Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18633 del 12/09/2011

Cassazione civile sez. I, 12/09/2011, (ud. 14/06/2011, dep. 12/09/2011), n.18633

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCCIOLI Maria Gabriella – Presidente –

Dott. FELICETTI Francesco – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – rel. Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

D.M.A. (c.f. (OMISSIS)), D.M.M.

I. (C.F. (OMISSIS)), D.M.D. (C.F.

(OMISSIS)), DE.MA.AN. (C.F. (OMISSIS)),

D.M.G. (C.F. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliati in ROMA, PIAZZA COLA DI RIENZO 68, presso l’avvocato

RISTORI PIERPAOLO, rappresentati e difesi dagli avvocati SAGGIOMO

ALBERTO, VIOLANTE ALFONSO, SORRENTINO VINCENZO, giusta procura a

margine del controricorso;

– controricorrenti –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositato il

23/01/2008, n. 51547/06 R.G.A.D.;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

14/06/2011 dal Consigliere Dott. VITTORIO RAGONESI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUCCI Costantino che ha concluso per il rigetto del primo motivo,

inammissibilità del secondo.

Fatto

IN FATTO ED IN DIRITTO

Il Ministero della Giustizia ha proposto ricorso per cassazione sulla base di due motivi avverso il provvedimento emesso dalla Corte d’appello di Roma, in data 23.1.08, con cui il detto Ministero veniva condannato ex L. n. 89 del 2001 al pagamento di un indennizzo di Euro 4500,00 in favore di D.M.A., De.Ma.An., D. M.D., D.M.G. e D.M.M. I. per l’eccessivo protrarsi di due procedimenti riuniti in tema di rilascio di un terreno e domanda di indennità di illegittima occupazione iniziati nel 1996 e terminati nel 2005. Gli intimati hanno resistito con controricorso.

Il decreto impugnato ha accolto la domanda di equo indennizzo per danno non patrimoniale nella misura dianzi specificata avendo accertato una durata irragionevole di anni tre circa sulla base di una ritenuta durata ragionevole di anni quattro per l’unico grado di giudizio, cui ha aggiunto due anni addebitabili al comportamento delle parti.

Con il primo motivo di ricorso il Ministero deduce la nullità del decreto impugnato per essere stato lo stesso sottoscritto unicamente dal Presidente del collegio, mentre, trattandosi di un provvedimento collegiale e decisorio avente natura di sentenza, doveva essere sottoscritto anche dal giudice relatore.

Il motivo è infondato.

Questa Corte ha già avuto occasione di affermare che il provvedimento con cui, a norma della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 3, comma 6, la corte di appello pronuncia sul ricorso è emesso nella forma del decreto (immediatamente esecutivo ed impugnabile per cassazione) e, pertanto, sebbene abbia forma collegiale e natura decisoria, esso deve essere sottoscritto, secondo quanto disposto dall’art. 135 c.p.c., comma 4, dal solo presidente del collegio, senza che sia necessaria la firma del relatore. (Cass. 2969/06).

Con il secondo motivo il Ministero prospetta una carente od insufficiente motivazione in ordine alla complessità dei due giudizi riuniti ed alla diversa data di inizio degli stessi.

Il motivo è palesemente infondato dal momento che la Corte d’appello ha valutato tali giudizi come un unico giudizio, onde nessuna distinzione doveva essere fatta circa la rispettiva complessità mentre la durata non poteva che essere determinata quanto al momento d’inizio dal momento in cui è stato proposto il primo giudizio cui successivamente è stato riunito il secondo.

In conclusione il ricorso va respinto. Segue alla soccombenza la condanna al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il Ministero al pagamento delle spese di causa, liquidate in Euro 600,00 per onorari, oltre Euro 100,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 14 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 12 settembre 2011

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