Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18761 del 13/07/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Ord. Sez. 6 Num. 18761 Anno 2018
Presidente: SCALDAFERRI ANDREA
Relatore: DE CHIARA CARLO

ORDINANZA
sul ricorso 11154-2017 proposto da:
PA(TJI J TR ADE SRL. PACELLI SRL, in persona dei rispettivi
legIi raPpreclitAfin pro ternpnre-, vieti-Ivan-lente domiellime

ROM

PIAZZA CAVOUR, presso la COWIE DI CASSAZIONE,
rappresentate e difese dell’avvocato CARLO DI NANNI;
– ricorrenti contro
BANCO DI NAPOLI SPA, in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA SAN ERASMO
19, presso Io studio dell’avvocato DILETTA BOCCHINI,
rappresentata e difesa dall’avvocato NAZZARENO LANNI;
– controricorrente contro

Data pubblicazione: 13/07/2018

FALLIMENTO PACELLI SRL, FALLIMENTO PACELLI TRADE
SRL, PROCURATORE GENERALF. PRESSO LA CORTE
D’APPELLO DI NAPOLI;

intimati

NAPOLI, depositata il 22/03/2017;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 15/05/2018 dal Consigliere Dott. CARLO DE
CHIARA.

FATTI DI CAUSA
La Corte d’appello di Napoli ha rigettato i reclami riuniti
proposti da Pacelli s.r.l. e Pacchi Trade s.r.l. avverso le due sentenze
con cui il Tribunale di Benevento aveva dichiarato il loro fallimento,
nonché avverso il decreto del medesimo Tribunale dichiarativo della
inammissibilità della proposta di concordato di gruppo presentata nel
marzo 2014 dalle predette società, cui aveva aderito poi anche la
Mobili Pacelli s.n.c. nel maggio 2015.
Il reclamo avverso il decreto di inammissibilità del concordato
c.d. di gruppo è stato respinto richiamando la giurisprudenza di
legittimità che non riconosce l’ammissibilità di una tale forma di
concordato (Cass. n. 20559/2015).
In relazione alle sentenze dichiarative di fallimento, la Corte ha
innanzitutto rigettato l’eccezione d’incompetenza territoriale sollevata
da Pacelli s.r.1., secondo la quale la competenza doveva radicarsi non
già presso il Tribunale di Benevento, bensì presso il Tribunale di
Firenze ove si trovava la sede legale della società. Ha infatti ritenuto
che la competenza territoriale apparteneva sicuramente al primo
giudice, il quale, in applicazione del principio giurisprudenziale
Ric. 2017 n. 11154 sez. M1 – ud. 15-05-2018
-2-

avverso la sentenza n. 68/2017 della CORTE D’APPELLO di

secondo cui la competenza spetta al tribunale del luogo ove è situata la
sede effettiva dell’impresa, aveva desunto che questa fosse situata a
Benevento dalle stesse affermazioni — successivamente non smentite
né contraddette — rese dalla reclamante, la quale nella procedura di
concordato aveva infatti dichiarato che «l’attività decisionale e

Telesino (BN)” e … il centro d’affari, la direzione, gli uffici
amministrativi ed i depositi di entrambe le società hanno sede effettiva,
e quindi “sede principale” (art. 9 1.f.) in San Salvatore Telesino (BN)»).
La Corte ha altresì rigettato il motivo di reclamo con cui le
societirt asserivano che la mancata comparizione del creditore istante
Banco di Napoli s.p.a. all’udienza di discussione del 3 aprile 2016
doveva intendersi come rinuncia al ricorso, giacché, da un punto di
vista teorico, non sussiste alcun automatismo tra le due circostanze e,
da un punto di vista pratico, non era stato allegato né provato dalla
reclamante alcun elemento concreto che consentisse di interpretare la
predetta assenza come rinuncia tacita all’istanza di fallimento.
Quanto, poi, alla deduzione delle reclamanti secondo cui il
Tribunale non avrebbe potuto procedere alla dichiarazione di
fallimento perché il credito posto a fondamento della relativa istanza —
fondato su un decreto ingiuntivo concesso in base a estratto di
saldaconto bancario a norma dell’art. 50 T.U.B. — era contestato, la
Corte territoriale ha rilevato che: non è affatto necessario un
accertamento definitivo del credito per proporre il ricorso fallimentare;
in ogni caso, la difesa della reclamante sul punto era stata generica,
giacché non erano stati forniti elementi da cui desumere la possibile
revoca del provvedimento monitorio; la stessa società istante, inoltre,
aveva riconosciuto, nella proposta di concordato, l’esistenza del suo
debito nei confronti del Banco di Napoli s.p.a.
Ric. 2017 n. 11154 sez. M1 – ud. 15-05-2018
-3-

direzionale del gruppo viene effettivamente svolta in San Salvatore

Quanto, infine, al motivo di reclamo concernente la
contestazione dello stato di insolvenza, la Corte d’appello ha osservato
che non era stato addotto alcun elemento concreto da cui desumere la
sussistenza di liquidità sufficienti ad estinguere il credito vantato
dall’istituto di credito e quelli degli altri creditori.

ricorso per cassazione con cinque motivi, cui ha resistito con
controricorso il Banco di Napoli.
Entrambe le parti hanno anche presentato memorie.

RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Il primo motivo di ricorso, con cui si ripropone la tesi
dell’ammissibilità del concordato di gruppo, è infondato, dovendosi
ribadire il principio, già affermato da questa Corte, secondo cui tale
forma di concordato non è proponibile, innanzi al medesimo tribunale,
in assenza di una disciplina positiva che si occupi di regolarne la
competenza, le forme del ricorso, la nomina degli organi, nonché la
formazione delle classi e delle masse, sicché, in base alla disciplina
vigente, il concordato preventivo può essere proposto unicamente da
ciascuna delle società appartenenti al gruppo davanti al tribunale
territotialmente competente per ogni singola procedura, senza
possibilità di confusione delle masse attive e passive, per essere, quindi,
approvato da maggioranze calcolate con riferimento alle posizioni
debitorie di ogni singola impresa (Cass. 20559/2015).
Le ricorrenti deducono che l’assenza di un’autonoma
regolamentazione del concordato c.d. infragruppo non può costituire
ostacolo alla formulazione di una proposta congiunta ed allo
svolgimento di un concordato preventivo di gruppo, che si concretizza
in una modalità di attuazione coordinata, all’interno di un’unica
procedura, di un piano articolato in modo diversificato per ciascuna
Ric. 2017 n. 11154 sez. M1 – ud. 15-05-2018
-4-

Le società Pacelli s.r.l. e Pacchi Trade s.r.l. hanno proposto

società, con autonome e distinte votazioni e ed una liquidazione
aggregata delle attività di ciascuna società del gruppo. Esse non
specificano però — il che rende il rilievo del tutto astratto, non attinente
cioè alla fattispecie concreta, e perciò inammissibile — in cosa
consistesse, nella specie, la proposta concretamente articolata (delle,

tenersi conto essendo la memoria destinata ad illustrare, non certo ad
integrare, i motivi di ricorso).
2. Con il secondo motivo, denunciando violazione degli artt. 9
legge fallirn. e 2196, n. 4 c.c., viene reiterata l’eccezione di
incompetenza territoriale del Tribunale di Benevento, in favore del
Tribunale di Firenze, quanto alla dichiarazione del fallimento di Pacelli
s.r.1., censurando l’errore che la Corte d’appello avrebbe commesso nel
basarsi sulla richiamata Cass. 20559/2015, la quale ha appunto ribadito
la regola della competenza territoriale del tribunale del luogo in cui si
trova la sede principale di ciascuna singola società del gruppo, e non la
sede della società “principale”.
2.1. Il motivo è inammissibile perché non attiene alla ratio

decidendi della sentenza impugnata, basata invece sull’accertamento della
collocazione nel circondario del Tribunale di Benevento della sede
effettiva della società di cui trattasi, in base a quanto dichiarato dalla
stessa società nella domanda di concordato.
3. Con il terzo motivo, denunciando violazione dell’art. 6 legge
fallim. e degli artt. 99 e 100 cod. proc. civ., le società ricorrenti
ribadiscono che la mancata comparizione del creditore istante
all’udienza di discussione del 3 aprile 2016 aveva comportato la
rinuncia tacita del medesimo al ricorso, essendo idonea a dimostrare il
sopravvenuto difetto di interesse alla dichiarazione di fallimento, la

Ric. 2017 n. 11154 sez. M1 – ud. 15-05-2018
-5-

peraltro parziali, specificazioni contenute nella memoria non può

quale — in assenza del creditore istante — si traduce quindi in una
inammissibile dichiarazione d’ufficio.
3.1. Il motivo è infondato.
Nessuna norma, invero, equipara a rinuncia all’istanza di
fallimento la mancata comparizione del creditore istante all’udienza

cui, non essendo previste speciali formalità, la rinuncia può avere
anche carattere tacito, sempre che — però — la volontà di rinunziare sia
ricavabile con certezza, caso per caso, dalle specifiche circostanze di
fatto.
4. Con il quarto motivo, denunciando violazione degli artt. 5 e
15, ult. co ., legge fall., si deduce che la Corte territoriale avrebbe
dovuto rilevare l’errore in cui era incorso il Tribunale nel dichiarare il
fallimento delle due società nonostante il difetto di legittimazione
attiva del creditore istante, il cui credito era oggetto di contestazione
giudiziale non manifestamente infondata, considerato che l’apertura di
una linea di credito non equivale a un debito dell’accreditato, essendo a
tal fine necessario provare i prelievi eseguiti dallo stesso, nonché la
legittimità degli interessi addebitati, e detrarre i rimborsi effettuati.
4.1. Il motivo è inammissibile perché le ricorrenti non si
confrontano con la decisiva affermazione della Corte d’appello —
idonea di per sé sola a giustificare la statuizione contestata — secondo
cui nella proposta di concordato il Banco di Napoli era stato
riconosciuto come creditore delle società proponenti.
5. Con il quinto motivo, denunciando violazione dell’art. 5 legge
fallim. nonché omesso esame di un fatto decisivo, le ricorrenti
osservano che il Tribunale e poi la Corte d’appello avrebbero dovuto
dichiarare improcedibile, ai sensi dell’art. 182 bis, comma terzo, legge

Ric. 2017 n. 11154 sez. M1 – ud. 15-05-2018
-6-

fissata dal giudice. Resta perciò applicabile la regola generale secondo

fallim., l’istanza di fallimento, o comunque rigettarla per difetto del
requisito oggettivo dello stato d’insolvenza.
5.1. Il motivo è infondato.
Il fallimento, infatti, è stato dichiarato solo a seguito della
definizione, con decreto di inammissibilità, della procedura di

contestata dalle ricorrenti con argomenti di puro merito, peraltro
generici, non deducibili in sede di legittimità.
6. Il ricorso deve, pertanto, essere rigettato.
Le spese processuali, liquidate come in dispositivo, seguono la
soccombenza.

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna le ricorrenti al pagamento,
in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità,
che liquida in 7.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella
misura del 15 %, agli esborsi liquidati in 100,00 e agli accessori di
legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n.
115, inserito dall’art. 1, comma 17,1. 24 dicembre 2012, n. 228, dichiara
la sussistenza dei presupposti dell’obbligo di versamento, a carico della
parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato
pari a quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1 bis dello stesso
art. 13.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 15 maggio
2018

concordato, mentre la sussistenza dello stato d’insolvenza viene

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA