Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18796 del 28/07/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. trib., 28/07/2017, (ud. 19/04/2017, dep.28/07/2017),  n. 18796

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIELLI Stefano – Presidente –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Consigliere –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 11049/2012 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata ex lege in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

Consorzio Santa Maria di Patarillo, rappresentata e difesa dall’Avv.

Alessandra Stasi, con domicilio eletto presso l’Avv. Luigi Marsico,

in Roma, viale Regina Margherita, n. 262, giusta procura speciale a

margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Puglia sez. staccata di Foggia, del 24/01/2012, depositata il 14

febbraio 2012.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 19 aprile

2017 dal Consigliere Fuochi Tinarelli Giuseppe.

Letta la memoria dell’Avv. Alessandra Stasi che insiste per il

rigetto del ricorso.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

CHE:

– l’Agenzia delle entrate ricorre avverso la decisione emessa dalla CTR della Puglia, che ha ritenuto corretta la non assoggettabilità ad Iva delle quote dei contributi corrisposti dai consorziati al Consorzio Santa Maria di Patarillo per la realizzazione delle opere di urbanizzazione di attuazione del piano di lottizzazione, assumendo con due motivi:

(a) violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 1,3 e 4, nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa fatti controversi in giudizio per aver escluso la natura commerciale del consorzio di urbanizzazione in quanto associazione non riconosciuta senza fini di lucro;

(b) violazione e falsa applicazione degli artt. 1704 e 1705 c.c. e D.P.R. n. 600 del 1973, art. 3, nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa fatti controversi in giudizio per aver ritenuto il rapporto tra consorziati e consorzio inquadrabile nel mandato con rappresentanza;

– il Consorzio chiede, in via subordinata, la rimessione alla Corte di Giustizia ex art. 267 TFUE;

– preliminarmente va rilevato che la congiunta indicazione dei vizi di violazione di legge e di motivazione nel primo motivo non ne determina l’inammissibilità, restando le doglianze, nella successiva articolazione, distintamente trattate;

– è poi fondata la lamentata violazione di legge: va evidenziato che questa Corte ha già avuto modo di chiarire che i consorzi volontari di urbanizzazione, inclusi tra i soggetti che possono effettuare esercizio di impresa D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 4, comma 2, n. 2, svolgono un’attività esterna nei confronti dei terzi che ne connota la qualità di imprenditore, sicchè hanno l’obbligo di istituire una regolare contabilità fiscale e di emettere fatture relative ai compensi percepiti dai consorziati ed assumono rilevanza fiscale anche i contributi versati dai consoci, che si configurano come corrispettivi di specifiche prestazioni di servizi, come tali rilevanti ai fini dell’applicazione dell’IVA, ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 3, (Cass. n. 9224 del 2008; Cass. n. 18681 del 2010; Cass. n. 18796 del 2010; Cass. n. 667 del 2014);

– del resto tali versamenti trovano un rapporto di sinallagmaticità nella corresponsione degli oneri di urbanizzazione, a cui risponde l’assegnazione in proprietà del Comune delle opere realizzate dal Consorzio stesso;

– ne deriva che non vi è ragione di rimettere la controversia ex art. 267 TFUE alla Corte di Giustizia, attesa la natura commerciale dell’attività svolta dal Consorzio;

– resta quindi assorbita la doglianza per vizi motivazionali;

– quanto al secondo motivo le doglianze, pur congiuntamente indicate come violazione di legge e vizio motivazionale, vanno unitariamente qualificate, per come articolate, come violazione di legge non consentendo i dati fattuali, come definiti ed accertati dal giudice di merito, la riconduzione della fattispecie alla nozione legale di mandato con rappresentanza;

– la CTR, infatti, ha accertato che, per l’art. 2 dello Statuto, il Consorzio ha “per scopo la realizzazione della volumetria residenziale e delle relative opere di urbanizzazione… le opere di urbanizzazione e di interesse comune saranno eseguite direttamente dal Consorzio in economia e/o a mezzo di appalti”; nella convenzione con il Comune, inoltre, “il Consorzio si obbligava ad eseguire direttamente a proprie, integrale cura e spese… le opere di urbanizzazione primaria… che diverranno senza alcun corrispettivo di proprietà del Comune non appena ultimate e collaudate”;

– ne deriva che il Consorzio, da un lato, ha agito direttamente e in proprio nome e, dall’altro, non ha avuto conferito il potere di agire in nome dei consorziati, sicchè la fattispecie resta regolata dall’art. 1705 c.c. e non dall’art. 1704 c.c.;

– a tal fine non rileva, poi, che i consorzi di urbanizzazione possano essere regolati, per i rapporti interni, dalle norme sulla comunione, trattandosi in realtà di figure atipiche, che, essendo caratterizzate dall’esistenza di una stabile organizzazione di soggetti, funzionale al raggiungimento di uno scopo non lucrativo, presentano i caratteri delle associazioni non riconosciute, la cui fonte primaria di disciplina è costituita dall’accordo delle parti (v. Cass. n. 7427 del 2012) e, dunque, in primo luogo, dalle norme statutarie;

– nè rileva che i terzi, sottoscrittori dei contratti di appalto con il Consorzio, fossero a conoscenza che il Consorzio operava per i consorziati, trattandosi di condizione irrilevante ai sensi dell’art. 1705 c.c. (“Il mandatario che agisce in proprio nome acquista i diritti e assume gli obblighi derivanti dagli atti compiuti con i terzi, anche se questi hanno avuto conoscenza del mandato”);

– in accoglimento del ricorso la sentenza va cassata e, non essendovi necessità di ulteriori accertamenti in fatto, va respinto il ricorso introduttivo del contribuente, con esclusione dell’irrogazione delle sanzioni sulla cui non debenza si è già formato il giudicato;

– per il complessivo svolgersi della vicenda processuale le spese del giudizio di merito vanno compensate, mentre le spese del giudizio di legittimità vanno poste a carico del controricorrente.

PQM

 

La Corte in accoglimento del ricorso cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo del contribuente, con esclusione della non debenza delle sanzioni. Condanna la parte soccombente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 10.000,00 per compensi, oltre accessori di legge e spese prenotate a debito. Compensa le spese dei gradi di merito.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza Camerale, il 19 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 luglio 2017

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA