Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18801 del 16/07/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 18801 Anno 2018
Presidente: IACOBELLIS MARCELLO
Relatore: LA TORRE MARIA ENZA

ORDINANZA
sul ricorso 12558-2017 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. 06363391001, in persona del
Direttore pro tempore, domiciliata in ROMA, VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che la rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente contro
OTTAVIANO ETTORE;

– intimato avverso la sentenza n. 1433/18/2016 della COMMISSIONE
TRIBUTARIA REGIONAI.,E DI PALERMO SEZIONE
DISTACCATA di CATANIA, depositata il 13/04/2016;

Data pubblicazione: 16/07/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 15/03/2018 dal Consigliere Dott. MARIA ENZA LA

TORRE.

/i

Ric. 2017 n. 12558 sez. MT – ud. 15-03-2018
-2-

12558/1 7 , i,gemzia delle entrate ci O//ai/ano Eflore

Ritenuto che:
L’Agenzia delle entrate ricorre, con unico motivo, attinente violazione di legge, ricorrendo
l’ipotesi di esercizio lavoro autonomo (ragioniere), rientrante nella nozione comunitaria di
impresa e come tale esclusa dal beneficio ex art. 108 comma 3 e 288 TFUE, in relazione
alla decisione C2015-5549 Fina’ del 14/8/2015, nonché art. 1 comma 665 1. 190/2014, per

respinto l’appello dell’Ufficio su impugnazione del silenzio rifiuto sull’istanza di rimborso
di Ettore Ottaviano, ritenendo tempestiva l’istanza(presentata il 4.11.2008), e spettante il
rimborso, preso atto della mancata impugnazione del capo ella sentenza di primo grado che
aveva escluso il rimborso di somme a titolo di IVA.
Il contribuente è rimasto intimato.

Considerato che:
1. Va premesso che nel caso di specie trattasi di esercizio di lavoro autonomo, in relazione
alla professione svolta dal contribuente e data la richiesta di rimborso per Ilor e IVA (oltre
che Irpef), relativa a misura di sostegno in favore dei soggetti colpiti dal sisma del dicembre
1990 nelle province di Catania, Ragusa e Siracusa.
2.1.Questa Corte ha sul tema di recente affermato (Cass. Ord. nn. 29905 del 2017 e n.
3070 del 2018) che «la nozione euro-unitaria d’impresa include qualsiasi entità che eserciti
un’attività economica a prescindere dallo status giuridico di detta entità e dalle sue modalità
di finanziamento, laddove costituisce attività economica qualsiasi attività che consista
nell’offrire beni o servizi su un determinato mercato (Corte giustizia: 23/04/1991, Hofner
& Elser; 16/11 /1995, Federation pillicaise des socieles dassfirances; 11/1211997, ,Iob (:entre;
16/06/1987, Commissione vs. Italia; 01/07/2008, Motoe; 26/03/2009, Selex Sistemi
Integrati)»; che ciò «si raccorda sia con la normativa fiscale europea, laddove si stabilisce
che è soggetto passivo d’imposta sul valore aggiunto “chiunque esercita, in modo
indipendente e in qualsiasi luogo, un’attività economica, indipendentemente dallo scopo o
dai risultati di detta attività” (art. 9, par. 9, Direttiva L L n. 2006/112/CE; conf. art. 4,
Direttiva LT: n. 77/388/CE), sia con la normativa europea sugli appalti pubblici , laddove
si stabilisce che “i termini imprenditore, fornitore e prestatore di servizi designano una
persona fisica o giuridica o un ente pubblico o un raggruppamento di tali persone e/o enti
che offra sul mercato, rispettivamente la realizzazione di lavori c/o opere, prodotti e

1

la cassazione della sentenza della CIR della Sicilia, n. 1433/18/16 dep. 13.4.2016, che ha

servizi” (art. 1 par., 8, Direttiva VE, n. 2004/18/CE)»; che tale nozione è stata recepita
dalla decisione del 14/08/2015, C(2015) 5549 final, par. 134, della Commissione VE
laddove si afferma che i “soggetti che non svolgono attività economica (…) non vanno
considerati come imprese”»; e che «ciò significa che non importa neppure che l’attività
economica possa essere una libera professione regolamentata e che le prestazioni possano
essere intellettuali, tecniche o specialistiche (v. Commissione VE 30/01/1995, n.
95/188/CE; conf. Corte giustizia, 23/04/1991, Hoefner e 18/06/1998, Commissione vs.

2.2.Va, pertanto, considerata attività d’impresa quella svolta dal lavoratore autonomo, quale
è il contribuente in esame.
2.3.Ciò premesso, si osserva che lo svolgimento di un’attività di impresa costituisce, ai sensi
dell’art. 1, comma 665, prima parte, della legge n. 190 del 2014, limite all’applicabilità del
beneficio in esame. Il diritto al rimborso delle imposte versate per il triennio 1990-1992 in
misura superiore al 10 per cento, previsto dall’art. 9, comma 17, della legge n. 289 del 2002,
in favore dei «soggetti colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre 1990, che ha interessato le
province di Catania, Ragusa e Siracusa, individuati ai sensi dell’articolo 3 dell’ordinanza del
Ministro per il coordinamento della protezione civile 21 dicembre 1990, è espressamente
escluso per «quelli che svolgono attività d’impresa, per i quali l’applicazione
dell’agevolazione è sospesa nelle more della verifica della compatibilità del beneficio con
l’ordinamento dell’Unione europea», atteso che la Corte di giustizia nella sentenza del
17/07/2008, in causa C-132/06, aveva già rilevato l’incompatibilità delle disposizioni
condonistiche di cui alla legge n. 289 del 2002 con il sistema comune dellIVA, in quanto,
introducendo rilevanti differenze di trattamento tra i soggetti passivi sul territorio italiano,
alteravano il principio di neutralità fiscale.
2.4.0rbene, anche con riferimento al beneficio di cui all’art. 1, comma 665, prima parte,
legge n. 190 del 2014, la Commissione VE, con la decisione sopra richiamata ( confermata
dal Tribunale di primo grado UE, con sentenza del 26 gennaio 2018, vincolante per il
giudice nazionale, che deve darvi attuazione anche attraverso la disapplicazione delle norme
interne con essa contrastante – Cass. n. 15354 del 2014 e n. 22377 del 2017), ha stabilito, in
via generale, che «Le misure di aiuto di Stato in oggetto , che riducono tributi e contributi
dovuti da imprese in aree colpite da calamità naturali in Italia dal 1990 e cui l’Italia ha dato
effetto in maniera illegale in violazione dell’articolo 108, paragrafo 3, del trattato sul
funzionamento dell’Unione europea, sono incompatibili con il mercato interno», salvo che
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Italia)».

