n. 9005). Nell’ipotesi in cui il ricorrente, espressamente
od implicitamente, alleghi che la sentenza impugnata gli è stata notificata,
limitandosi a produrre una copia autentica della sentenza impugnata senza la
relata di notificazione, il ricorso per cassazione deve essere dichiarato
improcedibile, restando possibile evitare la declaratoria di improcedibilità
soltanto attraverso la produzione separata di una copia con la relata avvenuta
nel rispetto dell’art. 372 c.p.c., comma 2, purché entro il termine di cui all’art.
369 c.p.c., comma 1
L’improcedibilità può, quindi, essere evitata con un deposito successivo, purché
ciò avvenga entro il limite temporale di venti giorni dalla notifica del ricorso per
cassazione, termine entro il quale il ricorso deve essere depositato, dopo
essere stato notificato.
La mancanza del deposito dell’uno o dell’altro atto, anche se non eccepita,
deve essere rilevata d’ufficio dalla Corte.
Richiamati questi principi dì carattere generale, si può passare ad esaminare i
problemi specifici posti dall’applicazione dell’art. 369 c.p.c. quando nel
processo di merito la notifica della sentenza di appello sia avvenuta con
modalità telematiche.

3

tempestivo, ponendosi la procedibilità come verifica preliminare rispetto alla

Poiché il processo telematico non è stato esteso dal legislatore al giudizio di
cassazione, vi è la necessità di estrarre copie analogiche, cioè cartacee, degli
atti digitali.
D’altro canto, occorre tener conto dell’attuale limitata applicabilità nel giudizio
di cassazione delle disposizioni sul processo civile telematico (circoscritta alle

D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, art. 16, comma 10, convertito, con
modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221): se infatti presso le Corti di
merito le parti possono (anzi, devono) effettuare le loro produzioni con
modalità telematiche (cioè a dire con documenti in formato digitale), in sede di
legittimità la stessa attività postula, di necessità, la previa “conversione” dei
documenti digitali in formato analogico, e, quindi, qualora occorra dar prova
della tempestività del ricorso, esige il deposito di copie cartacee del messaggio
di posta elettronica certificata ricevuto e della relazione di notifica ad esso
allegata.
A disciplinare la descritta situazione ben si attaglia L. n. 53 del 1994, art. 9,
commi 1 bis , (come modificato dall’art. 16 quater del D.L.179/2012 ratione
temporis applicabile) secondo cui “qualora non si possa procedere al deposito
con modalità telematiche a norma dell’art. 3 bis, l’avvocato estrae copia su
supporto analogico del messaggio di posta elettronica certificata, dei suoi
allegati e della ricevuta di accettazione e di avvenuta consegna e ne attesta la
conformità ai documenti informatici da cui le copie sono tratte ai sensi del
D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82, art. 23, comma 1.”
Nella prospettiva del destinatario della notificazione telematica, l’applicazione
della trascritta disposizione impone, dunque, per soddisfare l’onere di
produzione stabilito dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, la estrazione di copie
analogiche del messaggio di posta elettronica certificata ricevuto e dei suoi
allegati (tra i quali è inclusa la relazione di notificazione), la redazione di
un’attestazione, sempre in forma cartacea, di conformità corredata da
sottoscrizione necessariamente autografa (e non digitale: Cass. 23/03/2017, n.
4

sole comunicazioni e notificazioni da parte delle cancelleria delle sezioni civili:

7443) e, infine, il deposito di tali documenti presso la cancelleria della Corte
entro il termine ad hoc fissato dal codice di rito.
Qualora, trascorsi venti giorni dalla notificazione del ricorso per cassazione non
siano state depositate le copie analogiche dei suddetti documenti digitali,
corredate dalla attestazione di conformità, nel senso sopra indicato, e qualora

controricorrente o non siano comunque agli atti, il ricorso è improcedibile.
Nel caso in esame è stata depositata una copia della sentenza impugnata e
copia della relativa notifica, ma la relata di notifica è priva di attestazione di
conformità ai documenti informatici da cui è tratta.
Ne deriva l’improcedibilità del ricorso.
Le spese di lite seguono la soccombenza e vanno liquidate in dispositivo
Ai sensi dell’art.13 comma 1 quater del DPR 115/2002, va dato atto della
sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente
principale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello
dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1-bis dello stesso art.13

P.Q.M.
Dichiara improcedibile il ricorso e condanna il ricorrente alle spese di lite che
liquida in C 3700,00 di cui C 200,00 per esborsi oltre accessori di legge, iva e
cap come per legge.
Ai sensi dell’art.13 comma 1 quater del DPR 115/2002, dà atto della
sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente,
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il
ricorso principale, a norma del comma 1-bis dello stesso art.13
Così deciso in Roma nella camera di consiglio dell’Il gennaio 2018

le stesse, con attestazione di conformità, non siano state depositate dal

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