Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 188 del 09/01/2017

Cassazione civile, sez. II, 09/01/2017, (ud. 03/03/2016, dep.09/01/2017),  n. 188

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. ORICCHIO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 12395/2013 proposto da:

GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI, (OMISSIS),

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MEDICOL SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE MARESCIALLO PILSUDSKI 118,

presso lo studio dell’avvocato EMANUELA PAOLETTI, che lo rappresenta

e difende unitamente agli avvocati ANDREA MASSIMO ASTOLFI, PATRIZIO

MELPIGNANO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 214/2012 del TRIBUNALE DI RAVENNA sezione

distaccata di LUGO, depositata il 08/11/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

03/03/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIO ORICCHIO;

udito l’Avvocato SCARAMUCCI Avvocatura dello Stato, difensore del

ricorrente che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito l’Avvocato MELPIGNANO Patrizio, difensore del resistente che ha

chiesto di riportarsi al controricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CAPASSO Lucio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

La Medicol S.r.l. (già Casa di Cura Villa Giustina S.r.l.) ricorreva al Tribunale di Ravenna – Sezione Distaccata di Lugo proponendo opposizione, ai sensi del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 152 e D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 10, avverso l’ordinanza ingiunzione in data 2 febbraio 2012 del Garante per la protezione dei dati personali, con la quale era stato ingiunto il pagamento della somma di Euro 40 mila a titolo di sanzione amministrativa per omessa notificazione del trattamento di dati sensibili D.Lgs. n. 196 del 2003, ex art. 37, lett. b).

Costituitosi in giudizio il detto Garante chiedeva il rigetto della promossa opposizione.

L’adito Giudice di prime cure, con sentenza n. 214/2012, accoglieva l’opposizione svolta, annullando – per l’effetto – l’ordinanza impugnata.

Per la cassazione della suddetta decisione ricorre il Garante con atto affidato ad un unico motivo.

Resiste con controricorso la società intimata, che ha depositato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1.- Con l’unico motivo del ricorso si censura il vizio di “violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 37, comma 1, lett. b), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Viene, nella sostanza contestata la gravata decisione, in particolare con riferimento al suo decisivo profilo motivazionale per cui “l’art. 37 L. privacy stabilisce obbligo notifica non con generico riferimento al trattamento dei dati a fini di prestazioni di servizi sanitari, bensì in modo puntuale” e, quindi, col conseguente effetto che non sarebbero dovute notifiche per trattamenti dati fuori elencazione precisa data dalla legge ovvero, come nell’ipotesi per cui è giudizio.

Ovvero, ancora, secondo la prospettazione della impugnata sentenza contestata col motivo del ricorso, allorchè “la rilevazione dei dati sarebbe attività accessoria a obbligazione sanitaria vera e propria”, con obbligo della notifica solo per rilevazione dati svolta in via principale e per scopi evidentemente scientifici.

Gli assunti di cui alla decisione gravata non possono essere, in quanto erronei, condivisi.

Il motivo in esame appare, al riguardo, fondato.

Fulcro della decisione è, senza dubbio, la corretta interpretazione del citato art. 37.

E’ opportuno, per comodità di discorso, trascrivere integralmente il testo dell’art. 37, comma 1, lett. b), del codice della privacy, alla cui stregua vanno notificati al Garante i trattamenti dei “dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, trattati a fini di procreazione assistita, prestazione di servizi sanitari per via telematica relativi a banche di dati o alla fornitura di beni, indagini epidemiologiche, rilevazione di malattie mentali, infettive e diffusive, sieropositività, trapianto di organi e tessuti e monitoraggio della spesa sanitaria”.

La semplice lettura del testo ora riportato rende palese che la corretta interpretazione della norma, giustamente invocata dalla parte ricorrente, ma disattesa dalla impugnata sentenza, giustifica -nella fattispecie – la dovuta giustifica del trattamento dei dati.

