Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18803 del 12/07/2019

Cassazione civile sez. VI, 12/07/2019, (ud. 21/05/2019, dep. 12/07/2019), n.18803

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. SCALDAFFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. VALITUTTO Antonio – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24658-2018 proposto da:

I.E., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA SAN

SALVATORE IN CAMPO n. 33, presso lo studio dell’avvocato NICOLINA

GIUSEPPINA MUCCIO, rappresentato e difeso dall’avvocato NOEMI NAPPI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende, ope

legis;

– resistente –

avverso IL DECRETO n. 1523/2018 del TRIBUNALE DI LECCE, pubblicato il

4/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/5/2019 dal consigliere Dott.ssa Meloni Marina.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Tribunale di Lecce sezione specializzata per la protezione internazionale, con decreto in data 4/7/2018, ha confermato il provvedimento di rigetto pronunciato dalla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Lecce in ordine alle istanze avanzate da I.E. nato in Nigeria a Benin City il (OMISSIS), volte, in via gradata, ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato, il riconoscimento del diritto alla protezione sussidiaria ed il riconoscimento del diritto alla protezione umanitaria.

Il richiedente asilo proveniente dallo Stato della Nigeria, aveva riferito alla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Lecce di essere fuggito dal proprio paese in quanto coinvolto in un incidente stradale nel quale aveva investito un passante nonchè a causa di contrasti con il padre per via della sua fede cristiana. Pertanto era fuggito per paura di essere arrestato e condotto in prigione. Avverso il decreto del Tribunale di Lecce ha proposto ricorso per cassazione I.E. affidato a cinque motivi. Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso, il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3 e del D.Lgs n. 25 del 2008, art. 8 in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il Tribunale di Lecce ha ritenuto non credibile il suo racconto e violato il dovere di cooperazione istruttoria escludendo così i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato e del diritto alla protezione sussidiaria.

Con il secondo motivo di ricorso, il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis commi 9, 10 ed 11, come modificato dal D.L. 17 febbraio 2017, n. 13, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il Tribunale di Lecce, nonostante la espressa istanza del ricorrente, non aveva fissato l’udienza di comparizione delle parti sebbene mancante la videoregistrazione dell’audizione svoltasi davanti alla competente Commissione Territoriale.

Con il terzo motivo di ricorso, il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2,lett. E in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il Tribunale di Lecce non ha riconosciuto lo status di rifugiato.

Con il quarto motivo di ricorso, il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 2,lett. G ed D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il Tribunale di Lecce non ha riconosciuto il diritto alla protezione sussidiaria e non ha compiuto un’accurata indagine in riferimento all’art. 14, lett. C come prescritto dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8.

Con il quinto motivo di ricorso, il ricorrente denuncia vizio di motivazione e violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5,comma 6, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il Tribunale di Lecce non ha riconosciuto il diritto al permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Il ricorso è infondato e deve essere respinto in ordine a tutti i motivi. Il secondo motivo di ricorso, da trattarsi prioritariamente in ordine logico perchè attinente ad una questione di rito, è infondato e deve essere respinto in quanto risulta dal provvedimento impugnato che Il Tribunale territoriale, in mancanza della videoregistrazione delle dichiarazioni rese davanti alla competente Commissione Territoriale non eseguita per motivi tecnici, ha fissato e regolarmente tenuto l’udienza di comparizione delle parti in data 28/5/2018. Per quanto invece riguarda la richiesta di audizione del richiedente asilo da parte del giudice, in quanto mancante la videoregistrazione, è del tutto condivisibile e deve essere confermata la ordinanza del Tribunale nella parte in cui afferma che non sussiste alcun automatismo tra la mancanza di videoregistrazione e l’obbligo di ascolto del richiedente (Cass.sez.1 n.17717/18) per cui il Tribunale, dopo aver fissato l’udienza di comparizione delle parti ben può decidere di non procedere all’audizione del ricorrente se ritiene di poter decidere in base ai soli elementi contenuti nel fascicolo (e cioè il verbale o la trascrizione del colloquio personale) pur in assenza di videoregistrazione (v., in tal senso, Corte di giustizia dell’Unione Europea, 26 luglio 2017, causa C-348/16 Moussa Sacko contro Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Milano, p. 49).

Gli ulteriori motivi di ricorso da trattarsi congiuntamente sono parimenti infondati.

Il giudice territoriale non è venuto meno al dovere di cooperazione istruttoria di cui al D.Lgs n. 25 del 2008, art. 8,avendo semplicemente ritenuto, a monte, che i fatti lamentati e le vicende riferite dal ricorrente non siano credibili, sia pure nell’ambito dell’onere probatorio cd. attenuato. In particolare riferimento ai presupposti per la concessione dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria ex art. 14, lett. C), la sentenza impugnata oltre alle ragioni della ritenuta genericità ed illogicità del racconto esamina con particolare attenzione la situazione della zona di provenienza alla luce dei siti online maggioramente accreditati ((OMISSIS) e (OMISSIS)) e di conseguenza non ravvisa i presupposti per lo status di rifugiato e per la protezione sussidiaria ritenendo con motivazione coerente ed esaustiva che l’assenza di situazioni di violenza indiscriminata e diffusa e di un conflitto armato interno o internazionale nel paese d’origine escludano tale diritto. La censura si risolve quindi in una generica critica del ragionamento logico posto dal giudice di merito a base dell’interpretazione degli elementi probatori del processo e, in sostanza, nella richiesta di una diversa valutazione degli stessi, ipotesi integrante un vizio motivazionale non più proponibile in seguito alla modifica dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 apportata dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, convertito in L. n. 134 del 2012 (v.Cass., sez. un., n. 8053/2014).

In ordine poi al quinto motivo relativo alla protezione umanitaria oppure risultante da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato Italiano, in costanza dei quali lo straniero risulta titolare di un diritto soggettivo al rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari (Cass., sez. un., n. 19393/2009 e Cass., sez. un., n. 5059/2017), il giudice anche avvalendosi dei poteri di cooperazione istruttoria officiosa, così come previsto dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, ha escluso con accertamento di fatto insindacabile in questa sede situazioni di vulnerabilità inerenti a diritti umani fondamentali alle quali lo straniero sarebbe stato esposto in caso di suo rimpatrio, o l’esistenza di una situazione di pericolo legata alla situazione individuale dell’istante (Cass., sez. un., n. 19393/2009 e Cass., sez. un., n. 5059/2017) o infine l’esistenza di una situazione di particolare vulnerabilità del ricorrente. Il motivo risulta pertanto inammissibile in quanto del tutto generico: il ricorrente invero, a fronte della valutazione espressa con esaustiva indagine officiosa dalla Corte di merito (in sè evidentemente non rivalutabile in questa sede) circa la insussistenza nella specie di situazioni di vulnerabilità non ha neppure indicato se e quali ragioni di vulnerabilità avesse allegato, diverse da quelle esaminate nel provvedimento impugnato.

Il ricorso proposto deve pertanto essere respinto. Nulla per le spese in mancanza di controricorso.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Ricorrono i presupposti per l’applicazione del doppio contributo di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta sezione della Corte di Cassazione, il 21 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 12 luglio 2019

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