Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18816 del 16/07/2018


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Civile Sent. Sez. L Num. 18816 Anno 2018
Presidente: BRONZINI GIUSEPPE
Relatore: DE GREGORIO FEDERICO

SENTENZA

sul ricorso 20445-2013 proposto da:
SIELTE S.P.A. P.I. 03600700870, in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata
in ROMA, VIA COSTANTINO MORIN l, presso lo studio
dell’avvocato MASSIMILIANO SCARINGELLA, rappresentata
e difesa dall’avvocato NICOLA LANDI, giusta delega in
2018

atti;
– ricorrente –

1424
contro

TIZZANO DOMENICO;
– intimato –

Data pubblicazione: 16/07/2018

avverso

la

sentenza n.

3090/2013

della

CORTE

D’APPELLO di NAPOLI, depositata il 08/05/2013 r.g.n.
5010/2009;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 04/04/2018 dal Consigliere Dott. FEDERICO

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. IGNAZIO PATRONE, che ha concluso per
il rigetto del ricorso;
udito l’Avvocato MASSIMILIANO SCARINGELLA./vt

vv

PIPI

/Yì

C.,P‘4

C/

DE GREGORIO;

ud. 4-4-18 / r.g. n. 20445-13

FATTI di CAUSA
Con ricorso del 12/3/07 TIZZANO Domenico, dipendente della SIELTE con le mansioni di
impiantista/guardafili ed inquadramento nella V categoria del CCNL Metalmeccanici, esponeva di
essere stato posto in CIGS dal settembre 2000, per una serie di accordi sindacali e provvedimenti
ministeriali che, da ultimo, avevano autorizzato la collocazione in CIGS dei dipendenti SIELTE,
comunque sino a tutto il 31-12-05; che la sua collocazione in CIGS era illegittima per omessa
indicazione dei criteri di scelta dei lavoratori da sospendere e dei criteri di rotazione e per non

dipendenti interessati dalla sospensione. Adiva pertanto il giudice del lavoro di Napoli per
ottenere l’accertamento dell’illegittimità della collocazione in CIGS e la condanna della SIELTE
S.p.A. al pagamento della differenza tra retribuzione ordinaria ed il trattamento di integrazione
salariale percepito.
Con sentenza in data 11/6/08 la domanda veniva accolta, con la condanna della convenuta
società resistente pure al rimborso delle spese di lite.
Con ricorso depositato 27/5/06 la SIELTE S.p.A. appellava l’anzidetta pronuncia, deducendone
la erroneità per aver ritenuto illegittima la sospensione dell’appellato a causa della genericità ed
astrattezza dei criteri per l’individuazione dei lavoratori da sospendere e delle modalità di
attuazione della rotazione così come indicati dall’Azienda all’interno dei vari accordi succedutisi
nel tempo. Sosteneva che non risultavano controverse tra le parti, e comunque documentate, le
seguenti circostanze: la reale sussistenza dei motivi e presupposti per la procedura di mobilità e
per la CIGS, il collocamento in CIGS dei dipendenti SIELTE in via generalizzata su tutto il
territorio nazionale ed in relazione a tutte le strutture produttive, la chiusura del centro operativo
di Agnano, l’insussistenza di qualsiasi vizio riguardante la procedura disciplinata dall’art. 1 L.
223/91, art. 5 L. 164/75. In ordine ai criteri di individuazione del personale da sospendere, non
ricorreva il vizio denunziato, essendo stata la asserita genericità dei criteri di scelta, determinata
dal fatto di doverli applicare ai vari C.O. sparsi su tutto il territorio nazionale, per cui detti criteri
avrebbero dovuto essere calati nelle singole realtà locali. In via subordinata, la sentenza
impugnata non era condivisibile per lo meno in relazione agli accordi dell’8-1-02 e 25-1-05 che,
per tutta la loro durata temporale, avevano retto la sospensione degli appellati.
Concludeva, chiedendo, in riforma della gravata decisione, il rigetto della domanda attorea, o,
in subordine, in parziale accoglimento dell’appello, di ritenere legittima la sospensione
dell’appellato a far data almeno dall’8-1-02, ovvero, in via ulteriormente gradata, ritenerla
legittima per l’anno 2005, giusta il verbale di accordo nazionale del 26-1-05 e la sua
specificazione territoriale del 21-2-05.
La Corte di Appello di Napoli con sentenza n. 3090 in data 8 maggio 2013 rigettava l’interposto
gravame, osservando, in particolare, quanto agli accordi sindacali intervenuti per l’anno 2005,
che quello del 26-01-05, al contrario del precedente, indicava le ragioni di esclusione dalla
rotazione del personale impiegato in attività non più eseguite nei C.O., non più assegnatari delle
stesse, ma che presentava gli stessi vizi degli accordi precedenti circa la comunicazione di avvio
1

avere attuato la società resistente la dedotta rotazione applicata invece nei confronti di altri

ud. 4-4-48 / r.g. n. 20445-13

della procedura. «Contrariamente a quanto assunto dalla società appellante, pertanto, deve
(doveva) escludersi nel modo più categorico che tale ultimo accordo possa (potesse) aver avuto
efficacia sanante delle pregresse anomalie, sia perché privo di qualsiasi affetto retroattivo, sia
perché esso stesso affetto in parte da analoghi vizi».
SIELTE S.p.a. con atti del sei / 24 settembre 2013 ha proposto ricorso per cassazione, avverso
la pronuncia della Corte partenopea, con un unico motivo, lamentando violazione di legge e
omesso esame di un fatto decisivo per la controversia – omessa e/o insufficiente motivazione su
di un fatto decisivo per la controversia – ai sensi dell’art. 360 n. 3 e n. 5 c.p.c. per violazione

