Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1875 del 29/01/2014


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Sent. Sez. 5 Num. 1875 Anno 2014
Presidente: CHINDEMI DOMENICO
Relatore: TERRUSI FRANCESCO

SENTENZA

sul ricorso 23632-2008 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;
– ricorrente contro

ITALPERLATI SRL;
– intimato –

avverso

la

sentenza

COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST.
28/06/2007;

n.

di LATINA,

412/2007

della

depositata il

Data pubblicazione: 29/01/2014

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 12/12/2013 dal Consigliere Dott.
FRANCESCO TERRUSI;
udito per il ricorrente l’Avvocato GALLUZZO che ha
chiesto la rimessione dei termini o l’accoglimento;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. SERGIO DEL CORE che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

o

23632-08

Svolgimento del processo
Con avviso di rettifica notificato nel luglio 2001
l’agenzia delle entrate, ufficio di Cassino, recuperava a
tassazione, ai fini dell’Iva, maggiori ricavi conseguiti
da Italperlati s.r.l. nell’anno d’imposta 1997.

La rettifica aveva trovato fondamento in rilievi contenuti
in un verbale di constatazione della guardia di finanza,
concernenti acquisti non regolarizzati e cessioni di beni
senza emissione di fattura.
La società proponeva opposizione e l’adita commissione
tributaria provinciale accoglieva il ricorso, con sentenza
poi confermata in appello.
La commissione tributaria regionale del Lazio, in
particolare, evidenziava che l’avviso di rettifica era
stato notificato il 13 luglio 2001, a fronte della
chiusura delle operazioni di constatazione di cui al
verbale 18 giugno 2001; sicché non era stato rispettato il
termine dilatorio di 60 giorni di cui all’art. 12, 7° co.,
della 1. n. 212 del 2000. Il termine dovevasi ritenere
posto a tutela del contraddittorio col contribuente, e
nessuna ragione di urgenza era stata illustrata
nell’accertamento al fine di derogarvi. Né una ragione di
tal genere poteva dirsi esistente nel caso specifico, in
quanto l’accertamento era stato notificato nel luglio
2001, a fronte della maturazione a dicembre dello stesso
anno del termine decadenziale dell’azione amministrativa.

1

La commissione reputava infine che l’atto tributario era
in ogni caso nullo per vizio della motivazione, nella
parte in cui aveva recepito in modo acritico e pedissequo
le risultanze del verbale della guardia di finanza, e che
illegittima era da intendere l’azione accertatrice per non
essere stato allegato il provvedimento autorizzatorio

all’utilizzo, a fini fiscali, della documentazione
bancaria acquisita nell’ambito di un procedimento penale.
Per la cassazione della sentenza d’appello, l’agenzia
delle entrate ha proposto ricorso affidato a quattro
motivi e illustrato anche da memoria.
La società non ha svolto difese.
Motivi della decisione
Il ricorso è da considerare inammissibile perché non
notificato.
Dalla relata emerge infatti che la notificazione è stata
tentata, ma senza esito, presso un asserito domiciliatario
(dr. Francesco Fallacara).
La domiciliazione non risulta dall’impugnata sentenza, che
difatti reca il riferimento alla Italperlati s.r.1.,
seguito dal nome del legale rappresentante e dalla
indicazione di quella che anche nel ricorso è indicata
esser la sede [ s.s. 630 Cassino Formia km 21 400 Coreno
Ausonio (FR) I.

La relata evidenzia che la domiciliazione è inesistente e
che la società destinataria è detta trasferita all’estero
(verosimilmente “in Romania”) dal maggio-giugno 2007.

2

Quanto sostenuto dall’amministrazione nella memoria, che
cioè la notifica sarebbe stata eseguita nel domicilio
eletto e ivi rifiutata dal domiciliatario, non trova
quindi riscontro. E anzi la circostanza che la sentenza
d’appello nulla abbia indicato quanto a un’asserita
domiciliazione costituisce valido motivo per ritenere che,

ove anche inizialmente effettuata, la domiciliazione era
stata comunque revocata. Da ciò l’inapplicabilità del
canone di perpetuatio di cui all’art. 17 del d.lgs. n.
546 del 1992.
Non può accedersi all’istanza di rimessione in termini
infine formulata dall’amministrazione ricorrente.
Il procedimento di notificazione avrebbe dovuto essere
autonomamente ripreso dal 24 ottobre 2008 (data della
relata suddetta), secondo le norme di rito.
Invero è costante insegnamento di questa corte in tema di
notificazioni degli atti processuali che, qualora la
notificazione dell’atto, da effettuarsi entro un termine
perentorio, non si concluda positivamente per circostanze
non imputabili al richiedente, questi ha la facoltà e
l’onere – anche alla luce del principio della ragionevole
durata del processo, atteso che la richiesta di un
provvedimento giudiziale comporterebbe un allungamento dei
tempi del giudizio – di richiedere all’ufficiale
giudiziario la ripresa del procedimento notificatorio;
sicché, ai fini del rispetto del termine, la conseguente
notificazione avrà effetto dalla data iniziale di
attivazione del procedimento sempreché la ripresa del

3

iL

,JRLA

medesimo sia intervenuta entro un termine ragionevolmente
contenuto, tenuti presenti i tempi necessari secondo la
comune diligenza per conoscere l’esito negativo della
notificazione e per assumere le informazioni ulteriori
conseguentemente necessarie (v. sez. un. n. 17352-09.

12).
Nel caso di specie è risolutivo osservare che il
procedimento notificatorio, dal mese di ottobre 2008, non
risulta mai ripreso.
p.q.m.
la Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso.
Deciso in Roma, nella camera di consiglio della quinta
sezione civile, addì 12 dicembre 2013.
Il Presidente

Conf. Cass. n. 586-10; n. 21154-10; n. 6846-10; n. 18074-

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA