Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18812 del 16/07/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 18812 Anno 2018
Presidente: NAPOLETANO GIUSEPPE
Relatore: BLASUTTO DANIELA

ORDINANZA

sul ricorso 16182-2013 proposto da:
I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE C.F.
80078750587, in persona del Presidente e legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato
in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura
Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli
Avvocati ELISABETTA LANZETTA, FRANCESCA FERRAZZOLI,
CHERUBINA CIRIELLO, GIUSEPPINA GIANNICO, giusta
2018

delega in atti;
– ricorrente –

1212

contro

MICHELINI ANDREA, elettivamente domiciliato in ROMA,
VIALE DI VILLA PAMPHILI 59, presso lo studio

Data pubblicazione: 16/07/2018

dell’avvocato ANTONIO SALAFIA, rappresentato e difeso
dagli avvocati RENATO BIANCHINI, GUIDO BIANCHINI,
VITALIANA VITALETTI BIANCHINI, giusta delega in atti;
– controricorrente –

avverso la sentenza n. 37/2013 della CORTE D’APPELLO

di ANCONA, depositata il 29/01/2013 R.G.N. 602/2009.

R.G. 16182/2013

RILEVATO CHE
1. Il Michelini, dipendente dell’INPS con inquadramento in posizione C3, adiva
il Giudice del lavoro del Tribunale di Ancona, deducendo di avere svolto
mansioni corrispondenti alla superiore posizione C4 e di essere stato
ingiustamente collocato al 16 0 posto nella graduatoria relativa alla selezione
bandita nel giugno 2002 per dieci posti in posizione C4. L’INPS eccepiva che il

classificatasi all’ultimo posto utile, il decimo, nella graduatoria impugnata e
conseguentemente controinteressata laddove, in caso di accoglimento della
prospettazione del Michelini, avrebbe perso il diritto acquisito.
2. Il Giudice del lavoro del Tribunale di Ancona dichiarava inammissibili le
domande di disapplicazione della predetta graduatoria approvata il 10 ottobre
2003 e degli atti presupposti concernenti l’attribuzione dei punteggi ivi
recepiti; dichiarava inammissibile la domanda di accertamento del diritto
all’attribuzione del maggior punteggio preteso; dichiarava infine, in ragione
dell’espletamento di mansioni superiori (art. 52 d.lgs. n. 165/01), il diritto del
ricorrente alla corresponsione degli emolumenti retributivi corrispondenti alla
posizione ordinamentale C4 dal 15 dicembre 1999 al 31 gennaio 2006 con
accessori, ritenendo prescritte le pretese relative al periodo anteriore.
3. Con opposte impugnazioni, l’Istituto contestava che il Michelini avesse
diritto all’indennità di posizione, in difetto di conferimento formale della
posizione organizzativa. Il lavoratore deduceva in appello che la condanna
doveva essere estesa alle differenze retributive per lo svolgimento di mansioni
superiori anche successivamente al 31 gennaio 2006, data di presentazione
del ricorso introduttivo, fino al 22 ottobre 2008, data della pronuncia della
sentenza di primo grado.
4. La Corte di appello di Ancona , pronunciando sull’appello principale proposto
dal Michelini e sull’appello incidentale proposto dall’INPS, in riforma della
sentenza impugnata, confermata nel resto, ha esteso la condanna dell’Inps al
pagamento delle differenze retributive anche per il periodo dal 10 febbraio
2006 al 22 ottobre 2008 e ha rinviato

“le parti davanti al giudice per

l’integrazione del contraddittorio necessario sulla domanda separata nei
confronti di Egidio Lucrezia”.

La Corte territoriale ha osservato

preliminarmente che era “cessata la materia del contendere in ordine alla
domanda di accertamento del maggior punteggio e quelle ad essa collegate,
concernenti la disapplicazione dell’atto di approvazione della graduatoria e

ricorso non era stato notificato alla Egidio, litisconsorte necessaria, in quanto

R.G. 16182/2013

quelli presupposti specificamente intesi all’attribuzione dei singoli punteggi”,
osservando che era intervenuta “rinuncia” da interpretarsi come
riconoscimento dell’infondatezza della pretesa, con relativo assorbimento di
ogni questione relativa “al contraddittorio del soggetto classificatosi al decimo
posto nella graduatoria”. Ha poi respinto l’unico motivo di appello incidentale
dell’INPS, affermando che l’indennità di posizione organizzativa di cui all’art.
17 CCNL 1998/2001 doveva essere riconosciuta, posto che l’Istituto non aveva

C4, per cui non rilevava la eire0C31173 del mAdEntd e8riftr”trit8 delin
posizione organizzativa nelle forme previste dal successivo art. 18. Ha poi
affermato che doveva essere accolta la richiesta di condanna al pagamento
delle differenze maturate dal Michelini nel periodo successivo deposito del
ricorso di primo grado fino a data della decisione, in quanto non era stata
contestata la protrazione del rapporto e la maturazione di corrispondenti
emolu menti.

5. Per la cassazione di tale sentenza l’INPS ha proposto ricorso affidato a tre
motivi. Resiste con controricorso il Michelini.
CONSIDERATO CHE
1. Il primo motivo di appello denuncia nullità della sentenza in relazione agli
artt. 156 e 360 n. 4 c.p.c. per il contrasto insanabile tra il dispositivo, nella
parte in cui ha rimesso le parti dinanzi al primo giudice per l’integrazione del
contraddittorio nei confronti di Egidio Lucrezia, e la parte motiva della
sentenza nella parte in cui ha rilevato la cessazione della materia del
contendere in ordine a tutti i capi della domanda vertenti sulla graduatoria e
l’assorbimento di ogni questione anche relativa “al contraddittorio del soggetto
classificatosi al decimo posto della graduatoria” medesima.
2. Il secondo motivo denuncia violazione degli artt. 17 e 18 CCNL 1998/2001,
dell’art. 24 del medesimo CCNL, dell’Accordo quadro in materia di mansioni
superiori e dell’art. 36 Cost., per avere la Corte territoriale ritenuto che
l’indennità dì posizione spetti al personale

C4 indipendentemente

ddll’cittributidue di una posizione orgdnizzativd.
3. Il terzo motivo denuncia violazione dell’art. 2103 c.c. e vizio di motivazione,
violazione e falsa applicazione degli artt. 345 e 437 c.p.c., violazione dell’art.
112 c.p.c., per avere la Corte territoriale riconosciuto le differenze retributive
per svolgimento di mansioni superiori anche per il periodo compreso tra la
data del ricorso introduttivo e la sentenza di primo grado, pur in assenza di
qualsiasi domanda in primo grado. Difatti, solo in appello, e dunque

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contestato lo svolgimento di fatto di mansioni superiori, proprie della posizione

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tardivamente, il Michelini aveva avanzato tale pretesa. Peraltro, non erano
neppure stati dimostrati i presupposti di fatto e di diritto di tale estensione
della domanda.
4. Il ricorso è fondato nei termini che seguono.
5.

Sussiste un contrasto insanabile tra dispositivo e motivazione, che

determina la nullità della sentenza, ai sensi degli artt. 156 e 360 n. 4 cod.
proc. civ., nel caso in cui il provvedimento risulti inidoneo a consentire

ricostruire la statuizione del giudice attraverso il confronto tra motivazione e
dispositivo, mediante valutazioni di prevalenza di una delle affermazioni
contenute nella prima su altre di segno opposto presenti nel secondo (Cass.
15990 del 2014; v. pure Cass. n.16014 del 2017, n. 26077 del 2015).
5.1. Il contrasto insanabile della sentenza di appello è ravvisabile nella parte
in cui, nel dispositivo, è statuita la rimessione delle parti davanti al giudice di
primo grado per l’integrazione del contraddittorio sulla domanda che vedeva
come controinteressata Egidio Lucrezia, mentre nella motivazione si è dato
atto della cessazione della materia del contendere in ordine alla “domanda di
accertamento del maggior punteggio e quelle ad essa collegate, concernenti la
disapplicazione dell’atto di approvazione della graduatoria.., con relativo
assorbimento di ogni questione relativa al contraddittorio del soggetto
classificatosi al decimo posto nella graduatoria”. In parte qua la sentenza è
affetta da nullità.
6. Quanto al secondo motivo, che verte sul trattamento riconosciuto per
l’espletamento di mansioni superiori ex art. 52 d.lgs. n. 165/01, va osservato
che l’Istituto si duole del riconoscimento del diritto al pagamento, unitamente
alle differenze stipendiali tra il livello ricoperto (C3) e quello effettivamente
svolto (C4), degli emolumenti derivanti dall’indennità di posizione
organizzativa. L’Istituto sostiene che il personale inquadrato nella posizione
C4 non percepisce in via automatica, cioè per solo fatto di tale posizione
ordinamentale, la rivendicata indennità, per il cui pagamento occorre il
conferimento formale della posizione organizzativa, previo svolgimento di
apposita procedura concorsuale. Nella specie, il ricorrente non soltanto non
rivestiva la qualifica C4, ma neppure aveva conseguito una posizione
organizzativa.
6.1. Al riguardo, va considerato che con le recenti pronunce di questa Corte
n. 13453 e 13597 del 2016 sono state vagliate analoghe censure svolte
dall’Istituto. Questa Corte, nel rigettare il ricorso proposto dall’INPS, ha

