Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18711 del 16/08/2010

Cassazione civile sez. III, 16/08/2010, (ud. 25/05/2010, dep. 16/08/2010), n.18711

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MORELLI Mario Rosario – Presidente –

Dott. UCCELLA Fulvio – Consigliere –

Dott. AMATUCCI Alfonso – Consigliere –

Dott. CHIARINI Maria Margherita – rel. Consigliere –

Dott. D’AMICO Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

D.G.E. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, CORSO TRIESTE 109, presso lo studio dell’avvocato MONDELLI

DONATO, che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati ANZOLIN

ELENA ALBERTA, DI GIANCROCE MARIANO giusta delega a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

ASSITALIA LE ASSICURAZIONI D’ITALIA S.P.A. (OMISSIS) in persona

dell’Avvocato F.M. nella sua qualità di Procuratore

Speciale di Assitalia Le Assicurazioni d’Italia s.p.a., elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA GIUSEPPE FERRARI 35, presso lo studio

dell’avvocato VINCENTI MARCO, che la rappresenta e difende giusta

delega a margine del controricorso;

MILANO ASSICURAZIONI S.P.A. che ha incorporato per fusione la NUOVA

MAA ASSICURAZIONI SPA (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA DELLA CONCILIAZIONE 44, presso lo studio dell’avvocato

PERILLI MARIA ANTONIETTA, che la rappresenta e difende unitamente

all’avvocato MAZZOLENI MASSIMO giusta procura speciale del Dott.

NOTAIO ALESSIO CIOFINI in FIRENZE 16/10/2007, rep. n. 19886;

– controricorrente –

e contro

F.M., F.LLI CIOCCHI AUTOTRASPORTI SNC, V.

M., R.F., TIRRENA ASSICURAZIONI SPA, F.

B., C.U.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 95/2005 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

SEZIONE SECONDA CIVILE, emessa il 22/12/2004, depositata il

10/02/2005, R.G.N. 1182/2002;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

25/05/2010 dal Consigliere Dott. MARIA MARGHERITA CHIARINI;

udito l’Avvocato ALFONSO VASILE per delega dell’Avvocato MARIANO DI

GIANCROCE;

udito l’Avvocato MARCO VINCENTI;

udito l’Avvocato MARIA ANTONIETTA PERILLI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SCARDACCIONE Eduardo Vittorio che ha concluso per il rigetto del

ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Tribunale di Brescia, ritenuto R.F., conducente dell’autocarro di proprietà di D.G.E., responsabile nella misura di un terzo dell’Incidente stracale a causa del quale aveva perso la vita F.E. (OMISSIS), li condannava in solido, unitamente all’assicurazione Tirrena posta in l.c.a. – e per essa l’impresa designata Maa assicurazioni – nonchè all’altro corresponsabile C.U. e all’assicurazione Assitalia – a risarcire i danni agli eredi del F.E. oltre i limiti del massimale, di polizza e non di legge, essendo le assicurazioni in bonis responsabili per mala gestio.

La sentenza era appellata dalla Nuova Maa assicurazioni. Il D. G. chiedeva la conferma integrale di detta sentenza.

La Corte di appello di Brescia, con sentenza dei 10 febbraio 2005, dato atto che l’Assitalia aveva riassunto, con atto del 20 – 21 marzo 2003, il giudizio interrotto per il decesso di C.G., legale rappresentante della s.n.c. Ciocchi F.lli. Autotrasporti, dichiarato dai legali della società, nei confronti degli eredi di detto legale rappresentante e nei confronti della s.n.c. Autotrasporti Ciocchi Giovanni & C. – così trasformatasi la precedente società Ciocchi F.lli Autotrasporti s.n.c., proprietaria dell’autocarro il cui conducente C.U. era stato ritenuto corresponsabile nella misura di due terzi nella determinazione del sinistro – notificandolo personalmente al legale rappresentante C.F. poichè la riassunzione, dopo la predetta interruzione, era avvenuta oltre un anno dalla pubblicazione della sentenza impugnata e dichiarata pertanto la contumacia della s.n.c. Autotrasporti Ciocchi Giovanni & C, accoglieva l’appello del la Maa assicurazioni condannata per il comportamento defatigatorio della Nuova Tirrena in relazione al massimale di polizza poichè, L. n. 990 del 1969, ex art. 19, lett. c) e D.P.R. n. 776 del 1977, nella qualità di impresa designata dal F.G.V.S., non poteva esser condannata oltre il massimale legale stabilito in L. 20 milioni, da maggiorare di interessi e rivalutazione essendo passata in giudicato, per diletto di specificità dei motivi di appello, la ritenuta mala gestio della medesima. Quindi, detratta tale somma, corrisposta nel maggio 1997 accertava che la Maa doveva ancora Euro 37.882,32, oltre interessi al tasso annuo del 4,5% da detta data al saldo.

Ricorre per cassazione D.G.E. cui resistono la Milano Assicurazioni che ha incorporato la Maa e l’Assitalia. Quest’ultima e il D.G. hanno depositato memoria. Gli altri intimati non hanno svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Nullità della sentenza di secondo grado per violazione dell’art. 101 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5″.

E’ stato violato il contraddittorio perchè l’appello non è stato notificato a C.G. e il giudizio non è stato riassunto nei confronti dei soci della società Autotrasporti Ciocchi Giovanni e C. s.n.c. e danti causa, personalmente, nonchè degli eredi legittimi di C.G..

Il motivo, privo di qualsiasi censura in relazione alle argomentate ragioni poste a fondamento della ritenuta regolarità della notifica della riassunzione alla società Autotrasporti Ciocchi Giovanni e C. s.n.c., è inammissibile.

2.- Con il secondo motivo deduce: “Violazione e falsa applicazione della L. n. 990 del 1969, artt. 19 e 21 in relazione, all’art. 360 c.p.c., n. 3”.

Il limite di risarcibilità dell’art. 21 per le imprese designate, che succedono nella medesima posizione dell’impresa soggetta a l.c.a., non concerne la mala gestio.

2.1 – Con il terzo motivo deduce: “Violazione e falsa applicazione della L. n. 990 del 1969, artt. 19 e 21 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”.

Il danno a carico del F.G.V.S. va parametrato con il limite minimo del massimale dei contratti di assicurazione individuati con D.P.R. con riferimento, nel caso di cui alla L. n. 990 del 1969, art. 19, lett. c, al momento in cui l’assicurazione è posta in l.c.a.

soprattutto se il giudizio è stato introdotto nei confronti della assicurazione in bonis. Ed infatti l’impresa designata va individuata al momento della l.c.a. e non del sinistro. Conseguentemente i limiti di massimale sono quelli del D.P.R. 19 aprile 1993 emesso in data 31 maggio 1993 e per questo i massimali devono esser adeguati con la procedura di cui all’art. 9, non essendo sufficiente il riconoscimento di interessi e rivalutazione.

2.2 – Con il sesto motivo deduce : “Violazione e falsa applicazione dell’art. 1224 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”.

In conseguenza della mala gestio gli interessi e la rivalutazione devono esser conteggiati sull’ammontare del risarcimento e non del massimale di polizza.

I motivi possono esser esaminati congiuntamente.

Essi sono infondati.

In caso di liquidazione coatta amministrativa dell’assicuratore della r.c.a., l’eventuale danno da “mala gestio” o da colpevole ritardo (al cui risarcimento sia tenuta l’impresa cessionaria o designata) va calcolato sulla base del massimale minimo legale di cui alla L. 24 dicembre 1969, n. 990, art. 21, u.c., in forza del rinvio a detta norma operato dal D.L. n. 576 del 1978, art. 4, convertito nella L. n. 738 del 1978, con gli adeguamenti disposti dai decreti emanati con il procedimento di cui all’art. 9 di detta legge, comma 2 fino alla data della verificazione del sinistro ed a quella data vigenti, e non sul massimale (eventualmente superiore) previsto dalla polizza, anche con riferimento al danno causato dall’assicuratore allorchè era “in bonis”, atteso che detto danno costituisce un’obbligazione accessoria rispetto al debito principale da indennizzo e che è così rispettata la “ratio” della previsione dei massimali minimi, posta a tutela non solo del danneggiato, ma anche de Fondo di garanzia (Cass. 6933/1999, 18833/2003, 5233/2006, 1631/2009), restando irrilevante la circostanza che, dopo il sinistro sia stato emanato un provvedimento amministrativo di innalzamento del massimale minimo per persona danneggiata (Cass. 15391/2005).

