Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18694 del 09/09/2020

Cassazione civile sez. lav., 09/09/2020, (ud. 10/07/2020, dep. 09/09/2020), n.18694

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14174/2017 proposto da:

F.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CIVININI 12,

presso lo studio dell’avvocato MASSIMO CASSIANO, che lo rappresenta

e difende unitamente agli avvocati PAOLO MARIO SILVIO FIORIO,

VALENTINO FIORIO;

– ricorrente principale –

contro

MINISTERO DELLA SALUTE, C.F. (OMISSIS), in persona 1195 del Ministro

pro tempore, MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA

RICERCA C.F. (OMISSIS), in persona del Ministro pro tempore,

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE C.F. (OMISSIS), in persona

del Ministro pro tempore, UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TORINO C.F.

(OMISSIS), in persona del Rettore pro tempore, tutti rappresentati e

difesi dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici

domicilia in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI 12, ope legis;

– controricorrenti – ricorrenti incidentali –

avverso la sentenza n. 732/2016 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 03/01/2017 R.G.N. 171/2016;

Il P.M., ha depositato conclusioni scritte.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. F.M., premesso che dopo la laurea in medicina si era iscritto ad una Scuola di specializzazione presso la Università e aveva ottenuto una borsa di studio per la durata di cinque anni, decorrente dall’anno accademico 2002/2003, ai sensi del D.Lgs. n. 257 del 1991, art. 6, che detta borsa era sempre stata corrisposta nell’importo bloccato al valore dell’anno 1992, senza gli aumenti previsti dal D.Lgs. n. 257 del 1991 cit., art. 6, comma 1 e riferiti rispettivamente, all’incremento annuale, a partire dal 1 gennaio 1992, del “tasso programmato di inflazione” e alla rideterminazione triennale dell’importo della borsa di studio con decreto da adottarsi dal Ministro della Sanità di concerto con i Ministri dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica e dell’Economia e delle Finanze in funzione del miglioramento tabellare minimo previsto dalla contrattazione collettiva relativa al personale medico dipendente del Servizio Sanitario Nazionale, ha adito il giudice del lavoro chiedendo la condanna in solido delle Amministrazioni convenute alle spettanze per rideterminazione triennale delle borse di studio e per adeguamento al costo della vita maturato per l’anno 2006;

2. il giudice di primo grado, dichiarato il difetto di legittimazione passiva in capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, in parziale accoglimento del ricorso, ha condannato, in solido, il Ministro della Sanità, il Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, il Ministro dell’Economia e delle Finanze e l’Università degli Studi di Torino, alla rideterminazione triennale della borsa di studio assegnata al ricorrente in relazione al periodo 2003/2006;

3. la Corte di appello di Torino, in parziale riforma della decisione di primo grado, ha condannato le Amministrazioni appellanti, in solido, al pagamento in favore del F., delle differenze maturate nel periodo di frequenza del corso di specializzazione in conseguenza della mancata rideterminazione triennale D.Lgs. n. 257 del 1991, ex art. 6, della borsa di studio fruita in funzione dei miglioramenti stipendiali minimi previsti dalla contrattazione collettiva relativa al personale medico dipendente del SSN intervenuti nel periodo 1.1.1994/1.12.1997; ha compensato nella misura di due terzi le spese di entrambi i gradi del giudizio di merito e condannato le Amministrazioni originarie convenute alla rifusione in favore del F. del residuo terzo;

4. per la cassazione della decisione ha proposto ricorso F.M. sulla base di due motivi; le Amministrazioni intimate hanno resistito con tempestivo controricorso e ricorso incidentale affidato ad un unico motivo;

5. il PG ha depositato requisitoria scritta con la quale ha chiesto il rigetto del ricorso principale e l’accoglimento del ricorso incidentale;

6. il ricorrente principale ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380-bis.1 c.p.c., formulando istanza di rimessione della causa alle Sezioni unite di questa Corte, che ha motivato in ragione dell’asserito contrasto nella giurisprudenza di legittimità in ordine alla sussistenza del “blocco” dell’adeguamento triennale della borsa di studio per il periodo successivo al biennio 1992/1993.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Ricorso principale.

1. Con il primo motivo di ricorso principale F.M., deducendo violazione e falsa applicazione della L. n. 449 del 1997, art. 32, comma 12, L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 36, comma 1, avuto riguardo al D.Lgs. n. 257 del 1991, art. 6, comma 1, censura la sentenza impugnata per avere ritenuto il “blocco” di cui alla L. n. 449 del 1997, art. 32, comma 12, riferito ad entrambe le forme di adeguamento della borsa di studio spettante all’iscritto alle Scuole di specializzazione di medicina laddove tale “blocco” doveva intendersi riferito ai soli aggiornamenti della variazione del costo della vita e non anche all’incremento connesso ai miglioramenti tabellari stabiliti dalla contrattazione relativa al personale medico dipendente dal Servizio sanitario;

2. con il secondo motivo di ricorso deduce violazione degli artt. 113 e 91 c.p.c., censurando la statuizione di parziale compensazione delle spese del giudizio di merito;

Ricorso incidentale.

3. con l’unico motivo di ricorso incidentale le Amministrazioni resistenti deducono violazione e falsa applicazione del D.L. n. 384 del 1992, art. 7, comma 5, convertito in L. n. 438 del 1992, L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 66, L. n. 488 del 1999, art. 22,L. n. 289 del 2003, art. 36, comma 1 e del D.Lgs. n. 368 del 1999, art. 37, censurando la sentenza impugnata per avere riconosciuto il diritto all’adeguamento triennale della borsa di studio in relazione al periodo 1994/1997. Sostengono, in sintesi, che alla stregua delle richiamate disposizioni il meccanismo di adeguamento triennale della borsa di studio prefigurato dal D.Lgs. n. 257 del 1991, art. 6, era stato “congelato” dal D.L. n. 348 del 1992, art. 7, commi 5 e 6, conv. nella L. n. 438 del 1992, nonchè da ulteriori norme succedutesi nel tempo, norme tutte inquadrabili nell’ambito di un complesso di azioni mirate a contenere la spesa pubblica; in base alle richiamate disposizioni era quindi da escludere il diritto del F. all’adeguamento della borsa di studio nel periodo riconosciuto dalla sentenza impugnata;

4. preliminarmente si rileva che non sussistono i presupposti per la rimessione alle Sezioni unite di questa Corte della questione dell’applicabilità, per il periodo successivo all’anno 1993, del “blocco” dell’adeguamento triennale delle borse di studio dei medici chirurghi iscritti alle Scuole di specializzazione in medicina in quanto il Collegio condivide le motivazioni di rigetto di analoghe istanze di rimessione, già in precedenza espresse da questa Corte (.v., fra le altre, ordinanza n. 20038/2019 (pag. 2 e sg.)) alle cui argomentazioni, anche ai sensi dell’art. 118 disp. att. c.p.c., si rinvia; a tali motivazioni può soggiungersi che il prospettato, eventuale, contrasto, nell’ambito delle pronunzie a Sezioni semplici sulla questione in esame, risulta comunque privo di attualità alla luce dell’orientamento maturato nella giurisprudenza di legittimità a partire dagli anni 2017/2018, assolutamente consolidato nel senso dell’esclusione, anche dopo l’anno 1993, dell’operatività dell’adeguamento triennale per effetto di disposizioni normative succedutesi nel tempo (v. giurisprudenza richiamata al paragrafo 5.1.);

5. il primo motivo di ricorso principale e il motivo di ricorso incidentale sono esaminati congiuntamente per la evidente connessione scaturente dal fatto che le censure in essi articolate investono il tema del “congelamento”, per effetto di successive disposizioni normative, del meccanismo di incremento delle borse di studio prefigurato dal legislatore del 1991 quale conseguenza della rideterminazione su base triennale dell’importo delle dette borse di studio in funzione dei miglioramenti tabellari stabiliti dalla contrattazione relativa al personale medico dipendente dal Servizio sanitario;

5.1. in merito il Collegio ritiene di dare continuità alla giurisprudenza di questa Corte, che richiama anche ai fini dell’art. 118 disp. att. c.p.c., la quale ha chiarito che: a) la disciplina in tema di trattamento economico dei medici specializzandi, prevista dal D.Lgs. n. 368 del 1999, art. 39, si applica, per effetto di ripetuti differimenti, in favore dei medici iscritti alle relative scuole di specializzazione solo a decorrere dall’anno accademico 2006-2007 e non a quelli iscritti negli anni antecedenti, che restano soggetti alla disciplina di cui al D.Lgs. n. 257 del 1991, sia sotto il profilo ordinamentale che economico, giacchè la Direttiva 93/16/CEE non introduce alcun nuovo ed ulteriore obbligo con riguardo alla misura della borsa di studio di cui al D.Lgs. cit. (v. tra le altre, Cass. n. 6355/2018, n. 13445/2018); b) che l’importo della borsa di studio prevista dal D.Lgs. 8 agosto 1991, n. 257, art. 6, non è soggetto ad incremento per effetto della rideterminazione triennale in relazione alla variazione del costo della vita per gli anni accademici dal 19921993 al 2004-2005, in applicazione di quanto disposto dal D.L. n. 384 del 1992, art. 7 (ed analoghe normative successive); in particolare, quanto al periodo 1994/1996 – per il quale la sentenza impugnata ha riconosciuto il diritto all’adeguamento triennale – il protrarsi del “blocco” di tale adeguamento risulta fondato sulla previsione della L. n. 537 del 1993, art. 3, comma 36, mentre, per i per i periodi successivi, sulla L. n. 449 del 1997, art. 32, comma 12, che, con disposizione confermata dalla L. n. 289 del 2002, art. 36, comma 1, ha consolidato la quota del Fondo sanitario nazionale destinata al finanziamento delle borse di studio ed escluso integralmente l’applicazione del citato art. 6 (v. tra le altre, Cass. n. 10052/2020, in motivazione, n. 10050/ 2020, in motivazione, n. 8505/2020, n. 4618/2020 in motivazione, n. 14809/2019, n. 13572/20019, n. 4809/2019, in motivazione, n. 15520/2018, in motivazione, 15293/2918, in motivazione, 4449/2018, n. 18670/2017); c) non sussiste irragionevole disparità di trattamento tra gli specializzandi iscritti ai corsi di specializzazione a decorrere dall’anno 2006/2007 e quelli frequentanti i corsi nei precedenti periodi accademici, ben potendo il legislatore differire nel tempo gli effetti di una riforma, senza che, per ciò solo, ne possa derivare una disparità di trattamento tra soggetti che, in ragione dell’applicazione differente nel tempo della normativa in questione, ricevano trattamenti diversi; d) non è configurabile una disparità di trattamento tra i medici specializzandi iscritti presso le Università Italiane e quelli iscritti nelle Scuole degli altri paesi Europei, atteso che le situazioni non sono comparabili, perchè la Direttiva 93/16/CEE non ha previsto nè imposto uniformità di disciplina e di trattamento economico; la situazione dei medici neoassunti che lavorano nell’ambito del S.S.N. non è comparabile con quella dei medici specializzandi in ragione della peculiarità del rapporto che si svolge nell’ambito della formazione specialistica (Cass. n. 13572/2019, nn. 17052, 17051, 15963, 31923, 16805, 15963, 31922, 4449 del 2018);

6. in base alle considerazioni che precedono, quindi, è da escludere il diritto all’adeguamento della borsa di studio in relazione all’intero periodo dedotto per cui va respinto il primo motivo di ricorso principale, accolto il motivo di ricorso incidentale e la sentenza cassata in relazione al motivo accolto. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto la causa può essere decisa nel merito con integrale rigetto della originaria domanda; resta assorbito il secondo motivo di ricorso principale;

7. il consolidarsi nella giurisprudenza di legittimità dell’orientamento applicato nella presente decisione, in epoca successiva al deposito del ricorso principale, giustifica la integrale compensazione delle spese di lite dell’intero giudizio;

8. sussistono i presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente principale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, previsto per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis (Cass. Sez. Un. 23535/2019).

PQM

La Corte accoglie il ricorso incidentale e rigetta il primo motivo di ricorso principale, assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, rigetta la originaria domanda. Compensa le spese dell’intero processo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento a carico della parte ricorrente principale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 10 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 9 settembre 2020

 

 

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