Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18801 del 12/07/2019

Cassazione civile sez. VI, 12/07/2019, (ud. 30/04/2019, dep. 12/07/2019), n.18801

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna – rel. Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32984-2018 proposto da:

C.S., T.G., in qualità di nonni materni del minore

R.M., e C.C., in qualità di zia materna del

minore R.M., elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA

CAVOUR, presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE,

rappresentati e difesi dall’avvocato FRANCESCO MIRAGLIA;

– ricorrenti –

contro

R.A., in proprio nonchè in qualità di genitore esercente

la responsabilità genitoriale sul minore R.M.,

elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato ETTORE GRENCI;

– controricorrente –

contro

PROCURATORE GENERALE PRESSO la CORTE D’APPELLO di BOLOGNA;

– intimato –

avverso il decreto n. R.G. 342/2018 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositato il 17/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 30/04/2019 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA

GIOVANNA C. SAMBITO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Tribunale per i Minorenni di Bologna disponeva l’affido del minore R.M., nato il 3.7.2007, rimasto orfano della madre il 4.12.2015, al padre R.A., presso cui era collocato dal luglio 2016, rigettando il ricorso dei nonni materni C.S. e T.G. e della zia materna C.C.. La Corte d’Appello di Bologna, adita con reclamo dei nonni e della zia, con decreto del 17.7.2018, confermava il provvedimento rilevando che: a) dall’approfondita istruzione compiuta dai servizi sociali (che si erano occupati del caso anche prima del decesso della madre), erano emersi atteggiamenti appropriativi della famiglia materna, indisponibile ad agevolare la relazione con il padre, il quale, per converso, si era dimostrato adeguato alla cura del figlio, al quale era legato da un affetto autentico; b) i rapporti col contesto materno erano stati sospesi per volere del minore. Avverso il suddetto provvedimento, propongono ricorso C.S., T.G. e C.C., con quattro motivi, ai quali il padre ha resistito con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Col proposto ricorso, si deducono i seguenti motivi: 1) violazione e falsa applicazione della convenzione di Strasburgo del 25.1.1996, art. 3, dell’art. 336 bis c.c. in punto di omessa preventiva informazione al minore sottoposto all’ascolto delle circostanze dell’esame ed alle conseguenze della decisione; 2) violazione dell’art. 112 c.p.c. e dell’art. 132c.p.c., n. 4 e dell’art. 118disp. att. c.p.c., degli artt. 24 e 111 Cost. per essersi la Corte sottratta all’obbligo di motivazione riguardo alla censura di violazione della Convenzione di Strasburgo, art. 3 e dell’art. 336 bis c.c.; 3) violazione dell’art. 112 c.p.c. e dell’art. 132c.p.c., n. 4 e dell’art. 118disp. att. c.p.c., degli artt. 24 e 111 Cost. per avere la Corte assunto una motivazione insufficiente e meramente apparente circa le censure avanzate da essi ricorrenti, ovvero violazione dell’art. 317 bis c.c. e dell’art. 8 CEDU; 4) violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. per non esser stata accertata con rigore la capacità genitoriale del padre, fondata su contraddittorie valutazioni dei servizi territoriali senza disporre la CTU, nonostante fosse stata richiesta.

2. Affermata, anzitutto, l’ammissibilità del ricorso straordinario nel procedimento de potestate in esame (cfr. Cass. SU n. 32359 del 2018), i primi due motivi, da valutarsi congiuntamente, sono inammissibili. E’ bensì vero, infatti, che l’art. 336 bis c.c., aggiunto dal D.Lgs. n. 154 del 2013, art. 53, dispone che, nei procedimenti che lo riguardano, il minore che abbia compiuto gli anni dodici, ovvero, se di età inferiore, sia comunque capace di discernimento debba essere ascoltato, ma tale adempimento è stato, appunto, compiuto e la contestazione dei ricorrenti circa le modalità di svolgimento di tale ascolto è del tutto apodittica e non autosufficiente essendo stata estrapolata una frase da un contesto ben più ampio (riportato in seno al controricorso, pag. 8 primo periodo). Resta da aggiungere che l’ascolto costituisce una tra le più rilevanti modalità di riconoscimento del diritto di ogni minore ad esprimere la propria opinione e le proprie opzioni nei procedimenti che lo riguardano, e che le propensioni manifestate dal bambino, su cui si è anche fondata la statuizione di primo grado, confermata in appello con adeguata motivazione, sono perciò a torto misconosciute dai nonni e dalla zia che ne hanno screditato il valore, ascrivendole, sbrigativamente, a sudditanza psicologica.

3. Gli altri due motivi, da trattarsi congiuntamente, vanno rigettati. Esclusa la nullità del decreto, essendo stato valutato il prioritario interesse del minore all’affidamento al padre ed essendo stato dato conto del sostegno alla ripresa dei contatti tra il bambino e la famiglia materna, va rilevato che le censure addebitano alla Corte d’Appello di aver ritenuto sufficienti le risultanze processuali, senza indagare, mediante la chiesta CTU (ritenuta dalla Corte meramente esplorativa e, dunque, superflua) sulle capacità del padre di farsi carico del figlio: il che è all’evidenza estraneo all’esatta interpretazione delle disposizioni invocate ed attiene al merito. Valga per tutte la seguente considerazione: in tanto può derogarsi all’affido ai genitori (nella specie al padre) e procedersi all’affido familiare, in quanto venga apprezzata l’impossibilità degli stessi di farsene carico, sicchè la legittimità dei provvedimenti in tale ambito sconta un previo giudizio di fatto circa l’idoneità genitoriale -il che è appunto ciò che i ricorrenti affermano esser stato condotto male- la cui valutazione è, tuttavia, rimessa al giudice del merito ed è estranea a questa sede di legittimità.

4. Non può sottacersi, peraltro, che, in base al nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, può esser dedotto col ricorso per cassazione l’ipotesi di “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”, con la conseguenza che, al di fuori dell’indicata omissione, il controllo della legittimità della motivazione rimane circoscritto al caso, qui non ricorrente, in cui difetti il requisito motivazionale nel suo contenuto “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, (Cass. SU n. 8053 del 2014).

5. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo. Trattandosi di processo esente, non trova applicazione il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna alle spese, che si liquidano in complessivi Euro 4.200,00, di cui Euro 100,00 per spese vive oltre accessori. Dispone che, in caso di diffusione del presente del presente provvedimento, siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi.

In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52, in quanto imposto dalla legge.

Così deciso in Roma, il 30 aprile 2019.

Depositato in Cancelleria il 12 luglio 2019

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