Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18635 del 23/09/2016


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Cassazione civile sez. trib., 23/09/2016, (ud. 12/04/2016, dep. 23/09/2016), n.18635

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIELLI Stefano – Presidente –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 1665/2011 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) SRL IN LIQUIDAZIONE;

– intimato –

nonchè da:

FALLIMENTO (OMISSIS) SRL IN LIQUIDAZIONE in persona del Curatore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA LUCREZIO CARO 62, presso lo

studio dell’avvocato SEBASTIANO RIBAUDO, rappresentato e difeso

dall’avvocato ALDO ALGANI giusta delega a margine;

– controricorso con ricorso incidentale condizionato –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE;

– intimato –

avverso la sentenza n. 274/2009 della COMM. TRIB. REG. della

LOMBARDIA SEZ. DIST. di BRESCIA, depositata il 17/11/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

12/04/2016 dal Consigliere Dott. PAOLA VELLA;

udito per il ricorrente l’Avvocato PALATIELLO che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso principale e il rigetto del ricorso

incidentale;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CUOMO Luigi, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Con avviso di accertamento relativo a Irpeg, Irap e Iva dell’anno 2005, l’Agenzia delle entrate rideterminava il reddito di impresa della società “(OMISSIS) s.r.l. (OMISSIS) in liquidazione”, recuperando a tassazione costi ritenuti non deducibili perchè afferenti ad operazioni inesistenti, sulla base di fatture emesse dalla società “Grandi Strutture s.r.l.”. Tanto la C.T.P. di Bergamo quanto la C.T.R. della Lombardia si pronunciavano in senso favorevole alla contribuente.

Per la cassazione della sentenza d’appello n. 274/63/09, depositata il 19.11.2009, l’Agenzia delle entrate propone ricorso articolato su due motivi, cui la curatela fallimentare della società intimata resiste con controricorso, proponendo ricorso incidentale condizionato, affidato ad un unico motivo, corredato da memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo, parte ricorrente lamenta l’insufficienza della motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), sulla scorta del seguente momento di sintesi: “ai fini del giudizio era decisivo appurare se gli elementi addotti dall’Ufficio a pag. 3, primo cpv dell’appello (assenza di prova dell’acquisto di materiale di costruzione e di disponibilità di attrezzare, dichiarazioni dei dipendenti, abituale fatturazione generica quanto a cantieri e luoghi) deponessero o meno, secondo l’id quod plerumque accidit, per la natura non operativa della Grandi Strutture srl (fatto rilevante per il presente motivo insieme agli indizi indiziari) anche dal punto di vista della sua conoscibilità da parte della (OMISSIS) secondo l’ordinaria diligenza. Per motivare adeguatamente su tale fatto, la CTR avrebbe dovuto esaminare i citati elementi e chiarire le ragioni per cui – a suo avviso – essi non possedevano la forte valenza indiziaria assunta dall’Ufficio, quanto all’inesistenza operativa della Grandi Strutture srl e alla conoscibilità di tale situazione da parte della soc. (OMISSIS)”.

2. Il secondo mezzo, formulato sempre in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), attiene invece alla omessa motivazione su un fatto controverso e decisivo, alla luce del seguente momento di sintesi: “la CTR ha accertato in punto di fatto, quale circostanza decisiva per l’operatività della Grandi Strutture srl, che risulterebbe “documentata la regolarità retributiva e contributiva” della citata società, sostanzialmente sulla base del rinvenimento del libro infortuni e del libro matricola. Non ha però illustrato le ragioni per cui una tale circostanza, anche ove dimostrata, dovesse comprovare la capacità delle Grandi Strutture srl di realizzare i lavori fatturati, mentre le risultanze in possesso dell’Ufficio indicavano che era priva di strutture idonee allo scopo, sicchè è impedito il controllo dell’iter logico seguito”.

3. Entrambi i motivi, che in quanto connessi possono essere esaminati, congiuntamente, vanno respinti perchè inammissibili.

4. Invero il giudice d’appello, dopo aver premesso che, trattandosi pacificamente di operazioni non oggettivamente, ma solo soggettivamente inesistenti, sarebbe stato onere dell’ufficio “fornire gli elementi volti a far supporre che la ricorrente acquirente sia stata l’artefice della falsità ideologica delle fatture o quanto meno che fosse a conoscenza della condotta illecita del soggetto che formalmente risulta indicato nelle fatture”, ha rilevato come una simile prova non fosse stata offerta dall’ufficio, poichè “l’avvenuto disconoscimento da parte di alcuni operai della Grandi Strutture s.r.l. non era riferito ai cantieri afferenti la società contribuente appellata per i quali, al contrario, risultava documentata – mediante libro infortuni e libro matricola – la regolarità retributiva e contributiva della Grandi Strutture S.r.l. come pure la predisposizione degli stati di avanzamento lavori e dei piani integrativi di sicurezza”.

5. A fronte di una motivazione che indica puntualmente il materiale probatorio acquisito e vagliato ai fini del giudizio, le censure mosse integrano a ben vedere una doglianza di non condivisione – piuttosto che di insufficienza o di omissione – del percorso motivazionale del giudice di merito.

6. Questa Corte ha però ripetutamente chiarito che il ricorso per cassazione non rappresenta un terzo grado di giudizio, attraverso il quale far valere la pretesa ingiustizia della sentenza impugnata, bensì un rimedio impugnatorio a critica vincolata e a cognizione determinata dall’ambito dei vizi dedotti, per cui è inammissibile un ricorso che tenda a sollecitare una nuova valutazione di risultanze di fatto ormai cristallizzate quoad effectum, trasformando surrettiziamente il giudizio di legittimità in un nuovo grado di merito, ove ridiscutere analiticamente il contenuto e la maggiore o minore attendibilità di fatti storici e vicende processuali, nonchè le opzioni valutative espresse dal giudice d’appello, “quasi che nuove istanze di fungibilità nella ricostruzione dei fatti di causa fossero ancora legittimamente proponibili dinanzi al giudice di legittimità” (Cass. s.u. n. 7931/13; conf. Cass. n. 3396/15 e n. 12264/14).

7. Costituisce altresì ius receptum che il controllo di adeguatezza e logicità del giudizio di fatto, consentito dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), nella versione vigente ratione temporis, non può debordare nella revisione del ragionamento decisorio, altrimenti risolvendosi in una vera e propria riformulazione del giudizio di fatto, incompatibile con la funzione assegnata dall’ordinamento al giudizio di legittimità (cfr., ex plurimis, Cass. nn. 959, 961 e 14233 del 2015), spettando in via esclusiva al giudice di merito la selezione degli elementi del suo convincimento (cfr. Cass. n. 26860 del 2014, n. 962 del 2015).

8. L’inammissibilità dei motivi rende superfluo, per difetto di interesse, l’esame del motivo di ricorso incidentale condizionato, con cui la società controricorrente ha riproposto, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), la questione di nullità dell’avviso di accertamento, per violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, con riferimento alla L. n. 241 del 1990, art. 3 e alla L. n. 212 del 2000, artt. 7, 10 e 12.

9. Al rigetto del ricorso segue la condanna di parte ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibili i motivi del ricorso principale, con assorbimento del ricorso incidentale condizionato, e condanna l’Agenzia delle entrate alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.500,00 (di cui Euro 200,00 per esborsi) oltre rimborso forfetario ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 12 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 23 settembre 2016

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