Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18607 del 12/09/2011

Cassazione civile sez. I, 12/09/2011, (ud. 28/03/2011, dep. 12/09/2011), n.18607

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARNEVALE Corrado – Presidente –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. DI VIRGILIO Maria Rosa – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato e

domiciliato in Roma via dei Portoghesi 12 presso i suoi uffici;

– ricorrente –

contro

F.A.;

– intimata –

avverso il decreto della Corte di Appello di Roma, sezione per la

trattazione dei ricorsi ex L. n. 89 del 2001, emesso il 17 dicembre

2007, depositato il 24 luglio 2008, R.G. n. 51231/06;

udita la relazione della causa svolta all’udienza del 28 marzo 2011

dal Consigliere Dott. Giacinto Bisogni;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni che ha concluso per l’accoglimento dei primi

due motivi del ricorso, assorbiti gli altri.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Ministero della Giustizia ricorre per cassazione contro il decreto della Corte di appello di Roma che lo ha condannato al pagamento in favore di F.A. della somma di 5.000,00 Euro a titolo di equa riparazione del danno morale conseguente alla durata non ragionevole del processo instaurato nei confronti dell’INPS presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per ottenere il riconoscimento del suo diritto all’indennità di maternità, durato dal 18 luglio 1995 al 3 marzo 2004. La Corte di appello ha ritenuto che la durata ragionevole del giudizio di primo grado sia stata superata nel caso in esame stimando in cinque anni la durata eccessiva e liquidando in 5.000,00 Euro la somma spettante alla ricorrente.

Il Ministero della Giustizia propone sei motivi di impugnazione. Non svolge difese l’intimata.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso si deduce la violazione e falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 4 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4. La ricorrente ritiene tardiva la proposizione del ricorso davanti la Corte di appello rilevando che il giudizio è stato definito con sentenza depositata il 3 marzo 2004 passata in giudicato il 3 marzo 2005 e che il ricorso ex L. n. 89 del 2001 è stato proposto solo in data 10 marzo 2006.

Con il secondo motivo di ricorso si deduce l’omesso esame su un fatto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5.

Il ricorrente si riferisce all’omesso esame della eccezione di prescrizione della pretesa risarcitoria sollevata dal Ministero.

Con il terzo motivo di ricorso si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 2934-2946 cod. civ. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. Il ricorrente sottopone alla Corte il seguente quesito di diritto: se in considerazione della struttura non unitaria (ovvero di fattispecie a formazione progressiva) del diritto alìindennità per eccessiva durata di processo presupposto, lo stesso non maturi – in termini obiettivi – con il cumularsi di periodi di eccessiva durata e pertanto se stante il maturarsi del diritto all’equa riparazione nella pendenza del procedimento presupposto il suddetto diritto non sia soggetto a prescrizione estintiva decennale ex art. 2934 – 2946 cod. civ. Con il quarto motivo di ricorso si deduce la violazione e falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 4 nonchè dell’art. 2934 c.c., comma 2, degli artt. 2935, 2941 e 2942 del cod. civ. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. Il ricorrente sottopone alla Corte il seguente quesito di diritto: se il decorso del termine prescrizionale del diritto all’equa riparazione in pendenza del procedimento presupposto non sia impedito – ex art. 2935 c.c. – dalla condizione soggettiva del titolare il quale è ben conscio del fattore lesivo e dell’entità dello stesso in relazione a parametri predeterminati con riferimento a casi analoghi elaborati in sede giurisprudenziale.

Con il quinto motivo di ricorso si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 2934 c.c. e della L. n. 94 del 2001, art. 2 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. Il ricorrente sottopone alla Corte il seguente quesito di diritto: se il diritto all’equa riparazione non costituisca norma speciale (per diversità di disciplina e di presupposti) rispetto all’art. 6 della C.E.D.U. unica e/o identica essendo (sotto il profilo sostanziale) la posizione di diritto soggettivo fatta valere, salva la diversità della sede giurisdizionale in cui viene esercitata la relativa tutela – in terna in un caso – internazionale nell’altro. Quanto sopra stante il rilievo processuale della normativa di cui alla L. n. 89 del 2001 rispetto alla disciplina dell’art. 6 C.E.D.U. Con il sesto motivo di ricorso si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 11 preleggi, comma 1 e art. 12 preleggi, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. Il ricorrente sottopone alla Corte il seguente quesito di diritto: se stante il rilievo processuale della L. n. 89 del 2001 la stessa non trovi applicazione ai processi in corso alla data di entrata in vigore della normativa suddetta con relativa (sul piano sostanziale) applicabilità della disciplina interna in materia di prescrizione estintiva (essendo comunque per il periodo pregresso la medesima situazione soggettiva avente struttura di fattispecie a formazione progressiva, ma perfezionatasi in data successiva alla nuova legge,tutelata nella competente sede internazionale con relativo immediato riconoscimento ai fini dell’ordinamento interno).

Il primo motivo di ricorso è fondato e comporta l’assorbimento dei restanti.

La Corte di appello di Roma, nel decreto impugnato, rileva che il giudizio presupposto dell’azione di equo indennizzo ex L. n. 89 del 2001 è stato definito con sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere depositata il 3 marzo 2004. Successivamente con ricorso depositato presso la Cancelleria della Corte di appello di Roma il 10 marzo 2006 la F. ha chiesto la condanna del Ministero della Giustizia al risarcimento dei danni derivati dalla irragionevole durata del processo svoltosi davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Risulta quindi violato il disposto della L. n. 89 del 2001, art. 4 secondo cui la domanda di riparazione può essere proposta durante la pendenza del procedimento nel cui ambito la violazione si assume verificata, ovvero, a pena di decadenza, entro sei mesi dal momento in cui la decisione, che conclude il medesimo procedimento, è divenuta definitiva.

La Corte di appello avrebbe dovuto dunque dichiarare l’inammissibilità del ricorso proposto dalla F.. Il decreto va pertanto cassato con decisione nel merito di inammissibilità del ricorso introduttivo del giudizio ex L. n. 89 del 2001. Le spese del giudizio di merito e di legittimità vanno poste a carico della F..

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti i restanti, cassa il decreto impugnato e, decidendo nel merito, dichiara inammissibile il ricorso proposto da F.A. davanti la Corte di appello di Roma. Condanna la F. al pagamento delle spese processuali liquidate in complessivi Euro 1.200,00, di cui 500,00 per onorari, 600,00 per diritti e 100,00 per spese, per il giudizio di merito e in complessivi Euro 1.500,00, di cui 1.400,00 Euro per onorari e 100,00 Euro per spese, per il giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 28 marzo 2011.

Depositato in Cancelleria il 12 settembre 2011

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