Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18834 del 10/09/2020

Cassazione civile sez. VI, 10/09/2020, (ud. 06/07/2020, dep. 10/09/2020), n.18834

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – rel. Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29189-2018 proposto da:

A.E., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso

la CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato FILIPPO

AMATO;

– ricorrente –

contro

I.A., n.q. di erede del Sig. I.F.,

elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato LAURA FIRINU;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 98/2018 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 20/03/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 06/07/2020 dal Consigliere Relatore Dott. MARCHESE

GABRIELLA.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

la Corte di appello di Palermo ha rigettato il gravame interposto da A.E. avverso la decisione di primo grado che, a sua volta, aveva respinto la domanda di condanna al pagamento di Euro 42.753,63 a titolo di differenze di retribuzione;

a fondamento della domanda, la lavoratrice aveva dedotto di aver lavorato, con un orario maggiore di quello riconosciuto, anche in giorni festivi e con mansioni infermieristiche, in favore di M.M., I.A. e I.F. (quest’ultimo, rispettivamente, suocero e padre dei primi due) e, per detti titoli, rivendicava differenze di retribuzione;

la Corte di appello ha ritenuto contestati i fatti allegati dalla lavoratrice (o diversamente detto, ha escluso che i fatti dedotti dalla ricorrente non fossero stati contestati, in primo grado, dalla parte costituita) e ritenuto che le modalità del rapporto, come allegate, non avessero trovato conferma all’esito dell’espletata istruttoria, come già valutato dal Tribunale;

per la cassazione della decisione, ha proposto ricorso A.E., fondato su due motivi;

ha resistito, con controricorso, illustrato con memoria, I.A. nella qualità di erede di I.F. che, in via preliminare, ha posto questioni varie, in primo luogo relativamente alle modalità di notifica, in via telematica, dell’odierno ricorso;

la proposta del relatore è stata comunicata alle parti – unitamente al decreto di fissazione dell’udienza – ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.;

la parte controricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

preliminarmente, va disattesa l’eccezione relativa alla notificazione del ricorso, in relazione alla L. n. 53 del 1994, superata dalla predisposizione (e notifica) del controricorso, con

articolazione di difese nel merito, in virtù del generale principio

di sanatoria dei vizi degli atti processuali, per raggiungimento dello scopo ex art. 156 c.p.c., comma 3 (ex plurimis, Cass. n. 18402 del 2018);

quanto al ricorso, con il primo motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – è dedotta violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 416 c.p.c., per avere la Corte di appello valutato le prove orali e ritenuto non assolto l’onere probatorio gravante sulla ricorrente, senza considerare la non contestazione delle circostanze di fatto dedotte nell’atto introduttivo;

il motivo si arresta ad un rilievo di inammissibilità, per difetto di specificità;

la deduzione di violazione del principio di non contestazione imponeva la trascrizione, in ricorso, nelle parti salienti, degli atti sulla cui base la Corte di merito avrebbe dovuto ritenere provati, perchè non contestati, i fatti costitutivi del diritto alla maggiore retribuzione (cfr., in argomento, Cass. 20637 dei 2016);

è il caso di ribadire che, anche in presenza di errori di attività del giudice (quale è quello di specie, benchè denunciato sotto il profilo della violazione di legge anzichè sotto quello dell’error in procedendo), seppure la Corte di Cassazione sia giudice del fatto ed abbia il “potere-dovere” di esaminare direttamente gli atti di causa, è necessario che la parte ricorrente indichi puntualmente gli elementi individuanti e caratterizzanti il “fatto processuale” di cui si invoca il riesame e, quindi, è indispensabile che la censura presenti tutti i requisiti di ammissibilità e contenga, per il principio di specificità del ricorso, tutte le precisazioni e i riferimenti necessari a individuare la dedotta violazione processuale (ex plurimis, Cass., sez. un., n. 8077 del 2012; Cass. n. 896 del 2014);

con il secondo motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 – è dedotto omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti; la violazione dell’art. 115 c.p.c. è prospettata sotto il profilo dell’omesso esame di fatti decisivi;

anche il secondo motivo è inammissibile;

a tacer del fatto che le censure sono estranee al perimetro di applicazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, alla stregua degli enunciati di Cass., sez. un., nn. 8053 e 8054 del 2014, il vizio denunciato in rubrica è precluso in radice ex art. 348 ter c.p.c., a tenore del quale, allorquando la sentenza d’appello conferma la decisione di primo grado, il ricorso per Cassazione può essere proposto esclusivamente per i motivi di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1-2-3 e 4. La disposizione è applicabile ratione temporis ai giudizi di appello introdotti con ricorso depositato dall’11 settembre 2012 (D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 2); nel presente giudizio, l’atto di appello risulta iscritto nel 2016;

sulla base delle svolte argomentazioni, il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile, con le spese liquidate come da dispositivo;

deve altresì darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, del raddoppio del contributo unificato ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1-quater, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese di lite che liquida in Euro 4.000,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi oltre spese forfettarie nella misura del 15% e accessori, come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 6 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 10 settembre 2020

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