Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18728 del 27/07/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 27/07/2017, (ud. 15/05/2017, dep.27/07/2017),  n. 18728

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Presidente –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sui ricorso 20886-2015 proposto da:

FALLIMENTO (OMISSIS) SRL, in persona del Curatore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA CRISTOFORO COLOMBO 436, presso lo studio

dell’avvocato ORESTE VACCARO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

CHINA TRADE CENTER SRL, in persona del Titolare elettivamente

domiciliato in ROMA, P.ZA ORAZIO MARUCCHI 5, presso lo studio

dell’avvocato CIRO FIORE, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso il Decreto n. 514 del 2015 del TRIBUNALE di ROA, depositato

il 03/07/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 15/05/2017 dal Consigliere Dott. TERRUSI FRANCESCO.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

il tribunale di Roma, con decreto in data 3-7-2015, accoglieva l’opposizione L.Fall., ex art. 98, proposta di China Trade Center s.r.l. nei riguardi del fallimento di (OMISSIS) s.p.a., ammettendo l’opponente al passivo in prededuzione per canoni di locazioni relativi agli anni 2010-2012;

il tribunale motivava la decisione affermando che i documenti prodotti dal fallimento erano tardivi, essendosi la curatela costituita dopo lo spirare del termine di cui alla L.Fall., art. 99, comma 6, e che non poteva essere ammesso neanche il giuramento decisorio, siccome richiesto dopo i termini fissati per la memoria conclusiva e quindi dopo che erano state precisate le conclusioni;

sosteneva che il curatore non si era sciolto dal contratto di locazione e che era mancata la prova che il creditore avesse avuto conoscenza della cessione del contratto di affitto d’azienda tra la società (OMISSIS) e un soggetto terzo (Soluzioni Avanzate s.r.l.);

la curatela del fallimento ha proposto ricorso per cassazione sorretto da unico motivo;

l’intimata ha replicato con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

è infondata l’eccezione di tardività del ricorso per cassazione, atteso che la deroga prevista dall’art. 92 ord. giud., richiamato dalla L. n. 742 del 1969, art. 3, con riguardo alle cause relative alla dichiarazione e alla revoca dei fallimenti, non si estende alle altre controversie in materia fallimentare come l’opposizione allo stato passivo (per tutte Cass. n. 8542-11);

il ricorso, che denunzia la violazione e falsa applicazione dell’art. 233 c.p.c., in relazione alla L.Fall., art. 99, per avere il tribunale erroneamente ritenuto l’inammissibilità del giuramento decisorio giacchè richiesto dopo i termini per la memoria conclusiva, è inammissibile in prospettiva di autosufficienza;

La parte che con il ricorso per cassazione sostenga che il giudice del merito ha errato nel non ammettere il deferimento del giuramento decisorio ha l’onere di indicare, specificatamente, il contenuto della formula del giuramento stesso, onde consentire la valutazione delle questioni da risolvere e della decisività dello stesso; infatti, per il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, tale controllo deve poter essere compiuto dalla Suprema Corte sulla base delle deduzioni contenute in tale atto, alle cui lacune non è dato sopperire con indagini integrative (v. Cass. n. 4365-15. Conf. Cass. n. 6078-02);

al principio non può derogarsi neppure ove il provvedimento di merito abbia ritenuto inammissibile il giuramento per tardività, in quanto la Corte deve pur sempre previamente verificare, onde stabilire se la censura possa portare alla cassazione di quel provvedimento, la decisività della prova per come formulata;

il ricorso va quindi dichiarato inammissibile per difetto di autosufficienza;

le spese seguono la soccombenza.

PQM

 

La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna la ricorrente alle spese processuali, che liquida in Euro 5.700,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre accessori e rimborso forfetario di spese generali nella percentuale di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 15 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 27 luglio 2017

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