Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18683 del 12/09/2011

Cassazione civile sez. II, 12/09/2011, (ud. 24/06/2011, dep. 12/09/2011), n.18683

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

P.A., rappresentata e difesa, in virtù di procura

speciale a margine del ricorso, dagli Avv. Ciano Salvatore e

Vitantonio Antodio, elettivamente domiciliata nello studio di

quest’ultimo in Roma, via Gaetano Koch, n. 42;

– ricorrente –

contro

INTERCONDOMINIO (SUPERCONDOMINIO) DI VIA (OMISSIS)

IN ROMA, in persona dell’amministratore pro tempore, rappresentato e

difeso, in virtù di procura speciale in calce al controricorso,

dall’Avv. Bardanzellu Giovanni, elettivamente domiciliato nello

studio di quest’ultimo in Roma, via del Banco di S. Spirito, n. 48;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma n. 4091 del 15

ottobre 2008.

Udita la relazione della causa svolta nell’udienza pubblica del 24

giugno 2011 dal Consigliere relatore Dott. Alberto Giusti;

uditi gli Avv. Vitantonio Amodio e Giovanni Bardanzellu;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. SGROI Carmelo, che ha concluso per l’inammissibilità

del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Che il Tribunale di Roma, con sentenza in data 20 settembre 2003, ha respinto l’opposizione proposta da P.A. al decreto ingiuntivo n. 12127 del 1999, ottenuto nei suoi confronti dall’Intercondominio di Via (OMISSIS) per oneri condominiali pari a L. 6.644.364;

che la Corte d’appello di Roma, con sentenza resa pubblica mediante deposito in cancelleria il 15 ottobre 2008, ha respinto il gravame della P.;

che per la cassazione della sentenza della Corte d’appello quest’ultima ha proposto ricorso, con atto notificato il 20 novembre 2009, sulla base di due motivi;

che l’intimato Intercondominio ha resistito con controricorso.

Considerato che il Collegio ha deliberato l’adozione di una motivazione semplificata;

che il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 69 disp. att. cod. civ. e art. 1372 cod. civ.;

che con il secondo mezzo viene prospettata la violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex artt. 102 e 167 cod. proc. civ.;

che entrambi i motivi sono privi del quesito di diritto, prescritto, a pena di inammissibilità, dall’art. 366-bis cod. proc. civ., ratione temporis applicabile;

che questa Corte ha in più occasioni chiarito che i quesiti di diritto imposti dall’art. 366 bis cod. proc. civ. – introdotto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 6, secondo una prospettiva volta a riaffermare la cultura del processo di legittimità – rispondono all’esigenza di soddisfare non solo l’interesse del ricorrente ad una decisione della lite diversa da quella cui è pervenuta la sentenza impugnata ma, al tempo stesso e con più ampia valenza, anche di enucleare il principio di diritto applicabile alla fattispecie, collaborando alla funzione nomofilattica della Corte di cassazione; i quesiti costituiscono, pertanto, il punto di congiunzione tra la risoluzione del caso specifico e l’enunciazione del principio giuridico generale, risultando, altrimenti, inadeguata e, quindi, non ammissibile l’investitura stessa del giudice di legittimità (tra le tante, Cass., Sez. Un., 6 febbraio 2009, n. 2863; Cass., Sez. Un., 14 febbraio 2008, n. 3519; Cass., Sez. Un., 29 ottobre 2007, n. 22640);

che il quesito di diritto non può essere desunto per implicito dalle argomentazioni a sostegno della censura, ma deve essere esplicitamente formulato, diversamente pervenendosi ad una sostanziale abrogazione della norma (Cass., Sez. Un., 17 aprile 2009, n. 9153);

che non rileva che il ricorso sia stato notificato quando la L. 18 giugno 2009, n. 69, era già stata pubblicata ed entrata in vigore;

che, infatti, alla stregua del principio generale di cui all’art. 11 preleggi, comma 1, secondo cui, in mancanza di un’espressa disposizione normativa contraria, la legge non dispone che per l’avvenire e non ha effetto retroattivo, nonchè del correlato specifico disposto della L. n. 69 del 2009, art. 58, comma 5, in base al quale le norme previste da detta legge si applicano ai ricorsi per cassazione proposti avverso i provvedimenti pubblicati a decorrere dalla data di entrata in vigore della medesima legge (4 luglio 2009), l’abrogazione dell’art. 366 bis cod. proc. civ. (intervenuta ai sensi dell’art. 47 della citata L. n. 69 del 2009 2 è diventata efficace per i ricorsi avanzati con riferimento ai provvedimenti pubblicati successivamente alla suddetta data, con la conseguenza che per quelli proposti – come nella specie – contro provvedimenti pubblicati antecedentemente (e dopo l’entrata in vigore del d. lgs. 2 febbraio 2006, n. 40) tale norma è da ritenere ancora applicabile (Cass., Sez. 1^, 26 ottobre 2009, n. 22578; Cass., Sez. 3^, 24 marzo 2010, n. 7119);

che, pertanto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;

che le spese del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna la ricorrente al rimborso delle spese processuali sostenute dal controricorrente, liquidate in complessivi Euro 1.000, di cui Euro 800 per onorari, oltre a spese generali e ad accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 24 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 12 settembre 2011

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