Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1881 del 28/01/2010

Cassazione civile sez. I, 28/01/2010, (ud. 23/10/2009, dep. 28/01/2010), n.1881

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITTORIA Paolo – Presidente –

Dott. FELICETTI Francesco – Consigliere –

Dott. CECCHERINI Aldo – rel. Consigliere –

Dott. BERNABAI Renato – Consigliere –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 16535/2008 proposto da:

C.V. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente domiciliata

in ROMA, P.ZZA FILATTIERA 49, presso l’avvocato MARTINELLI SIMONA,

rappresentata e difeso dall’avvocato CAVUOTO Carmen, giusta procura

in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA;

– intimato –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositati il

20/04/2007;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

23/10/2009 dal Consigliere Dott. ALDO CECCHERINI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

VELARDI Maurizio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con decreto 20 aprile 2007, la Corte d’appello di Roma, decidendo sulla domanda proposta dalla signora C.V., condannò il Ministero della giustizia a pagare, a titolo di equa riparazione per l’eccessiva durata di un processo, la somma di Euro 1.000,00 per un ritardo di circa otto mesi. La corte compensò le spese dei precedenti giudizi di merito e di cassazione, in considerazione del fatto che solo successivamente le Sezioni unite di questa corte avevano enunciato i principi applicabili alla fattispecie, e condannò l’amm.ne al pagamento del grado di rinvio.

Per la cassazione del decreto, non notificato, ricorre la signora C. con atto notificato in data 5 giugno 2008, con due mezzi d’impugnazione.

L’amministrazione non ha svolto difese.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo si censura il criterio di determinazione dell’equa riparazione commisurato al periodo di ritardo, invece che all’intera durata del giudizio.

Il mezzo è infondato, essendo giurisprudenza consolidata di questa corte che la precettività, per il giudice nazionale, dell’indirizzo della Corte europea dei diritti dell’uomo in tema di liquidazione dell’indennità per l’irragionevole durata del processo non concerne anche il profilo relativo al moltiplicatore della base annuale di calcolo, perchè, mentre per la CEDU l’importo in questione quantificato va moltiplicato per ogni anno di durata del procedimento (e non per ogni anno di ritardo), per il giudice nazionale è, sul punto, vincolante la L. n. 89 del 2001, art. 2, comma 3, lett. a), ai sensi del quale è influente solo il danno riferibile al periodo eccedente il termine ragionevole. Detta diversità di calcolo, peraltro, non tocca la complessiva attitudine della citata L. n. 89 del 2001, ad assicurare l’obiettivo di un serio ristoro per la lesione del diritto alla ragionevole durata del processo, e, dunque, non autorizza dubbi sulla compatibilità di tale norma con gli impegni internazionali assunti dalla Repubblica italiana mediante la ratifica della Convenzione europea e con il pieno riconoscimento, anche a livello costituzionale, del canone di cui all’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione medesima (art. 111 Cost., comma 2, nel testo fissato dalla legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2) (Cass. 13 aprile 2006 n. 8714; 23 aprile 2005 n. 8568).

Il secondo motivo censura per violazione dell’art. 91 c.p.c. (principio della condanna alle spese del soccombente) la compensazione delle spese giudiziali disposta nel decreto impugnato per i precedenti giudizi di merito di legittimità. Anche questo motivo – che peraltro ignora, e quindi non sottopone a censura, la specifica motivazione offerta sul punto dalla corte territoriale – è manifestamente infondato, avendo il giudice fatto applicazione dell’art. 92 cpv. c.p.c., che in deroga al principio della soccombenza consente al giudice di compensare le spese ricorrendo giusti motivi.

Il ricorso deve pertanto essere respinto. In mancanza di difese svolte dall’amministrazione non v’è luogo a pronuncia sulle spese.

P.Q.M.

La corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima della Corte Suprema di Cassazione, il 23 ottobre 2009.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2010

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA