Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18719 del 13/07/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 18719 Anno 2018
Presidente: LOCATELLI GIUSEPPE
Relatore: GUIDA RICCARDO

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 21050/2011 R.G. proposto da
ICEA Soc. Coop. a r.I., rappresentata e difesa dall’avv. Edgardo Ruozzi,
con domicilio eletto presso il suo studio in Modena, Corso Canalchiaro n.
116.

– ricorrente contro
AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore

pro tempore,

rappresentata dall’Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio legale in
Roma, via dei Portoghesi, n. 12, presso l’Avvocatura Generale dello Stato.

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale dell’EmiliaRomagna, n. 28/20/11, pronunciata il 14/03/2011, depositata il
24/03/2011.
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 31 maggio 2018
dal Consigliere Riccardo Guida.

Data pubblicazione: 13/07/2018

RG n. 21050/2011
Cons. est. Riccardo Guida

FATTI DI CAUSA
1. ICEA soc. coop. a r.I., ricorre, sulla base di tre motivi, per la
cassazione della sentenza della Commissione tributaria regionale dell’EmiliaRomagna (hinc: CTR) in epigrafe che, per quanto ancora rileva nel presente
giudizio, in parziale accoglimento dell’appello dell’Ufficio, confermava la
legittimità dell’avviso di accertamento, per l’anno d’imposta 2003,

IRAP e IVA, di indebiti accantonamenti a fondo svalutazione partecipazioni,
di costi non documentati e di interessi (passivi) per dilazione di pagamenti
non inerenti.
Il giudice d’appello, in parziale riforma della sentenza di primo grado,
riteneva illegittimo l’accantonamento al fondo svalutazione partecipazioni
mediante giroconto da fondi vari, sul presupposto della rilevanza reddituale
della registrazione di bilancio, di cui inoltre disconosceva la correttezza dal
punto di vista contabile.
Rilevava, altresì, la non inerenza degli interessi per dilazioni di
pagamenti perché non collegabili ai singoli ricavi e, in generale, all’attività
aziendale e, infine, escludeva la deducibilità dei costi portati in alcune
fatture, per difetto di prova dell’inerenza e dell’effettività delle prestazioni in
esse descritte.
2. L’Agenzia delle entrate resiste con controricorso.

RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Primo motivo del ricorso: «Violazione e/o falsa applicazione dell’art.
73 (vigente ratione temporis, ora art. 107), comma 4 TUIR, ai sensi dell’art.
360 comma 1 n. 3 c.p.c.).».
La ricorrente lamenta che la sentenza impugnata abbia confuso la
nozione di «accantonamento», quale componente passivo del conto
economico (voce sub B dei costi di produzione ex art. 2425 cod. civ.), con la
parallela e contrapposta nozione del corrispondente «fondo» (componente
dello stato patrimoniale, voce sub B del passivo ex art. 2424 cod. civ.).
Soggiunge che la rilevazione al passivo dello stato patrimoniale
dell’importo di euro 293.769,05, sotto la voce «Fondo svalutazione
partecipazioni», non ha modificato lo stato patrimoniale perché avvenuta

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limitatamente ai rilievi concernenti il recupero a tassazione, ai fini IRPEG,

RG n. 21050/2011
Cons. est. Riccardo Guida

mediante «giroconto» da altri fondi, onde (diversamente da quanto
affermato dalla CTR) la mancata appostazione al passivo del conto
economico di un accantonamento d’identico importo, non controbilanciata
da variazioni in aumento del risultato d’esercizio, non ha immutato
quest’ultimo elemento contabile.
1.1. Il motivo è infondato.