In altre parole ed a differenza di quanto sostenuto con la gravata decisione la doverosità, nell’ipotesi, della dovuta notifica del trattamento dei dati non può ritenersi onere conseguente ad una interpretazione estensiva, ma, al contrario, ad una corretta interpretazione letterale, fondata, come prescritto dall’art. 12 preleggi, sul significato proprio delle parole e, precisamente, della parola “rilevazione”, ossia atto (e risultato dell’atto) del rilevare.

E’ del tutto arbitraria, insomma, la pretesa di operare una interpretazione restrittiva leggendo la parola “rilevazione”, nel testo sopra trascritto, come “indagine conoscitiva”, quasi che la stessa fosse seguita dall’aggettivo “epidemiologica” o dall’aggettivo “statistica”.

Manifesta riprova di quanto qui si sostiene è, del resto, la circostanza che nell’elenco delle finalità dei trattamenti dei dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale a cui la norma collega l’obbligo di notifica al Garante è inclusa anche la finalità delle “indagini epidemiologiche”, come finalità diversa – ed autonomamente idonea a far insorgere l’obbligo della notifica al Garante, quali che siano le patologie oggetto delle indagini stesse – rispetto a quella della “rilevazione di malattie mentali, infettive e diffusive, sieropositività”.

Può ancora osservarsi che non si rinvengono motivi ostativi a quanto innanzi affermato nelle precisazioni sulle notificazioni in ambito sanitario diffuse dal Garante con documento del 26.4.04, laddove, a commento dell’esonero dall’ obbligo di notificazione disposto con la Delib. Garante 31 marzo 2004, n. 1, in relazione ai trattamenti di dati effettuati da esercenti le professioni sanitarie, si legge: “Per quanto riguarda poi le malattie mentali, infettive e diffusive, il trattamento da notificare è solo quello effettuato “a fini di.. rilevazione…” di tali patologie. Questa circostanza ricorre nel caso di insiemi organizzati di informazioni, su tali aspetti – di cui sono spesso gestori strutture, anzichè persone fisiche – e non anche in caso di episodi occasionali di diagnosi e cura che riguardano un singolo professionista (oppure nei casi in cui, presso un comune, occorre adottare in conformità alla legge un provvedimento che dispone un trattamento sanitario obbligatorio)”.

Al riguardo il Collegio rileva che tale testo supporta ulteriormente quanto innanzi affermato e ritenuto.

Da un lato, infatti, la nozione, ivi enunciata, di “insiemi organizzati di informazioni su tali aspetti” ben può essere riferita alle banche dati dei pazienti delle strutture sanitarie in cui confluiscano, con gli altri dati idonei a rivelare lo stato di salute, anche quelli trattati per rilevare la presenza di malattie infettive e diffusive o la sieropositività;

d’altro lato, il rilievo testuale che la circostanza della finalizzazione del trattamento alla rilevazione non ricorre “in caso di episodi occasionali di diagnosi e cura che riguardano un singolo professionista” conferma che essa invece ricorre, anche nell’interpretazione della legge seguita dal Garante, nel caso “di insiemi organizzati di informazioni su tali aspetti – di cui sono spesso gestori strutture, anzichè persone fisiche”; caso in cui rientra quello delle banche dati delle cliniche in cui confluiscano dati trattati per rilevare malattie mentali, infettive e diffusive.

2.- In conclusione, alla stregua di quanto innanzi esposto e ritenuto, l’affermata fondatezza del motivo comporta accoglimento del ricorso con conseguente cassazione dell’impugnata sentenza.

Decidendo nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., va, quindi, rigettata la proposta opposizione.

3.- Sussistono validi motivi per compensare integralmente le spese, attesa la controvertibilità ed il carattere innovativo della questione esaminata.

PQM

La Corte:

accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e decidendo nel merito, rigetta l’opposizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 3 marzo 2016.

Depositato in Cancelleria il 9 gennaio 2017

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