Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18731 del 19/08/2010

Cassazione civile sez. I, 19/08/2010, (ud. 16/06/2010, dep. 19/08/2010), n.18731

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITTORIA Paolo – Presidente –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. DI PALMA Salvatore – rel. Consigliere –

Dott. MACIOCE Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

J.Y., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA AUGUSTO

VALENZIANI 5, presso l’avvocato LATTANZI ALESSANDRO, rappresentato e

difeso dall’avvocato BARBA AMERICO, giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

PREFETTURA DI LECCE;

– intimata –

avverso l’ordinanza n. 448/2008 del GIUDICE DI PACE di LECCE,

depositata il 17/06/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

16/06/2010 dal Consigliere Dott. SALVATORE DI PALMA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CICCOLO Pasquale Paolo Maria che ha concluso per il rigetto del

ricorso.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che J.Y., cittadino del (OMISSIS), con ricorso del 17 settembre 2008, ha proposto ricorso per cassazione – deducendo due motivi di censura -, nei confronti del Prefetto di Lecce, avverso il decreto del Giudice di pace di Lecce del 17 giugno 2008, con il quale il Giudice adito ha respinto il ricorso del J. avverso il decreto di espulsione dal territorio nazionale, emesso nei suoi confronti dal Prefetto di Lecce in data 19 maggio 2008;

che il Prefetto di Lecce, benche’ ritualmente intimato, non si e’ costituito ne’ ha svolto attivita’ difensiva;

che il Giudice a quo ha cosi motivato la predetta decisione di rigetto: a) il ricorrente e’ stato espulso dal territorio dello Stato, perche’ il suo permesso di soggiorno – ottenuto per motivi di lavoro stagionale e disciplinato dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 24 – era scaduto in data 17 luglio 2005 e non poteva essere rinnovato;

b) lo stesso ricorrente non era, percio’, entrato nel territorio dello Stato per il motivo di’ ricongiungimento familiare, per cui non poteva applicarsi la relativa disciplina; c) “il provvedimento e’ stato emesso nel rispetto formale della legge ed e’ stato redatto e notificato secondo quanto previsto dalle vigenti disposizioni, notificato anche in vicina a quella del ricorrente che ha comunque dichiarato di comprendere la lingua italiana”.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che, con il primo motivo (con cui deduce: “Omessa motivazione circa un fatto decisivo per il giudizio con riferimento al primo motivo di gravame”), il ricorrente – premesso che egli era stato espulso per scadenza del permesso di soggiorno con accompagnamento alla frontiera, che unitamente al decreto di espulsione gli era stato notificato anche l’ordine di allontanamento entro cinque giorni di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14 e che, con il primo motivo del ricorso, aveva dedotto che il decreto di espulsione ometteva del tutto di specificare quale delle cinque ipotesi di espulsione di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, ricorresse nella fattispecie, in quanto detto decreto, da un lato, affermava che l’espulsione era stata adottata per l’ipotesi di cui all’art. 13, comma 2, lett. b), per permesso scaduto e non tempestivamente rinnovato, e, dall’altro, nell’affermare altresi’ che non si doveva procedere ai sensi dell’art. 13, comma 5, negava che la predetta ipotesi fosse quella applicata nella specie – critica l’ordinanza impugnata, sostenendo che il Giudice a quo, limitandosi ad affermare che “il provvedimento e’ stato emesso nel rispetto formale della legge ed e’ stato redatto e notificato secondo quanto previsto dalle vigenti disposizioni”, ha omesso di motivare sul punto decisivo della critica formulata, cioe’ quale fosse la fattispecie di espulsione applicata nella specie;

che, con il secondo motivo (con cui deduce: “Omessa motivazione circa un fatto decisivo per il giudizio con riferimento al secondo motivo di gravame”) , il ricorrente – richiamate le premesse di cui al precedente motivo – critica l’ordinanza impugnata, sostenendo che il Giudice a quo ha omesso di motivare sul secondo motivo del ricorso, con il quale si era dedotto che il decreto di espulsione, per l’ipotesi di permesso di soggiorno scaduto, avrebbe dovuto prevedere l’espulsione per intimazione e non, come nella specie, con accompagnamento alla frontiera;

che il Collegio ha stabilito di redigere la motivazione della sentenza in forma semplificata;

che il ricorso e’ inammissibile, per mancanza di autosufficienza;

che, secondo diritto vivente (cfr., ex plurimis, le sentenze nn. 23019 del 2007 e 28547 del 2008, nonche’ l’ordinanza n. 7161 del 2010, tutte pronunciate a sezioni unite), quanto al ricorso per cassazione, a seguito della sostituzione dell’art. 366 c.p.c. e dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4 – ad opera, rispettivamente, del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, artt. 5 e 21 -, il combinato disposto degli art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6), e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, esige: 2) la “specifica” indicazione degli atti e documenti posti a fondamento del ricorso e della sede processuale nella quale essi siano stati prodotti (art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6); 2) il deposito degli stessi in sede di legittimita’ (art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4); con la conseguenza che tali prescrizioni devono considerarsi rispettate: a) qualora il documento sia stato prodotto nelle fasi di merito dallo stesso ricorrente e si trovi nel fascicolo di esse, mediante la produzione del fascicolo di parte, purche’ nel ricorso si specifichi che il fascicolo e’ stato prodotto e la sede in cui il documento e’ rinvenibile; b) qualora il documento sia stato prodotto nelle fasi di merito dalla controparte, mediante l’indicazione che il documento e’ prodotto nel fascicolo del giudizio di merito di controparte, pur se cautelativamente si rivela opportuna la produzione del documento, ai sensi dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, per il caso in cui la controparte non si costituisca in sede di legittimita’ o si costituisca senza produrre il fascicolo o lo produca senza documento;

che tale diritto vivente vale certamente anche per il ricorso per cassazione proposto avverso il provvedimento del giudice di pace che decide l’opposizione al decreto di espulsione, di cui al D.lgs. n. 286 del 1998, art. 13 bis, comma 4;

che, nella specie, il predetto diritto vivente non risulta rispettato;

che, infatti, il ricorrente – pur menzionando nel ricorso una serie di documenti (permesso di soggiorno concesso per motivi di’ lavoro stagionale, decreto di espulsione, ordine di accompagnamento alla frontiera emesso dal questore) – non da “specifica” indicazione ne’ della loro produzione e della sede processuale nella quale essi siano stati prodotti, ne’ del deposito degli stessi in sede di legittimita’ unitamente al ricorso, e – soprattutto non riporta il testo integrale di detto decreto di espulsione in relazione al quale si muovono le critiche prevalenti alla motivazione del decreto impugnate – che tali omissioni – le quali, in violazione dei principi di’ diritto sopra richiamati, privano di autosufficienza il ricorso – impediscono oltretutto l’esame del nucleo delle censure formulate dal ricorrente, che attengono alla questione se il decreto di espulsione del J. fosse stato realmente emesso per la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, lett. b), nonostante non contenesse l’intimazione a lasciare il territorio dello Stato, contenendo invece l’ordine del questore di accompagnamento alla frontiera;

che, pertanto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;

che non sussistono i presupposti per pronunciare sulle spese.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 16 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 19 agosto 2010

 

 

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