Secondo la ricorrente, tale ultimo accordo e la sua specificazione territoriale del 21.2.2005
rispettavano pienamente la legge n. 223, perché i diritti d’informativa sindacale erano stati
ampiamente garantiti, prevedendosi tanto il numero dei lavoratori da sospendere per ogni sede,
tanto che l’individuazione del personale sarebbe avvenuta nelle diverse unità produttive sulla
base delle effettive esigenze tecnico produttive e sarebbe stata oggetto di incontri con le RSU.
Inoltre, si prevedeva che la rotazione sarebbe avvenuta con cadenza trimestrale, con esclusione
del personale impiegatizio in considerazione delle esigenze di garantire la continuità delle
specifiche mansioni e del personale impegnato in attività rete tradizionale, non più assegnataria
di lavori dopo la gara con Telecom del 2011. Quanto al C.O. di Napoli ex Agnano, cantiere chiuso,
il richiamato verbale di incontro territoriale specificava che il personale da sospendere (tra cui il
ricorrente, addetto alla rete fissa) era stato individuato in base alle esigenze tecniche produttive
derivanti dalle mancate commesse della Telecom Italia, venute meno dal 2001 a seguito della
gara indetta dalla stessa Telecom. Perciò legittimamente il TIZZANO era stato sospeso, in quanto
addetto alla rete fissa di cantiere chiuso, sicché la sospensione aveva interessato anche l’attore
e perché lo stesso non poteva ruotare in relazione alle clausole dei citati accordi. Di conseguenza,
ad avviso delle SIELTE poiché era stato raggiunto un accordo sindacale veniva superato ogni
eventuale anomalia formale della procedura.
TIZZANO Domenico è rimasto intimato, mentre la società ricorrente ha poi depositato memoria
ex art. 378 c.p.c. (cui peraltro risultano allegati vari precedenti giurisprudenziali).

RAGIONI della DECISIONE
La Corte rileva, in via preliminare ed assorbente, che manca allo stato in atti (previo
accurato nuovo esame, all’esito della pubblica udienza, del fascicolo di ufficio e della
produzione di parte, nonché delle annotazioni al SIC fino alla data del 4 aprile 2018) l’avviso
di ricevimento di cui alla relata di notifica del ricorso de quo, risultante eseguita a mezzo
posta, e che il TIZZANO, come già sopra accennato, è rimasto qui intimato, non essendosi
costituito neanche con il deposito di una procura speciale ad un difensore per la
partecipazione all’udienza di discussione.

2

3

dell’art. 1, commi 7 e 8 della I. n. 223 del 1991 in relazione all’accordo sindacale del 26.01.2005.

ud. 4-4-18 / r.g. n. 20445-13

Pertanto, stante il difetto di avvenuta compiuta notificazione del ricorso, il contraddittorio
non può dirsi ritualmente instaurato nei confronti del TIZZANO, di guisa che l’impugnazione
risulta inammissibile.
Va, quindi, applicata la consolidata giurisprudenza, secondo la quale nel caso di processo
notificatorio, di cui non sia provato il perfezionamento, è inapplicabile la rinnovazione ex
art. 291 c.p.c. (peraltro neppure richiesta all’udienza del 4 aprile 2018, allorché il difensore

comparso per la ricorrente nemmeno ha depositato documentazione di sorta), rinnovazione
che invero presuppone invece l’invalidità della notifica, ad ogni modo eseguita, anche se
non osservando le disposizioni di rito, sicché pure il mero deposito del ricorso, sebbene
tempestivo, non comporta tuttavia di per sé l’instaurazione del rapporto processuale nei
confronti della controparte, se non a seguito di compiuta notifica, la quale poi a sua volta,
ove invalida, può essere regolarizzata mediante il rimedio della rinnovazione consentito
dall’art. 291 (cfr. in part. Cass. V civ. n. 26108 del 30/12/2015, la mancata produzione
dell’avviso di ricevimento comporta, non la mera nullità, ma la insussistenza della
conoscibilità legale dell’atto cui tende la notificazione -della quale, pertanto, non può essere
disposta la rinnovazione ai sensi dell’art. 291 cod. proc. civ. -con la conseguente
inammissibilità del ricorso medesimo, in quanto non può accertarsi l’effettiva e valida
costituzione del contraddittorio -in caso di mancata costituzione in giudizio della
controparte-, anche se risulti provata la tempestività dell’impugnazione- Cass. lav.
29.3.1995 n. 3764, II civ. 18.7.2003 n. 11257, I civ. 10.2.2005 n. 2722 con riferimento alla
notifica del ricorso per cassazione, V civ. 8.5.2006 n. 10506 con riferimento alla notifica
dell’atto di appello; vedi sez. lav. 24.7.2007 n. 16354. Peraltro, la parte interessata può
domandare di essere rimessa in termini, ai sensi dell’art. 184-bis cod. proc. civ. per il
deposito dell’avviso che affermi di non aver ricevuto, offrendo la prova documentale di
essersi tempestivamente attivata nel richiedere all’amministrazione postale un duplicato
dell’avviso stesso, secondo quanto previsto dall’art. 6, primo comma, della legge n. 890 del
1982. Parimenti, secondo Cass. Sez. Un. civ. n. 627 del 04/12/2007 – 14/01/2008: “- la
produzione dell’avviso di ricevimento del piego raccomandato contenente la copia del ricorso
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Ì

ud. 4-4-18 / r.g. n. 20445-13

per cassazione spedita per la notificazione a mezzo del servizio postale ai sensi dell’art. 149
c.p.c., o della raccomandata con la quale l’ufficiale giudiziario dà notizia al destinatario
dell’avvenuto compimento delle formalità di cui all’art. 140 cp.c., è richiesta dalla legge
esclusivamente in funzione della prova dell’intervenuto perfezionamento del procedimento
notificatorio e, dunque, dell’avvenuta instaurazione del contraddittorio; – in difetto di

parte dell’intimato il ricorso è inammissibile, non essendo consentita la concessione di un
termine per il deposito e non ricorrendo i presupposti per la rinnovazione della notificazione
ai sensi dell’art. 291 c.p.c.; – il difensore del ricorrente presente in udienza o all’adunanza
della corte in camera di consiglio può tuttavia domandare di essere rimesso in termini, ai
sensi dell’art. 180 bis c.p.c., per il deposito dell’avviso che affermi di non aver ricevuto,
offrendo la prova documentale di essersi tempestivamente attivato nel richiedere
all’amministrazione postale un duplicato dell’avviso stesso, secondo quanto previsto dalla L.
20 novembre 1982, n. 890, art. 6, comma 1”.
Cass. V civ. n. 19623 – 01/10/2015: in tema di ricorso per cassazione, la prova dell’avvenuto
perfezionamento della notifica dell’atto introduttivo, ai fini della sua ammissibilità, deve
essere data, tramite la produzione dell’avviso di ricevimento, entro l’udienza di discussione,
che non può essere rinviata per consentire all’impugnante di provvedere a tale deposito,
salvo che lo stesso ottenga la rimessione in termini, offrendo la prova documentale di essersi
tempestivamente attivato nel richiedere all’amministrazione postale, a norma dell’art. 6,
comma 1, della legge 20 novembre 1982, n. 890, un duplicato dell’avviso stesso.
V. altresì Cass. III civ. n. 9453 del 28/04/2011, secondo cui nell’ipotesi di omessa
produzione, all’udienza di discussione fissata ai sensi dell’art. 379 cod. proc. civ., dell’avviso
di ricevimento idoneo a comprovare il perfezionamento della notificazione eseguita a mezzo
del servizio postale ai sensi dell’art. 149 cod. proc. civ., non può essere accolta l’istanza di
mero rinvio, formulata dalla parte ricorrente al fine di provvedere a tale deposito, poiché il
differimento d’udienza si porrebbe in manifesta contraddizione con il principio costituzionale
della ragionevole durata del processo stabilito dall’art. 111 Cost. Pertanto, l’omessa
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produzione dell’avviso di ricevimento ed in mancanza di esercizio di attività difensiva da

ud. 4-4-18 / r.g. n. 20445-13

produzione determina in modo istantaneo ed irretrattabile l’effetto dell’inammissibilità
dell’impugnazione nonché il consolidamento del diritto della controparte a tale declaratoria.
In senso conforme, Cass. III civ. n. 14780 del 30/06/2014).
Peraltro, nonostante l’esito negativo del ricorso, con conseguente soccombenza, parte
ricorrente nulla deve, comunque, alla controparte, rimasta intimata, perciò senza aver

Nella specie, infine, alla stregua pure dell’anzidetta declaratoria è tuttavia applicabile l’art.
13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115/2002 (in tema di raddoppio del contributo unificato),
allorquando l’impugnazione venga disattesa, perché interamente infondata nel merito,
ovvero siccome inammissibile o improcedibile.
P.Q. M.
la Corte dichiara IMPROCEDIBILE il ricorso.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002, dà atto della sussistenza dei
presupposti per il versamento, da parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di
contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello
stesso articolo 13.
Così deciso in Roma, il 4 aprile 2018

IL PRESIDENTE

svolto alcuna difesa in proprio favore.

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