Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18616 del 27/07/2017


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Civile Ord. Sez. 2 Num. 18616 Anno 2017
Presidente: MAZZACANE VINCENZO
Relatore: ABETE LUIGI

ORDINANZA
sul ricorso 15349 – 2013 R.G. proposto da:
MASSARI GIOVANNI – c.f. MSSGNN38P06D493S – elettivamente domiciliato in
Roma, al viale Bruno Buozzi, n. 99, presso lo studio dell’avvocato professor
Roberto Poli che lo rappresenta e difende in virtù di procura speciale per scrittura
autenticata per notar Guidi in data 19.1.2015.
RICORRENTE
contro
CORALLINI COSTANTINA – c.f. CRLCTN23D45D493L – CORALLINI EUFRASIA c.f. CRLFRS25C68D493Y – rappresentate e difese congiuntamente
disgiuntamente in virtù di procura speciale a margine del controricorso
dall’avvocato Silvana Forniti e dall’avvocato Maria Carmela Pernice ed
elettivamente domiciliate in Roma, alla via N. Ricciotti, n. 11, presso lo studio
dell’avvocato Alessandro Boschi.
CONTRORICORRENTE
avverso la sentenza n. 2184 dei 9.3/24.4.2012 della corte d’appello di Roma,

/(0250

Data pubblicazione: 27/07/2017

udita la relazione nella camera di consiglio del 7 aprile 2017 del consigliere dott.
Luigi Abete,
MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO
Con atto notificato il 15.7.1994 Costantina Corallini ed Eufrasia Corallini
citavano a comparire dinanzi al tribunale di Roma Giovanni Massari.

data 15.1.1994 di Costanza Balestrieri, deceduta il 3.4.1994; che il convenuto
fosse condannato alla restituzione dei beni immobili oggetto delle disposizioni
testamentarie, a rendere il conto dei frutti indebitamente percepiti ed a risarcire i
danni tutti cagionati; che si facesse luogo alla divisione dei cespiti ereditari tra gli
aventi diritto.
Si costituiva Giovanni Massari.
Instava per il rigetto dell’avversa domanda.
Espletata c.t.u., con sentenza n. 16691/2008 il giudice adito dichiarava la
nullità del testamento, dichiarava aperta la successione di Costanza Balestrieri in
favore delle attrici, sue eredi legittime, condannava il convenuto alla restituzione
degli immobili ricompresi nell’asse, alle spese di lite e di c.t.u., rigettava ogni
ulteriore domanda.
Avverso tale sentenza proponeva appello Giovanni Massari.
Resistevano Costantina Corallini ed Eufrasia Corallini; spiegavano appello
incidentale.
Espletata nuova c.t.u. grafologica, con sentenza n. 2184 dei 9.3/24.4.2012 la
corte d’appello di Roma rigettava il gravame principale, accoglieva il gravame
incidentale e, per l’effetto, condannava l’appellante a pagare alle appellate le

Chiedevano che si dichiarasse la nullità, siccome apocrifo, del testamento in

somme di euro 46.606,38 e di euro 63.319,51, oltre interessi, nonché a
rimborsare alle appellate le spese del grado e della ulteriore c.t.u..
Esplicitava la corte, in ordine al primo motivo dell’appello principale, che
l’esame delle dichiarazioni dei testi escussi in primo grado dava ragione
dell’inattendibilità del teste Michele Ferrigno, indicato dal Massari; che in ogni

testimoniale non valevano a dar ragione dell’esistenza tra la Balestrieri e
l’appellante principale di “un legame così stretto da giustificare un debito di
riconoscenza della defunta verso sig. Massari, al punto da doverla
spingere a lasciare al medesimo tutti i suoi beni preferendolo alle sue parenti”
(così sentenza d’appello, pag. 3).
Esplicitava la corte, in ordine al secondo, al terzo ed al quarto motivo
dell’appello principale, che il c.t.u. nominato in seconde cure, considerate tra
l’altro le note dei consulenti tecnici di parte e dei loro coadiutori medici, aveva
con “ampia, dettagliata e motivata relazione (…) concluso affermando che il
testamento olografo in oggetto era apocrifo perché (…)” (così
sentenza d’appello, pagg. 3 – 4), così confermando, “nonostante le eccezioni di
parte appellante e le deduzioni tecniche dei suoi C.T.P.” (così sentenza d’appello,
pag. 4), le conclusioni cui era pervenuto l’ausiliario officiato in prime cure; che
dunque, valutato il contenuto della relazione redatta dal c.t.u. nominato in grado
d’appello “in rapporto alle critiche sollevate dai due c.t.p. dell’appellante”
sentenza d’appello, pag. 5),

(così

la decisione del tribunale andava senz’altro

confermata.
Esplicitava la corte, in ordine all’appello incidentale, segnatamente in ordine
alla domanda di Costantina ed Eufrasia Corallini finalizzata a conseguire il
3

caso il tribunale aveva correttamente opinato nel senso che gli esiti della prova

riconoscimento dell’indennità per l’occupazione dell’immobile da parte del Massari
a decorrere dal 1994, epoca del decesso della Balestrieri, che – per quel che
rileva in questa sede – l’ hereditatis petitio esperita dalle originarie attrici era
“implicitamente riferita anche ad una richiesta di rendiconto per il possesso
esclusivo di colui che esse contestavano essere erede della dante causa” (così

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso Giovanni Massari; ne ha chiesto
sulla scorta di quattro motivi la cassazione con ogni susseguente statuizione
anche in ordine alle spese di lite.
Costantina Corallini ed Eufrasia Corallini hanno depositato controricorso;
hanno chiesto dichiararsi inammissibile ovvero rigettarsi l’avverso ricorso con il
favore delle spese.
Il ricorrente ha depositato memoria.
Previamente deve reputarsi tamquam non esset la costituzione dall’avvocato
Antonio Strillacci per il ricorrente “come da procura in calce al presente atto”
ovvero in calce alla memoria in data 22.3.2017.
Si rileva invero che il giudizio di prime cure ha avuto inizio con atto dì
citazione notificato il 15.7.1994, il giudizio di seconde cure con citazione
notificata il 9/16.2.2009.
Non si applica pertanto l’inciso, di cui al

10 co., dell’art. 83 cod. proc. civ.

“ovvero della memoria di nomina del nuovo difensore, in aggiunta o in
sostituzione del difensore originariamente designato”, inciso aggiunto a decorrere
dal 4.7.2009 dall’art. 45, 9° co., lett. a), della legge n. 69/2009 ed applicabile, ai
sensi dell’art. 58, 1° co., della medesima legge ai giudizi iniziati dopo la data
anzidetta, ossia iniziati in primo grado successivamente a tale data (l’espressione
“giudizio” deve essere intesa similmente a quanto ritenuto da questa Corte – con

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sentenza d’appello, pag. 9).

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riferimento all’art. 90 della legge n. 353/1990 – con la pronuncia n. 11301 del
16.5.2007, secondo cui, ai fini della disciplina transitoria dettata dall’art. 90 della
legge n. 353/1990 (secondo la quale ai “giudizi pendenti” alla data del 30 aprile
1995 si applicano le disposizioni vigenti anteriormente a tale data), per stabilire
se alle cause in corso a detta data trovi applicazione tale disposizione o il nuovo

