Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18760 del 28/07/2017


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Cassazione civile, sez. III, 28/07/2017, (ud. 09/03/2017, dep.28/07/2017),  n. 18760

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI AMATO Sergio – Presidente –

Dott. ARMANO Uliana – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26833-2014 proposto da:

T.P., considerato domiciliato ex lege in ROMA, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato LUISA FLORE giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

C.V.M.S., elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA COLA DI RIENZO 212, presso lo studio dell’avvocato NICOLA

CICONTE, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato LUIGI

GIUSEPPE DECOLLANZ giusta procura a margine del controricorso;

RUBBETTINO EDITORE SRL, in persona del suo legale rappresentante pro

tempore, amministratore Dott. R.F., elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA C. POMA 2, presso lo studio dell’avvocato

ROBERTO AMODEO, rappresentata e difesa dall’avvocato FRANCESCO

BEVILACQUA giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 2451/2014 della CORTE D’APPELLO di MILANO;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/03/2017 dal Consigliere Dott. ARMANO ULIANA;

Fatto

FATTI DEL PROCESSO

T.P. propone ricorso per cassazione con un motivo avverso la sentenza della Corte d’appello di Milano depositata il 26 giugno 2014, con la quale, a modifica della decisione di primo grado, è stata rigettata la sua domanda di risarcimento danni da diffamazione proposta nei confronti della società editrice Rubbettino Editore e di C.V., rispettivamente editore ed autore del libro ‘(OMISSIS)” stampato nell’ottobre 2010, ritenuto diffamatorio nei suoi confronti.

Resiste con controricorso Rubbettino Editore.

Non presenta difese l’altro intimato.

Il collegio invita l’estensore a redigere una sentenza con motivazione semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il Collegio ritiene superfluo l’esame nel motivo formulato in quanto il ricorso è inammissibile.

E’ affermazione assolutamente consolidata nella giurisprudenza di questa Corte che la prescrizione contenuta nell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, secondo la quale il ricorso per cassazione deve contenere, a pena d’inammissibilità, l’esposizione sommaria dei fatti di causa, non può ritenersi osservata quando il ricorrente non riproduca alcuna narrativa della vicenda processuale, nè accenni all’oggetto della pretesa, limitandosi ad allegare per intero il libello introduttivo e tutti gli atti successivi. Tale modalità di redazione del ricorso, invero, lungi dal costituire applicazione della disposizione processuale teste richiamata,contraddice la lettera e lo spirito della norma, la quale è preordinata ad agevolare la comprensione della materia del contendere, depurandola – alla luce dell’esposizione dei punti salienti degli scritti difensivi delle parti, dell’esito dei gradi precedenti nonchè del tenore della decisione impugnata – delle questioni non più controverse. Di talchè la riproduzionergli atti processuali, in particolare delle conclusioni del giudizio di primo grado, dell’atto di citazione di secondo grado con le relative conclusioni e del dispositivo della sentenza di secondo grado, affidando sostanzialmente ad atti eteronomi l’adempimento di un preciso onere processuale dell’impugnante e rendendo particolarmente difficoltosa l’individuazione dei punti oggetto di contrasto e sui quali la Corte è chiamata a pronunciarsi, rende il ricorso passibile della sanzione dell’inammissibilità (conf.: Cass. civ. 16 marzo 2011, n. 6279Cass. sez. un. 17 luglio 2009, n. 16628). qualora la riproduzione integrale di essi non sia preceduta da una chiara sintesi dei punti rilevanti per la risoluzione della questione dedotta.

Il ricorso deve dichiararsi inammissibile e le spese del giudizio seguono la soccombenza.

PQM

 

La corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali liquidate in Euro 2.300,00 di cui Euro 200,00 per esborsi oltre accessori e spese generali per ciascuno dei resistenti, Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, il 9 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 luglio 2017

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