Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18747 del 28/07/2017


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Cassazione civile, sez. III, 28/07/2017, (ud. 29/11/2016, dep.28/07/2017),  n. 18747

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – rel. Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 14206-2012 proposto da:

R.E., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G.

NICOTERA 29, presso lo studio dell’avvocato STEFANO FIORE,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIACOMO GIOVANNINI giusta

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

C.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PIERLUIGI DA

PALESTRINA 63, presso lo studio dell’avvocato MARIO CONTALDI, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato ENRICO SERENO ARGENTA

giusta procura speciale in calce al controricorso; ALLIANZ SPA, in

persona dei procuratori dr. CE.AN. e dr.ssa G.A.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PANAMA 88, presso lo studio

dell’avvocato GIORGIO SPADAFORA, che la rappresenta e difende giusta

procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrenti –

e contro

A.G.;

– intimato-

avverso la sentenza n. 1358/2011 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 29/09/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

29/11/2016 dal Consigliere Dott. GIACOMO TRAVAGLINO;

udito l’Avvocato STEFANO FIORE per delega;

udito l’Avvocato ANTONIO MANGANIELLO per delega;

udito l’Avvocato SABINA LORENZELLI per delega;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FRESA Mario, che ha concluso per l’accoglimento del 2 motivo e

rigetto incidentale condizionato.

Fatto

I FATTI

R.E. convenne dinanzi al Tribunale di Asti A.G. e C.R., chiedendone la condanna al risarcimento dei danni riportati da un escavatore di sua proprietà, trasportato dall’ A. – da lui incaricato del trasporto – su di un carrello – trainato dall’autocarro di proprietà del C. – ribaltatosi in prossimità di una curva a causa dell’eccessiva velocità tenuta dal conducente.

Il giudice di primo grado, autorizzata la chiamata in garanzia dell’Allianz s.p.a. – compagnia assicuratrice del veicolo – accolse la domanda nei confronti di tutte le parti in causa.

La corte dì appello di Torino, investita delle impugnazioni proposte, in via principale, dalla Allianz, e in via incidentale dal C., le accolse, rigettando la domanda proposta nei loro confronti e confermando la pronuncia di primo grado limitatamente alla condanna dell’ A..

Avverso la sentenza della Corte subalpina R.E. ha proposto ricorso sulla base di 5 motivi di censura.

C.R. e la Allianz s.p.a. resistono con controricorso.

Diritto

LE RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso è infondato.

Con il primo motivo, si denuncia, ex art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione degli artt. 2054 e 1693 c.c., L. n. 990 del 1969, art. 1 (oggi D.Lgs. n. 209 del 2005, art. 122).

Con il secondo motivo, si denuncia ex art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione dell’art. 2054 c.c..

I motivi – che possono essere congiuntamente esaminati attesane la intrinseca connessione, e che lamentano l’erronea riconduzione della fattispecie concreta nell’alveo della norma ex art. 1963 c.c., e non anche di quella, legittimamente applicabile a detta del ricorrente, di cui all’art. 2054 c.c. – sono privi di pregio. La Corte di appello, con ampia, esaustiva e convincente motivazione, scevra da vizi logico-giuridici, che questo collegio interamente condivide, ha affermato:

– Che era stato concluso un contratto di trasporto tra il R. e A.G., in esecuzione del quale quest’ultimo, tenendo una condotta gravemente negligente e imprudente, aveva causato un danno all’escavatore di proprietà del primo;

– Che, pertanto, la fattispecie concreta andava inquadrata nella disciplina legale di cui all’art. 1693 c.c., che pone a carico del vettore una presunzione di responsabilità ex recepto, salva prova del caso fortuito o della forza maggiore;

– Che nessun rapporto negoziale era intercorso tra il R. e il C., che si limitò a fornire all’ A. il veicolo utilizzato per il trasporto;

– Che, pertanto, l’escavatore non poteva qualificarsi come un bene di proprietà di terzi coinvolto in un sinistro stradale, bensì l’oggetto di un contratto di trasporto che, per il C., risultava vicenda negoziale inter alios acta;

– Che, rispetto alla condotta dell’ A., R.E. non poteva, pertanto, dirsi “terzo”, essendo il soggetto attivo del rapporto obbligatorio instaurato con il trasportatore;

– Che, pertanto, la disposizione di legge di riferimento non era quella di cui all’art. 2054 c.c., bensì la norma ex art. 1693, con conseguente inapplicabilità delle norme dettate in tema di assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile da circolazione stradale;

Che al R. non competeva, per altro verso, alcuna azione diretta nei confronti della Allianz, con conseguente illegittimità della condanna di quest’ultima al risarcimento dei danni in suo favore in forza del contratto di assicurazione con essa stipulato da C.R. – onde l’irrilevanza della sussistenza o meno della condizione di procedibilità di cui alla L. n. 990 del 1969, art. 22 applicabile ratione temporis;

– Che la responsabilità del C. andava esclusa sia sotto il profilo giuridico dell’inapplicabilità dell’art. 2054 c.c., sia sotto quello fattuale, in assenza di qualsivoglia elemento di colpa ex contractu a lui addebita bile, essendosi limitato ad offrire la disponibilità del veicolo a Giuseppe A., sulla base di un accordo privo di alcuna rilevanza giuridica rispetto alla posizione, sostanziale e processuale, del R..

Osserva il collegio come la Corte territoriale, in applicazione del generale principio di diritto processuale che impone al giudice di merito, nella motivazione, il rispetto di criteri logici di giustificazione razionale del raggiunto convincimento e dell’adottata decisione, offra chiara e puntuale valutazione, condivisibilmente argomentata, della valenza e dell’efficacia probatoria attribuita agli elementi acquisiti al processo, ritenendo la ricostruzione della vicenda processuale, così come operata in sede di motivazione, destinata all’inquadramento in una fattispecie astratta conforme ai fatti di causa, e del tutto logica rispetto ad altre, pur prospettate ipotesi ermeneutiche alternative. Non risulta, difatti, nella specie predicabile nè la negazione o il fraintendimento di una disposizione di legge esistente (ovvero l’applicazione di una disposizione di legge inesistente), nè la esatta individuazione di una norma di legge poi erroneamente applicata alla fattispecie concreta, poichè non corrispondente a quella astratta prevista dalla norma stessa.

Il ricorrente, difatti, lungi dal prospettare a questa Corte un vizio della sentenza rilevante sotto il profilo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3. mediante una specifica indicazione delle affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata che si assumono in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie astratta applicabile alla vicenda processuale, si volge piuttosto ad invocare una diversa lettura delle risultanze procedimentali così come accertare e ricostruite dalla Corte territoriale, muovendo all’impugnata sentenza censure del tutto irricevibili, volta che la valutazione delle risultanze probatorie, al pari della scelta di quelle – fra esse – ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, postula un apprezzamento di fatto riservato in via esclusiva al giudice di merito, il quale non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere in alcun modo tenuto ad affrontare e discutere ogni singola risultanza processuale, ovvero vincolato a confutare qualsiasi deduzione difensiva.

E’ principio di diritto ormai consolidato quello per cui l’art. 360 codice di rito non conferisce in alcun modo e sotto nessun aspetto alla corte di Cassazione il potere di riesaminare il merito della causa, consentendo ad essa, di converso, il solo controllo – sotto il profilo logico-formale e della conformità a diritto – delle valutazioni compiute dal giudice d’appello, al quale soltanto, va ripetuto, spetta l’individuazione delle fonti del proprio convincimento valutando le prove (e la relativa significazione), controllandone la logica attendibilità e la giuridica concludenza, scegliendo, fra esse, quelle funzionali alla dimostrazione dei fatti in discussione.

Per altro verso, il ricorrente, nella specie, pur denunciando, formalmente, un insanabile deficit motivazionale della sentenza di secondo grado, sia pur formalmente ricondotto nell’ambito della violazione di legge, inammissibilmente (perchè in contrasto con gli stessi limiti morfologici e funzionali del giudizio di legittimità) sollecita a questa Corte una nuova valutazione di risultanze di fatto (ormai definitivamente cristallizzate sul piano processuale) sì come emerse nel corso dei precedenti gradi del procedimento, così mostrando di anelare ad una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito, nel quale ridiscutere analiticamente tanto il contenuto, ormai consolidatosi, di fatti storici e vicende processuali, quanto l’attendibilità maggiore o minore di questa o di quella ricostruzione probatoria, quanto ancora le opzioni espresse dal giudice di appello non condivise e per ciò solo censurate al fine di ottenerne la sostituzione con altre più consone ai propri desiderata – quasi che nuove istanze di fungibilità nella ricostruzione dei fatti di causa fossero ancora legittimamente proponibili dinanzi al giudice di legittimità.

I restanti motivi – volti a censurare il mancato esame delle ulteriore doglianze mosse dalla Allianz alla sentenza d’appello, e ritenuti assorbiti dalla Corte territoriale – risultano a loro volta assorbiti dal rigetto di quelli dianzi esaminati.

Il ricorso è pertanto rigettato.

Le spese del giudizio di Cassazione seguono il principio della soccombenza.

Liquidazione come da dispositivo.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di Cassazione, che si liquidano in complessivi Euro 2.200, di cui 200 per spese, per ciascuno dei controricorrenti.

Così deciso in Roma, il 29 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 28 luglio 2017

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