Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18736 del 23/09/2016


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Cassazione civile sez. VI, 23/09/2016, (ud. 06/07/2016, dep. 23/09/2016), n.18736

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28302-2012 proposto da:

D.F.A., ((OMISSIS)) elettivamente domiciliato in ROMA,

PIAZZALE CLODIO 22, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO CASSIANO,

rappresentato e difeso dagli avvocati MAURO FREZZA, CRISTINA

PENNESE, giusta procura speciale in calce ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO ROMA (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza n. 15/6/2012 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di ROMA del 5/12/2011, depositata il 19/01/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

06/07/2016 dal Consigliere Relatore Doti ROBERTO GIOVANNI CONTI.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

D.F.A., esercente l’attività di architetto, impugnava avanti alla CTP il silenzio rifiuto con il quale l’Agenzia aveva respinto l’istanza di rimborso IRAP per gli anni d’imposta dal 2004 al 2006. Avverso la sentenza di primo grado il contribuente proponeva appello che veniva respinto dalla CTR del Lazio con la sentenza indicata in epigrafe. I giudici di seconde cure ritenevano che l’attività professionale esercitata dal contribuente, in quanto svolta attraverso l’organizzazione di capitale, così come dimostrato dalla dichiarazione di quote di ammortamento e di spesa per l’acquisto di beni mobili, fosse soggetta all’IRAP.

Il contribuente ha proposto ricorso per Cassazione affidato a due motivi. L’Agenzia non ha depositato difese scritte.

Con il primo motivo si deduce la violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c., n. 3 in quanto la CTR ha ritenuto soggetto d’imposta IRAP il contribuente, deducendo erroneamente dalla documentazione fiscale prodotta la sussistenza del requisito dell’autonoma organizzazione.

Con il secondo motivo si deduce la nullità della sentenza per insufficiente e contraddittoria motivazione ex art. 360 c.p.c., n. 5. Il ricorrente deduce che la motivazione della sentenza impugnata si limita a riportare principi di massima e ragioni meramente ripetitive della sentenza di primo grado.

Il primo motivo di ricorso è fondato.

Questa Corte ha affermato che l’IRAP coinvolge una capacità produttiva “impersonale ed aggiuntiva” rispetto a quella propria del professionista (determinata dalla sua cultura e preparazione professionale) e colpisce un reddito che contenga una parte aggiuntiva di profitto, derivante da una struttura organizzativa “esterna”, cioè da un complesso di fattori che, per numero, importanza e valore economico, siano suscettibili di creare un valore aggiunto rispetto alla mera attività intellettuale supportata dagli strumenti indispensabili e di corredo al know-how del professionista (cfr., da ultimo, Cass., n. 22468/15). E’ stato, altresì, precisato che a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, comma 1, primo periodo e art. 3, comma 1, lett. e), l’esercizio delle attività di lavoro autonomo di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, è escluso dall’applicazione dell’IRAP solo qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata ed il requisito della autonoma organizzazione – il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità solo se congruamente motivato – ricorre quando il contribuente impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organi77a7ione oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui (Cass. S.U. n. 12109/2009; Cass. n. 23370/2010 e n. 16628/2011).

Nella specie, va osservato che a fronte dei dati risultanti dai quadri RE e da altra documentazione fiscale, quali assenza di personale dipendente, costi di beni ammortizzabili pari a 4.000 Euro e presenza dei soli beni strumentali necessari (autovettura e altri mezzi di locomozione, telefono cellulare, televisori, pc e stampante, biblioteca, banchi da disegno), i giudici di seconde cure non hanno fatto corretta applicazione dei principi regolativi sopra detti. La CTR, infatti, ha rinvenuto il requisito dell’autonoma organizzazione esclusivamente sulla base delle quote di ammortamento e di spesa per l’acquisto di beni mobili, elemento inidoneo da solo a fondare l’esistenza del presupposto applicativo dell’imposta in questione e hanno affermato apoditticamente e senza alcun riferimento concreto agli atti del giudizio che l’attività professionale del contribuente “si svolge con l’ausilio di elementi, sia pure limitati, di organizzazione di capitale”.

L’accoglimento del primo motivo di ricorso comporta l’assorbimento del secondo.

Per i motivi sopra esposti, in accoglimento del primo motivo, assorbito il secondo, la sentenza impugnata va cassata con rinvio ad altra sezione della CTR Lazio anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte, visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c.

Accoglie il primo motivo, assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità ad altra sezione della CTR del Lazio.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione sesta civile, il 6 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 23 settembre 2016

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