I giudici di appello si sono conformati a detti principi e perciò le censure vanno respinte.

3.- Con il quarto motivo deduce: “Violazione e falsa applicazione dell’art. 345 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5 con riferimento alla L. n. 990 del 1969, art. 21, e al D.P.R. n. 776 del 1977. Violazione del principio della disponibilità delle prove posto dall’art. 115 c.p.c.”.

Agli atti non è rinvenibile il D.M. con cui la Nuova Tirrena e stata posta in l.c.a. e quindi i giudici hanno utilizzato una conoscenza privata vietata da detta norma e perciò il giudice non può applicare d’ufficio tali decreti se non invocati dalle parti perchè non hanno natura regolamentare bensì amministrativa.

Il motivo è infondato.

Dalla parte narrativa della sentenza di primo grado emerge che i convenuti si sono costituiti tutti e che all’udienza dell’8 novembre 1993 il processo è stato interrotto per la messa in liquidazione della Nuova Tirrena – e dunque per effetto della dichiarazione del suo difensore, ai sensi dell’art. 300 cod. proc. civ. – e che successivamente era stato integrato il contraddittorio nei confronti dell’impresa designata Nuova Maa e riassunto il giudizio nei confronti del commissario liquidatore della Nuova Tirrena assicurazioni, parti che dall’epigrafe della stessa sentenza risultano costituite.

Pertanto la censura va respinta.

A.- Con il quinto motivo deduce: “Violazione e falsa applicazione dell’art. 345 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5 con riferimento alla L. n. 990 del 1969, art. 21 e al D.P.R. n. 776 del 1977. Violazione del principio della disponibilità delle prove posto dall’art. 115 c.p.c. Omessa motivazione su un punto decisivo della controversia”.

Agli atti mancano sia il D.P.R. n. 776 del 1977 con cui sono stati modificati i massimali contenuti nella tabella A della L. n. 990 del 1969, sia il D.M. ai sensi della medesima legge, art. 21, comma 3 ed essendo il relativo limite un’eccezione doveva esser prodotto dall’impresa assicuratrice e quindi in violazione di tale principio la Corte di merito ha accertato il massimale minimo di legge, come modificato ai sensi dell’art. 9 di quest’ultima, pur non essendo un atto normativo.

Il motivo è infondato.

Dalle conclusioni della Nuova Tirrena in l.c.a. e della Maa assicurazioni contenute nell’epigrafe della sentenza di primo grado emerge la loro richiesta subordinata di esser condannate nei limiti del massimale di legge indicato in L. 20 milioni e già versato, come da atto la medesima sentenza. Non essendovi alcuna doglianza al riguardo del D.G., che costituendosi in appello ha chiesto l’integrale conferma di detta sentenza, il motivo va respinto.

3.- Con il settimo motivo deduce “nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5”.

La sentenza impugnata non ha accertato l’entità del danno dovute dall’impresa sottoposta a l.c.a. onde eventualmente inserire l’azione risarcitoria nel passivo della stessa e così agire in regresso nei confronti della Tirrena s.p.a. con domanda di insinuazione L. n. 950 del 1969, ex art. 29 ragion per cui la stessa, in persona del commissario liquidatore, è litisconsorte processuale necessario.

Il motivo è inammissibile per carenza di interesse.

Infatti la sentenza di primo grado, non impugnata dal commissario liquidatore della Nuova Tirrena, rimasto contumace in appello, ha stabilito l’obbligo di tenere indenne l’assicurato delle somme da versare alle attrici nella misura in essa determinata ed ultramassimale di polizza e pertanto, avvalendosi di tale giudicato, opponibile alla liquidazione di detta società, il D.G. ha diritto di insinuarsi nel passivo della procedura concorsuale della Nuova Tirrena per le somme risarcitorie non coperte dal massimale di legge stabilito e perciò non corrisposte dalla Maa assicurazioni, impresa per essa designata.

4.- Concludendo il ricorso va respinto. Si compensano le speso del giudizio di cassazione atteso il recente consolidamento della giurisprudenza sull’ammontare del massimale per l’impresa designata.

P.Q.M.

LA CORTE rigetta il ricorso. Compensa le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 25 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 16 agosto 2010

 

 

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