si tratti di «aiuto individuale» che, «al momento della sua concessione, soddisfa le
condizioni previste dal regolamento (CE) n. 1407/2013 o dal regolamento (CE) n.
717/2014», ovvero dei regolamenti che prevedono gli aiuti c.d. de minimis (art. 2 della
decisione) o che, «al momento della sua concessione, soddisfa le condizioni previste dal
regolamento adottato in applicazione dell’articolo 1 del regolamento (CE) n. 994/98» (del 7
maggio 1998, sull’applicazione degli articoli 92 e 93 lora 87 e 881 del trattato che istituisce la
Comunità europea a determinate categorie di aiuti di Stato orizzontali) «o da ogni altro

questo tipo di aiuti» (art. 3).
2.5.La Commissione L’E ha inoltre precisato che «una decisione negativa in merito ad un
regime di aiuti non pregiudica la possibilità che determinati vantaggi concessi nel quadro
dello stesso regime non costituiscano di per sé aiuti di Stato o configurino, interamente o
in parte, aiuti compatibili con il mercato interno (ad esempio perché il beneficio individuale
è concesso a soggetti che non svolgono un’attività economica e che pertanto non vanno
considerati come imprese oppure perché il beneficio individuale è in linea !coni il
regolamento) de minimis applicabile oppure perché il beneficio individuale è concesso in
conformità di un regime di aiuto approvato o un regolamento di esenzione)» (p. 134 della
“decisione”).
2.6.Alla luce di quanto sopra spetta al giudice di merito verificare in concreto che il
beneficio individuale sia in linea con il regolamento de minimis applicabile (arti. 2 e 3 dec.
cit.), “tenendo conto, in specie, che la regola de stabilendo una soglia di aiuto al di sotto
della quale l’art. 92, n. 1 TFUE, può considerarsi inapplicabile, costituisce un’eccezione alla
generale disciplina relativa agli aiuti di Stato, per modo che, quando la soglia dell’irrilevanza
dovesse essere superata, il beneficio dovrà essere negato nella sua interezza” (Cass., n.
22377/2017, cit.; conf. n. 29905/2017, cit.). Per il rispetto del principio de minimis, non
basta che l’importo chiesto in rimborso ed oggetto del singolo procedimento sia inferiore
alla soglia fissata del diritto dell’UE, dovendo invece la relativa prova riguardare
l’ammontare massimo totale dell’aiuto rientrante nella categoria de minimis su un periodo
di tre anni a decorrere dal momento del primo (Cass. scz. lav., 09/06/2017, n. 14465).
2.7. In difetto, va valutata la sussistenza delle condizioni che, secondo la ridetta decisione
della Commissione LE, fanno ritenere comunque compatibili gli aiuti in esame con il
mercato interno, ai sensi dell’art. 107, par. 2, lett. b) TFUE, ovvero che si tratti di “aiuti
destinati a compensare i danni causati da una calamità naturale” (par. 150, lett. b), dec. cit.),
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regime di aiuti approvato»), ma «fino a concorrenza dell’intensità massima pre- vista per

sempre che sussista “un nesso chiaro e diretto tra i danni subiti dalla singola impresa in
seguito alle calamità naturali in oggetto e l’aiuto di Stato concesso a norma delle misure in
esame” (par. 136 dec. cit.); il che presuppone necessariamente (ma non unicamente) che il
beneficiario abbia sede operativa nell’area colpita dalla calamità naturale al momento
dell’evento, e che sia evitata una sovracompensazione rispetto ai danni subiti dalla impresa,
scorporando dal danno accertato l’importo compensato da altre fonti (assicurative o da
altre misure di aiuto (par. 148 dec. cit.). La prova delle suddette circostanze è a carico del

n. 22377 del 2017), l’applicazione dello ius superveniens, rappresentato dalla vincolante
decisione della Commissione UE (sopravvenuta nel corso del giudizio di appello), e la sua
diretta incidenza sulla decisione della lite, nel determinare la cassazione della sentenza delle
commissione regionale, consentono alle parti l’esibizione, in sede di rinvio, di quei
documenti prima non ottenibili, ovvero l’accertamento di quei fatti che in base alla
precedente disciplina non erano indispensabili, ma che costituiscono il presupposto per
l’applicazione della nuova regola giuridica .
3. Alla stregua delle superiori considerazioni la sentenza impugnata va cassata con rinvio
alla CTR della Sicilia anche per la regolamentazione delle spese del presente giudizio di
legittimità.

P. Q.M.
Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla CTR della
Sicilia, in diversa composizione..
Roma, 15 marzo 2018

-2

Il

ente

soggetto che invoca il beneficio. In conformità con quanto affermato da questa Corte (Ord.

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