Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18791 del 28/07/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 28/07/2017, (ud. 20/01/2017, dep.28/07/2017),  n. 18791

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – rel. Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 10809-2013 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo. rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

M.A.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 70/2011 della COMM. TRIB. REG. delle Marche,

depositata il 07/03/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

20/01/2017 dal Consigliere Dott. ESPOSITO ANTONIO FRANCESCO;

udito per il ricorrente l’Avvocato GAROFOLI che ha chiesto

l’accoglimento;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SORRENTINO FEDERICO che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. M.A. proponeva ricorso dinanzi alla C.T.P. di Ascoli Piceno avverso l’avviso di accertamento con il quale venivano accertati maggiori ricavi e liquidate maggiori imposte IRPEF, IVA e IRAP per l’anno 2004, in relazione alla vendita di due immobili ad un prezzo ritenuto dall’Agenzia delle entrate inferiore a quello di acquisto.

2. La commissione tributaria adita respingeva il ricorso.

3. Proposto appello dal contribuente, la C.T.R. delle Marche, con sentenza del 7 marzo 2011, in accoglimento del gravame, dichiarava l’invalidità dell’avviso di accertamento impugnato.

Rilevava il giudice di appello che per uno dei due immobili venduti il contribuente aveva realizzato un guadagno, mentre per l’altro immobile appariva comunque giustificata la cessione ad un prezzo inferiore a quello di acquisto. Osservava, inoltre, che l’Agenzia delle entrate aveva violato il disposto dell’art. 7. stat. contrib., non avendo allegato all’avviso di accertamento gli atti dallo stesso richiamati.

4. Avverso detta pronuncia l’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, sulla base di due motivi.

5. L’intimato non ha svolto difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso l’Agenzia delle entrate deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42,comma 2, come modificato dal D.Lgs. n. 32 del 2001, art. 1, e dell’art. 7 stat. contrib., per avere la C.T.R. ritenuto illegittimo l’avviso di accertamento in quanto non erano stati allegati gli atti da esso richiamati.

Il motivo è fondato.

Per pacifica giurisprudenza, l’obbligo di motivazione degli atti tributari può essere adempiuto anche per relationem, ovverosia mediante il riferimento ad elementi di fatto risultanti da altri atti o documenti, a condizione che questi ultimi siano allegati all’atto notificato ovvero che lo stesso ne riproduca il contenuto essenziale, per tale dovendosi intendere l’insieme di quelle parti (oggetto, contenuto e destinatari) dell’atto o del documento che risultino necessarie e sufficienti per sostenere il contenuto del provvedimento adottato, e la cui indicazione consente al contribuente, e al giudice in sede di eventuale sindacato giurisdizionale, di individuare i luoghi specifici dell’atto richiamato nei quali risiedono quelle parti del discorso che formano gli elementi della motivazione del provvedimento, di talchè il difetto di allegazione o specifica riproduzione dei documenti richiamati nel provvedimento deve ritenersi invalidante dell’avviso di accertamento (ex multis, Cass. n. 9032 del 2013).

Nella specie, nella motivazione dell’avviso di accertamento, trascritta in ricorso in ossequio al principio di autosufficienza, è riprodotto il contenuto essenziale dei documenti sui quali esso si fonda, essendo stati riportati gli importi dei mutui erogati agli acquirenti degli immobili venduti dal contribuente, nonchè i dati relativi ai valori forniti dall’Osservatorio del mercato immobiliare (O.M.I.) dell’Agenzia del Territorio per l’anno e la zona di riferimento.

2. Con il secondo motivo la ricorrente deduce insufficiente motivazione su un fatto decisivo e controverso per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, per non avere la C.T.R. adeguatamente motivato in riferimento agli elementi probatori addotti dall’Ufficio a sostegno della legittimità dell’avviso di accertamento.

Il motivo è fondato.

La C.T.R. si è limitata a rilevare che nella vendita di uno dei due immobili il contribuente aveva realizzato un guadagno, mentre per l’altro immobile ha ritenuto giustificata – sulla base di considerazioni non supportate da oggettivi riscontri – la cessione ad un prezzo inferiore a quello di acquisto, senza esprimere alcuna valutazione in merito alle specifiche deduzioni formulate dall’Ufficio, che aveva posto in evidenza la condotta antieconomica del contribuente, non giustificata da carenza di liquidità, nonchè la circostanza che il valore dei mutui contratti, come pure i valori O.M.I., fossero superiori al prezzo di vendita degli immobili.

La motivazione della sentenza impugnata si palesa, dunque, insufficiente, non avendo dato conto dei significativi elementi addotti dall’Ufficio.

3. In conclusione, il ricorso deve essere accolto e la sentenza impugnata cassata, con rinvio alla C.T.R. delle Marche in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

PQM

 

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale delle Marche in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 9 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 luglio 2017

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