Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18677 del 13/08/2010

Cassazione civile sez. trib., 13/08/2010, (ud. 12/05/2010, dep. 13/08/2010), n.18677

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. MERONE Antonio – rel. Consigliere –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Consigliere –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende, ope

legis;

– ricorrenti –

contro

ALCATEL LUCENT ITALIA SPA (gia’ Alcatel Italia SpA) in persona

dell’Amministratore Delegato, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

PREMUDA 6, presso lo studio dell’avvocato CODERONI ANTONIO, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIORGIO ROSSARI, giusta

mandato in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 97/2007 della Commissione Tributaria Regionale

di MILANO del 6.11.07, depositata il 28/12/2007;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/05/2010 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO MERONE;

udito per la controricorrente l’Avvocato Antonio Coderoni che si

riporta agli scritti;

E’ presente il P.G. in persona del Dott. VINCENZO MARINELLI che nulla

osserva rispetto alla relazione scritta.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Il Collegio:

Letti gli atti del ricorso specificato in epigrafe;

Vista e condivisa la relazione redatta ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. nella quale si legge:

“L’Agenzia delle Entrate ricorre avverso la sentenza specificata in epigrafe, con la quale la CTR, confermando la decisione di primo grado, ha accolto il ricorso della societa’ contribuente, ritenendo che nella specie debba trovare applicazione analogica, in relazione all’ILOR, la L. n. 350 del 2003, art. 2, comma 58 in forza del quale l’Agenzia delle Entrate doveva procedere ai rimborsi Irpef ed Irpeg, riferite alle dichiarazioni dei redditi presentate lino al 30 giugno 1997, senza eccepire l’eventuale prescrizione.

L’Agenzia denuncia la violazione della citata disposizione di legge, la quale, avendo natura eccezionale, non e’ suscettibile di interpretazione analogica. Il ricorso e’ manifestamente fondato.

Infatti, secondo la giurisprudenza di questa Corte dalla quale non ve motivo di discostarsi, La disposizione di cui alla L. 24 dicembre 2003, n. 350, art. 2, comma 58 secondo cui nel quadro delle iniziative volte a definire le pendenze con i contribuenti, e di rimborso delle imposte, l’Agenzia delle entrate provvede alla erogazione delle eccedenze di IRPEF e IRPEG dovute in base alle dichiarazioni dei redditi presentate fino al 10 giugno 1997, senza far valere la eventuale prescrizione del diritto dei contribuenti, dev’essere interpretata nel senso che dalla predetta agevolazione e’ esclusa l’ILOR, trattandosi di norma che, comportando una esenzione o agevolazione tributaria e introducendo un’eccezione alla regola generale contenuta nell’art. 2934 c.c., comma 1, insuscettibile di interpretazione analogica (Cass. 4786/2009).”;

Considerato che la discussione in camera di consiglio non ha apportato nuovi elementi di valutazione (con memoria difensiva ex art. 278 c.p.c., parte resistente osserva che l’esclusione dell’ILOR presenterebbe profili di incostituzionalita’, ma tale eccezione non tiene conto del fatto che con la norma invocata l’Erario ha rinuncialo unilateralmente a far valere la prescrizione di un diritto vantato dal contribuente, il quale, quindi, non puo’ dolersi del fatto che l’ente creditore rinunci a far valere la prescrizione soltanto in parte, in base ad esigenze di bilancio; ergo nessun sospetto di incostituzionalita’ puo’ gravare sulla norma in base alla quale il fisco rinuncia soltanto in parte ad un proprio diritto) e che, pertanto, il ricorso deve essere accolto. Conseguentemente, va cassata a sentenza impugnata e, nel merito, va rigettato il ricorso introduttivo, in forza del principio di diritto sopra enunciato.

Sussistono giuste ragioni per compensare le spese dei due gradi del giudizio di merito. Per il giudizio di legittimita’, le spese, liquidate come da dispositivo, sono a carico della parte soccombente.

P.Q.M.

LA CORTE accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo della societa’. Compensa le spese dei due gradi del giudizio di merito e condanna la stessa societa’ al pagamento delle spese del giudizio di legittimita’ che liquida in complessivi Euro 1100,00 (millecento/00), oltre alle spese generali, agli accessori di legge ed al rimborso del contributo unificato.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 12 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 13 agosto 2010

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