Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18805 del 28/07/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 28/07/2017, (ud. 19/04/2017, dep.28/07/2017),  n. 18805

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIELLI Stefano – Presidente –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Consigliere –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. PERRINO Angelina Maria – rel. Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al numero 24395 del ruolo generale dell’anno

2013, proposto da:

Agenzia delle entrate, in persona del direttore pro tempore,

rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, negli

uffici della quale in Roma, alla via dei Portoghesi, n. 12, si

domicilia;

– ricorrente –

contro

s.r.l. Teken, in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentato e difeso, giusta procura speciale a margine del

controricorso, dagli avvocati Giuseppe Donati ed Ettore Romagnoli,

elettivamente domiciliatosi presso lo studio del secondo in Roma,

alla via Livio Andronico, n. 24;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale della Lombardia, sede di Brescia, sezione 66, depositata

in data 8 aprile 2013, n. 52/66/13.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

– l’Agenzia delle entrate ha accertato, previa instaurazione del contraddittorio endoprocedimentale, nei confronti della società maggiore materia imponibile ai fini iva, irap ed ires concernenti l’anno d’imposta 2004, scaturente dalle gravi incongruenze rispetto all’applicazione degli studi di settore;

– la contribuente ha impugnato il relativo avviso, ottenendone l’annullamento dalla Commissione tributaria provinciale;

– quella regionale ha respinto l’appello dell’Ufficio, affermando che è illegittimo l’accertamento basato esclusivamente sugli studi di settore, che integrano mera presunzione;

– contro questa sentenza propone ricorso l’Agenzia per ottenerne la cassazione, che articola in due motivi, cui la società reagisce con controricorso;

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

il primo motivo di ricorso, col quale si denuncia la violazione e falsa applicazione del D.L. n. 331 del 1993, art. 62 – sexies, come convertito, del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, e dell’art. 2697 c.c., è fondato alla luce del consolidato orientamento di questa Corte (Cass., sez. un., nn. 26635, 26636, 26637 e 26638/09), secondo cui il procedimento di accertamento standardizzato trova il proprio punto centrale nell’obbligatorietà del contraddittorio endoprocedimentale, che consente l’adeguamento degli standard alla concreta realtà economica del contribuente, determinando il passaggio dalla fase statica (gli standard come frutto dell’elaborazione statistica) alla fase dinamica dell’accertamento (l’applicazione degli standard al singolo destinatario dell’attività accertativa). Contraddittorio procedimentale, dello svolgimento del quale nessuna delle parti dubita;

– lo svolgimento del contraddittorio ha dunque propiziato la formazione di un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standard in sè considerati, ma, appunto, dalla valutazione delle controdeduzioni del contribuente cui essi sono applicati (in termini, fra varie, Cass. 6 agosto 2014, n. 17646; 31 gennaio 2014, n. 2223; 11 maggio 2013, n. 11633);

– a proposito di presunzioni e onere della prova vi è un problema interno di distribuzione dell’onere probatorio, di modo che l’apprezzamento in ordine alla gravità, precisione e concordanza degli indizi posti a fondamento dell’accertamento effettuato con metodo presuntivo attiene alla valutazione dei mezzi di prova. Valutazione, che nel caso in esame manca del tutto, essendo soltanto assertivo e quindi irrilevante il riferimento a non meglio specificati “vicissitudini societarie patite e…errori gestionali della passata dirigenza…”;

– la censura va accolta, con assorbimento del secondo motivo, col quale si deduce vizio di motivazione e la sentenza impugnata va cassata, con rinvio, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale della Lombardia in diversa composizione.

PQM

 

La Corte:

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale della Lombardia in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 19 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 luglio 2017

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