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l’individuazione del concreto comando giudiziale, non essendo possibile

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rilevato che – alla stregua dell’accertamento di merito – al lavoratore era stato
assegnato l’incarico provvisorio di posizione organizzativa e che, ai fini della
spettanza delle differenze retributive per le espletate mansioni superiori, e
segnatamente dell’indennità di posizione organizzativa, era sufficiente che tale
posizione fosse stata istituita con la connessa responsabilità in capo al
funzionario.
6.2. Detti principi devono essere ribaditi, per le ragioni tutte indicate nella

art. 118 disp. att. cod. proc. civ..
6.3. Pertanto, in accoglimento del secondo motivo, la sentenza va cassata con
rinvio per un nuovo esame del merito, onde accertare, ai fini del trattamento
accessorio costituito dall’indennità di posizione, se nel periodo per il quale
sono state riconosciute le differenze retributive ex art. 52 d.lgs. n. 165/01, il
Michelini fosse stato assegnato, ancorché in difetto di un formale
provvedimento dell’Istituto, ad una specifica posizione organizzativa.
7. Anche il terzo motivo merita accoglimento. Il Giudice di appello ha dato atto
che l’estensione della condanna era stata chiesta per la prima volta in appello
(e non in primo grado, ancorché per effetto di emendatio libelli).
7.1. Nel rito del lavoro, la disciplina della fase introduttiva del giudizio – e a
maggior ragione quella del giudizio d’appello – risponde ad esigenze di ordine
pubblico attinenti al funzionamento stesso del processo, in aderenza ai principi
di immediatezza, oralità e concentrazione che lo informano, con la
conseguenza che, ai sensi dell’art. 437 cod. proc. civ., non sono ammesse
domande nuove, né modificazioni della domanda già proposta, sia con
riguardo al petitum che alla causa petendi, neppure nell’ipotesi di accettazione
del contraddittorio ad opera della controparte, e non è, pertanto, consentito
addurre in grado di appello, a sostegno della propria pretesa, fatti diversi da
quelli allegati in primo grado, anche quando il bene richiesto rimanga
immutato, essendo nella fase di appello precluse le modifiche (salvo quelle
meramente quantitative) che comportino anche solo una

emendatio libelli,

permessa solo all’udienza di discussione di primo grado, previa autorizzazione
del giudice e della ricorrenza dei gravi motivi previsti dalla legge (Cass. n.
17176 del 2014, 15886 del 2002, S.U. 7708 del 1993).
8. La sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio alla Corte di Appello
di Ancona, in diversa composizione, che procederà ad un nuovo esame della
domanda attenendosi ai principi di diritto sopra enunciati e provvedendo anche
sulle spese del giudizio di legittimità.

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motivazione delle sentenze sopra richiamate, da intendersi qui trascritte ex

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9. Tenuto conto dell’accoglimento del ricorso, non sussistono i presupposti
processuali per il raddoppio del contributo unificato, previsto dall’art. 13,
comma 1 quater, del d.P.R. 30 maggio, introdotto dall’art. 1, comma 17, della
legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità 2013).
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le
spese, alla Corte di appello di Ancona, in diversa composizione.

Così deciso nella Adunanza camerale del 21 marzo 2018

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