Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18671 del 27/07/2017

Cassazione civile, sez. lav., 27/07/2017, (ud. 27/04/2017, dep.27/07/2017),  n. 18671

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NOBILE Vittorio – Presidente –

Dott. CURCIO Laura – Consigliere –

Dott. MANNA Antonio – Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 26947/2011 proposto da:

POSTE ITALIANE s.p.a., c.f. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA VIALE

MAZZINI 134, presso lo studio dell’avvocato LUIGI FIORILLO, che la

rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

M.L., C.f. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA GUGLIELMO MARCONI 57, presso lo studio dell’avvocato

GIULIO CIMAGLIA, che la rappresenta e difende giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 8374/2010 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 03/11/2010 R.G.N. 4948/2007.

Fatto

RILEVATO

che con sentenza in data 3 novembre 2010 la Corte di Appello di Roma ha riformato la sentenza del Tribunale della stessa città ed ha dichiarato la nullità dei termini apposti ai contratti stipulati da M.L. con Poste Italiane s.p.a. dal 10.1 al 30.3.2003, prorogato fino al 30.6.2003, e poi dal 3.4 al 30.6.2004 per ragioni di carattere sostitutivo di personale assente con diritto alla conservazione del posto nella Direzione regionale Centro il primo e presso la Filiale di (OMISSIS) il secondo, dichiarando la sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato dal 1.10.2003 ed ancora in atto e condannando la società (OMISSIS) al risarcimento del danno liquidato nelle mensilità maturate e non corrisposte dal 11.8.2004 al 30.6.2007 oltre interessi legali e rivalutazione monetaria dalle scadenze al saldo, compensando le spese del doppio grado di giudizio.

che avverso tale sentenza ha proposto ricorso Poste Italiane s.p.a. affidato a quattro motivi, al quale ha opposto difese la M. con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che il primo motivo di ricorso – con il quale è denunciata la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1 e dell’art. 1362 c.c. oltre che l’omessa e contraddittoria motivazione in relazione ad un punto decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – è fondato. Il giudice territoriale non si è conformato all’insegnamento di questa Corte che sin dalla sentenza n. 1577 del 26 gennaio 2010 ha affermato che “In tema di assunzione a termine di lavoratori subordinati per ragioni di carattere sostitutivo, alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 214 del 2009, con cui è stata dichiarata infondata la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1, comma 2, l’onere di specificazione delle predette ragioni è correlato alla finalità di assicurare la trasparenza e la veridicità della causa dell’apposizione del termine e l’immodificabilità della stessa nel corso del rapporto. Pertanto, nelle situazioni aziendali complesse, in cui la sostituzione non è riferita ad una singola persona, ma ad una funzione produttiva specifica, occasionalmente scoperta, l’apposizione del termine deve considerarsi legittima se l’enunciazione dell’esigenza di sostituire lavoratori assenti – da sola insufficiente ad assolvere l’onere di specificazione delle ragioni stesse – risulti integrata dall’indicazione di elementi ulteriori (quali l’ambito territoriale di riferimento, il luogo della prestazione lavorativa, le mansioni dei lavoratori da sostituire, il diritto degli stessi alla conservazione del posto di lavoro) che consentano di determinare il numero dei lavoratori da sostituire, ancorchè non identificati nominativamente, ferma restando, in ogni caso, la verificabilità della sussistenza effettiva del prospettato presupposto di legittimità.” (cfr. da ultimo Cass. 11/05/2016 n. 9675). che ritiene il Collegio si debba accogliere il primo motivo di ricorso, restando assorbito l’esame degli altri riguardanti questioni in ordine logico successive e consequenziali, e che la sentenza cassata debba essere rinviata alla Corte di appello di Roma, in diversa composizione, che in applicazione dei citati principi riesamini le censure proposte nell’appello.

che alla Corte del rinvio è demandata la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

 

La Corte, accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri. Cassa la sentenza in relazione al motivo accolto e rinvia alla Corte di appello di Roma, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 27 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 27 luglio 2017

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