dell’accantonamento al fondo svalutazione partecipazioni, mediante
giroconto da fondi vari, ha fatto corretta applicazione dell’art. 73, comma 4,
TUIR, vigente ratione temporis (attuale art. 107, comma 4), secondo cui:
«Non sono ammesse deduzioni per accantonamenti diversi da quelli
espressamente considerati dalle disposizioni del presente capo.».
La

ratio

della norma consiste nell’esigenza di circoscrivere gli

accantonamenti che generano deduzioni al fine di evitare un’indebita
diminuzione del reddito imponibile sulla base di fondi non predeterminati
dalla legge.
Del resto, come ha correttamente rimarcato la CTR, l’operazione
contabile compiuta dalla società non è neutra, sul piano del reddito, e deve
risultare dal conto economico perché, ai sensi dell’art. 55 TUIR,
temporalmente vigente (attuale art. 88), l’estinzione di fondi preesistenti
genera una sopravvenienza attiva, assoggettabile a tassazione.
A questo proposito la Corte, di recente, ha avuto modo di stabilire che:
«[…] gli accantonamenti ad appositi fondi rischi ed oneri sono disciplinati
dagli artt. 70, 72 e 73 (ora artt. 105, 107 e 109), statuendo il comma 4
dell’art. 72 (ora 107) TUIR che «non sono ammesse deduzioni per
accantonamenti diversi da quelli espressamente considerati dalle
disposizioni del presente capo», cosicché eventuali stanziamenti a fondi
diversi da quelli previsti dalle citate disposizioni, costituiscono
accantonamenti fiscalmente non riconosciuti e quindi indeducibili, con la
conseguenza che, da un lato, le quote accantonate costituiscono variazioni
in aumento del risultato civilistico rilevante ai fini della determinazione del
reddito d’impresa imponibile, ex art. 52 (ora art. 56) TUIR, mentre,
dall’altro lato, l’utilizzo del fondo dovrà essere ricompreso tra le variazioni in

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La CTR, nel riconoscere la legittimità del recupero all’imponibile

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Cons. est. Riccardo Guida

diminuzione del risultato di periodo in cui tale utilizzo si è manifestato,
mentre se viene azzerato (come nel caso di specie), l’accantonamento del
fondo costituisce una sopravvenienza attiva, ex art. 55, ora art. 88, TUIR e,
quindi, un componente positivo di reddito;» (Cass. 11/10/2017, n. 23812).
2. Secondo motivo: «Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2697
c.c., ai sensi dell’art. 360 primo comma n. 3 c.p.c.».

documentati per euro 147.500,00, richiama: «quanto eccepito, dedotto e
prodotto, nei due gradi di merito [nei testi sopra riportati]» (cfr. pag. 23 del
ricorso per cassazione).
3. Terzo motivo: «Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 75 comma 5
(vigente ratione temporís) TUIR, ai sensi dell’art. 360 primo comma n. 3
c. p.c.).».
In merito al recupero a tassazione di interessi per dilazione di
pagamenti per euro 15mila, la ricorrente censura la sentenza impugnata
perché scarsamente intelligibile e, inoltre, richiama la giurisprudenza di
legittimità.
3.1. I due motivi, da esaminare congiuntamente per economia
processuale, sono inammissibili.
Entrambe le censure, infatti, si appalesano del tutto generiche,
meramente abbozzate e non si confrontano con la ratio decidendí della
sentenza dell’appello che, con valutazione di merito, sottratta al controllo di
legittimità della Corte, da un lato, ha escluso la deducibilità di alcune
fatture, negando che la società avesse dato prova dell’effettività delle
relative prestazioni; dall’altro, ha disconosciuto l’esistenza della necessaria
correlazione tra interessi per dilazioni di pagamento e singoli ricavi e,
ancora, tra i primi e l’intera attività aziendale.
4. Ne consegue il rigetto del ricorso.
5. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

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La ricorrente, con riferimento al rilievo dell’Ufficio concernente costi non

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Cons. est. Riccardo Guida

P.Q.M.

rigetta il ricorso;
condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida in
euro 9.000,00, a titolo di compenso, oltre alle spese prenotate a debito.
Così deciso in Roma, il 31 maggio 2018

Il Presidente

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