di introduzione del giudizio di merito, solitamente coincidente con quella di
notificazione della citazione davanti al giudice di primo grado).
Su tale scorta riveste valenza conseguentemente l’insegnamento di questa
Corte secondo cui nel giudizio di cassazione la procura speciale non può essere
rilasciata a margine o in calce ad atti diversi dal ricorso o dal controricorso,
stante il tassativo disposto dell’art. 83, 3° co., cod. proc. civ., che implica la
necessaria esclusione dell’utilizzabilità di atti diversi da quelli suindicati; perciò,
se la procura non è rilasciata contestualmente a tali atti, è necessario il suo
conferimento nella forma prevista dal 2° co. dello stesso articolo, cioè con atto
pubblico o con scrittura privata autenticata, facenti riferimento agli elementi
essenziali del giudizio, quali l’indicazione delle parti e della sentenza impugnata;
né ad una conclusione diversa può pervenirsi nel caso in cui debba sostituirsi il
difensore nominato con il ricorso, deceduto nelle more del giudizio, non
rispondendo alla disciplina del giudizio di cassazione il deposito di atti redatti dal
nuovo difensore su cui possa essere apposta la procura speciale (Cass. sez. un.
12.6.2006, n. 13537).
Con il primo motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360, 1° co., nn.
3, 4 e 5, cod. proc. civ., il vizio di motivazione della impugnata sentenza per
omessa, errata o insufficiente valutazione delle prove e per illogicità/arbitrarietà
nell’attribuzione della loro valenza causale.

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regime processuale introdotto dalla stessa legge, si deve far riferimento alla data

Deduce che ha errato la corte di merito allorché ha reputato inutile la
testimonianza di Michele Ferrigno; che la corte distrettuale ha del tutto omesso
di considerare una serie di circostanze ed in particolare la cospicua
documentazione agli atti senza dubbio idonea a dar ragione del legame
sussistente tra egli ricorrente e la Balestrieri; che al contempo risultano

ovvero dal teste che a giudizio della corte territoriale avrebbe smentito quanto
affermato dal teste Ferrigno.
Con il secondo motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360, 10 co., n.
5, cod. proc. civ., il vizio di motivazione della impugnata sentenza per omessa,
errata o insufficiente valutazione delle prove e per illogicità/arbitrarietà
nell’attribuzione della loro valenza causale; omessa, incongrua o carente
motivazione; travisamento di prove decisive; omessa, insufficiente e
contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia.
Deduce che ha errato la corte di Roma, allorché ha ritenuto corretta l’indagine
del consulente officiato in prime cure, che ha limitato “la sua analisi alla verifica
della genuinità della sottoscrizione, prescindendo dall’esame del corpo dell’atto”
(così ricorso, pag. 5); che in pari tempo “l’esame della grafia della testatrice
avrebbe dovuto essere compiuto utilizzando tutti gli elementi disponibili per
avvalorarne o escluderne l’autenticità” (così ricorso, pag. 5); che “una analisi più
esaustiva tramite la comparazione degli altri scritti (…) avrebbe potuto condurre
a diverso esito” (così ricorso, pag. 6).
Con il terzo motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360, 1° co., n. 3,
cod. proc. civ. la violazione dell’art. 2702 cod. civ. e degli artt. 214 e 221 e ss.
cod. proc. civ..

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intrinsecamente contraddittorie le dichiarazioni rese dal teste Antonio Costantini,

Deduce che le controparti hanno “ritenuto di contestare la validità del
testamento olografo tramite semplice disconoscimento della scrittura privata”
(così ricorso, pag. 6); che viceversa avrebbero dovuto avvalersi della querela di
falso.
Deduce che la corte capitolina ha condiviso acriticamente le conclusioni del

conclusioni del proprio coadiutore medico; che la corte d’appello ha del tutto
omesso la disamina delle censure formulate dai propri consulenti alla relazione di
c.t.u.; che in particolare Costanza Balestrieri era affetta da miastenia gravis con
altalenante indebolimento delle funzioni neuromuscolari, sicché la sua grafia era
“fortemente influenzata dalle sue condizioni (…) estremamente mutevoli (…), che
potevano condurre alla redazione di scritti apparentemente vergati da soggetti
diversi” (così ricorso, pagg. 9 – 10); che in questo quadro il proprio consulente ha
spiegato che “l’indagine calligrafica andava condotta non tanto sulle differenze
(…), bensì sulle caratteristiche uniche della grafia (…), sulla sua personalizzata
gestualità costruttiva” (così ricorso, pag. 11).
Con il quarto motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360, 1° co., nn.
3, 4 e 5, cod. proc. civ. la violazione e falsa applicazione degli artt. 112, 113, 1°
co., 132, 2° co., n. 4, cod. proc. civ., dell’art. 118 disp. att. cod. proc. civ. e degli
artt. 1147 e 1148 cod. civ.; l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione.
Deduce che la corte di merito è incorsa in vizio di ultrapetizione, allorché ha
riferito implicitamente alla domanda di petizione ereditaria la richiesta di
rendiconto per il possesso esclusivo dei cespiti.
Deduce che la sentenza impugnata ha indicato “i fatti di causa in maniera
generica, vaga ed erronea, senza dare contezza, neppure in sintesi, delle
puntuali eccezioni sollevate da parte convenuta” (così ricorso, pag. 27).
7

consulente officiato in seconde cure, il quale a sua volta ha recepito tout court le

Deduce che la corte distrettuale nel ricalcolo dei frutti maturati dal giorno del
decesso della de cuius, per nulla ha tenuto conto della sua buona fede.
Il primo, il secondo ed il terzo motivo sono strettamente connessi.
Il che ne suggerisce l’esame contestuale.
I medesimi motivi in ogni caso sono destituiti di fondamento.

testimoniale, la valutazione del giudice di merito in ordine all’attendibilità dei
testimoni escussi si sottrae al controllo di legittimità allorché sia corredata siccome nel caso di specie – da motivazione sufficiente, logica, non
contraddittoria e rispettosa della normativa vigente in materia

(cfr. Cass.

24.5.2013, n. 12988).
Si rappresenta con precipuo riferimento al secondo motivo che, in tema di
nullità del testamento olografo, il requisito della sottoscrizione, previsto dall’art.
602 cod. civ. distintamente dall’autografia delle disposizioni nello stesso
testamento contenute, ha la finalità di soddisfare l’imprescindibile esigenza di
avere l’assoluta certezza non solo della loro riferibilità al testatore, già assicurata
dall’olografia, ma anche dell’inequivocabile paternità e responsabilità del
medesimo che, dopo avere redatto il testamento – anche in tempi diversi – abbia
disposto del suo patrimonio senza alcun ripensamento (cfr. Cass. 23.6.2005, n.
13487); che di conseguenza l’apocrifia della sottoscrizione esclude, di per sé, in
radice la riconducibilità dell’atto di ultima volontà al testatore

(cfr. Cass.

4.7.2012, n. 11195).
Si rappresenta con precipuo riferimento al terzo motivo che la parte che
contesta l’autenticità del testamento olografo deve proporre domanda di
accertamento negativo della provenienza della scrittura, e grava su di essa

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Si rappresenta con precipuo riferimento al primo motivo che, in tema di prova

l’onere della relativa prova, secondo i principi generali dettati in tema di
accertamento negativo (cfr. Cass. sez. un. 15.6.2015, n. 12307).
In questi termini, ancorché l’indirizzo giurisprudenziale antecedente al testé
riferito insegnamento delle sezioni unite fosse propenso a privilegiare la querela
di falso (cfr. Cass. 24.5.2012, n. 8272, secondo cui pur potendo le scritture

parti, un diverso trattamento deve riservarsi a quelle, come il testamento
olografo, la cui natura conferisce loro un’incidenza sostanziale e processuale
intrinsecamente elevata, tale da richiedere la querela di falso onde contestarne
l’autenticità), l’esperimento del rimedio di cui agli artt. 221 e ss. cod. proc. civ.
non si prospetta come imprescindibile.
Si rappresenta comunque che la deduzione di un vizio di motivazione della
sentenza impugnata conferisce al giudice di legittimità non il potere di
riesaminare il merito della intera vicenda processuale sottoposta al suo vaglio,
bensì la sola facoltà di controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della
coerenza logico – formale, delle argomentazioni svolte dal giudice del merito, al
quale spetta, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio
convincimento, di assumere e valutare le prove, di controllarne l’attendibilità e la
concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle
ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi,
dando, così, liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova
acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge (cfr. Cass. 9.8.2007, n.
17477; Cass. 7.6.2005, n. 11789).
Si rappresenta in particolare che, ai fini di una corretta decisione, il giudice
del merito non è tenuto a valutare analiticamente tutte le risultanze processuali,
né a confutare singolarmente le argomentazioni prospettate dalle parti, essendo
9

private provenienti da terzi estranei alla lite essere liberamente contestate dalle

invece sufficiente che egli, dopo averle vagliate nel loro complesso, indichi gli
elementi sui quali intende fondare il suo convincimento e l’iter seguito nella
valutazione degli stessi e per le proprie conclusioni, implicitamente disattendendo
quelli logicamente incompatibili con la decisione adottata (cfr. Cass. 10.5.2000,

n. 6023).

corte territoriale risulta in toto ineccepibile sul piano della correttezza giuridica ed
assolutamente congruo e coerente sul piano logico – formale.

Più esattamente la corte romana, siccome si è premesso, ha vagliato nel
complesso – non ha quindi obliterato la disamina di punti decisivi – e dipoi ha in
maniera inappuntabile selezionato il materiale probatorio cui ha inteso ancorare il
suo dictum, altresì palesando in forma nitida e coerente il percorso decisorio
seguito.
Ciò viepiù se si tiene conto, per un verso, che la consulenza disposta in
seconde cure “ha dato un esito che conferma le conclusioni cui pervenne il
consulente tecnico nominato dal tribunale” (così sentenza d’appello, pag. 4); per
altro verso, che il giudice del merito, quando aderisce alle conclusioni del
consulente tecnico che nella relazione abbia tenuto conto, replicandovi, dei rilievi
dei consulenti di parte (“non va trascurato, al fine di evidenziare le ragioni di

totale adesione alle conclusioni del nuovo C.T.U., quanto la stessa (anche con
l’ausilio del suo coadiutore medico/neurologo) ha chiarito a confutazione delle
critiche sollevate dai due C.T.P. dell’appellante”: così sentenza d’appello, pag. 4),
esaurisce l’obbligo della motivazione con l’indicazione delle fonti del suo
convincimento, e non deve necessariamente soffermarsi anche sulle contrarie
allegazioni dei consulenti tecnici di parte, che, sebbene non espressamente
confutate, restano implicitamente disattese perché incompatibili, senza che possa

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Nei termini testé enunciati l’iter motivazionale che sorregge il dictum della

configurarsi vizio di motivazione, in quanto le critiche di parte, che tendono al
riesame degli elementi di giudizio già valutati dal consulente tecnico, si risolvono
in mere argomentazioni difensive (cfr. Cass. (ord.) 2.2.2015, n. 1815; cfr. Cass.
9.1.2009, n. 282).
In ogni caso ed a rigore con i motivi in disamina il ricorrente null’altro

acquisiti (“non è stato rilevato che il Sig. Massari, anni prima del decesso della de
cuius, (…)”: così ricorso, pag. 3; “la prova di tale collaborazione (…) è
rappresentata (…)”: così ricorso, pag. 3; “tuttavia, lo stesso teste precisa, subito
dopo, che (…)”: così ricorso, pag. 4; “quello che la Corte omette, nella sua errata
valutazione, è che (…)”: così ricorso, pag. 5; “dalle prove documentali e
testimoniali del processo si evince che l’anziana testatrice (…)”: così ricorso, pag.
9; “l’errata interpretazione data da Barbini alle conseguenze della miastenia ha
provocato l’erronea valutazione della c.t.u. che è pervenuta a conclusioni errata
su un argomento decisivo, sulle quali si è basata la sentenza impugnata”: così
ricorso, pag. 26).
I motivi dunque involgono gli aspetti del giudizio – interni al discrezionale
ambito di valutazione degli elementi di prova e di apprezzamento dei fatti afferenti al libero convincimento del giudice e non ai possibili vizi del percorso
formativo di siffatto convincimento rilevanti nel segno dell’art. 360, 1° co., n. 5),
cod. proc. civ..
I motivi del ricorso pertanto si risolvono in una inammissibile istanza di
revisione delle valutazioni e dei convincimenti del giudice di merito e perciò in
una richiesta diretta all’ottenimento di una nuova pronuncia sul fatto, estranea
alla natura ed alle finalità del giudizio di cassazione (cfr. Cass. 26.3.2010, n.
7394; Cass. sez. lav. 7.6.2005, n. 11789).
11

prospetta se non un preteso migliore e più appagante coordinamento dei dati

Il quarto motivo parimenti è destituito di fondamento.
Si osserva in primo luogo che l’ hereditatis petito, ovvero l’azione nel caso di
specie dalle originarie attrici esperita (la “petitio hereditatis” ha natura di azione
reale, volta a conseguire il rilascio dei beni ereditari da colui che li possegga,
vantando un titolo successorio che non gli compete (possessore pro herede),

l’accertamento della sola qualità ereditaria dell’attore o di diritti che a costui
spettano “iure hereditatis”, qualora siano contestati dalla controparte: cfr. Cass.
2.8.2001, n. 10557), fondandosi sulla allegazione dello status di erede ed avendo
per oggetto i beni intesi come elementi costitutivi

dell’universum ius,

indipendentemente dallo specifico titolo in base al quale il de cuius ne aveva il
possesso, ha carattere “universale” (cfr. Cass. 9.4.1969, n. 1144).
Il carattere “universale” dell’ hereditatis petito, ossia dell’azione esperita,
rende del tutto ingiustificato il prefigurato vizio di ultrapetizione.
Si osserva in secondo luogo – in relazione alla seconda ragione di censura
veicolata dal motivo in disamina – che la conformità della sentenza al modello di
cui all’art. 132, n. 4, cod. proc. civ., e l’osservanza degli artt. 115 e 116 cod.
proc. civ. non richiedono che il giudice di merito dia conto dell’esame di tutte le
prove prodotte o comunque acquisite e di tutte le tesi prospettate dalle parti,
essendo necessario e sufficiente che egli esponga, in maniera concisa, gli
elementi in fatto ed in diritto posti a fondamento della sua decisione, offrendo
una motivazione logica ed adeguata, evidenziando le prove ritenute idonee a
confortarla, dovendo reputarsi per implicito disattesi tutti gli argomenti, le tesi e i
rilievi che, seppure non espressamente esaminati, siano incompatibili con la
soluzione adottata e con l’iter argomentativo seguito (cfr. Cass. 9.5.2003, n.
7058; Cass. 20.11.2009, n. 24542).
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ovvero senza alcun titolo (possessore pro possessore), e presuppone

Si osserva infine che del tutto generica è la terza ragione di censura concernete l’asserita buona fede del ricorrente – veicolata dal motivo de quo (in
parte qua si condivide la prospettazione di genericità delle controricorrenti).
Il rigetto del ricorso giustifica la condanna del ricorrente al rimborso della
spese del presente giudizio di legittimità.

13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115/2002 (comma 1 quater introdotto dall’art. 1,
comma 17, della legge 24.12.2012, n. 228), il ricorrente sia tenuto a versare un
ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa
impugnazione a norma del comma 1 bis dell’art. 13 del d.p.r. cit..

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente, Giovanni Massari, a
rimborsare alle controricorrenti, Costantina Corallini ed Eufrasia Corallini, le
spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano nel complesso in euro
3.700,00, di cui euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario delle spese
generali nella misura del 15%, i.v.a. e cassa come per legge; ai sensi dell’art.
13, comma 1 quater, d.p.r. 30.5.2002, n. 115, dà atto della sussistenza dei
presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a
titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione ai
sensi dell’art. 13, comma 1 bis, d.p.r. n. 115/2002.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio della II sez. civ. della Corte
Suprema di Cassazione, il 7 aprile 2017.
Il presidente
dott. V4-icenzo Mazzacane

‘o Giudiziario
NERI

DEPOSITATO IN CANCELLERIA
Roma,

2 7 LUG. 2017

13

Il ricorso è datato 6.6.2013. Sussistono i presupposti perché, ai sensi dell’art.

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