Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18606 del 07/09/2020

Cassazione civile sez. I, 07/09/2020, (ud. 03/07/2020, dep. 07/09/2020), n.18606

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19040/2015 proposto da:

PORTO DI ARENZANO spa, in persona del legale rappresentante p.t.,

elettivamente domiciliata in Roma, Via Asiago 8, presso lo studio

dell’Avvocato Silvia Villani, che la rappresenta e difende

unitamente e disgiuntamente agli Avvocati Roberto Damonte, e Santo

Durelli, giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

REGIONE LIGURIA, elettivamente domiciliata in Roma, Viale Giulio

Cesare n. 14, presso lo studio dell’Avvocato Gabriele Pafundi, che

la rappresenta e difende unitamente e disgiuntamente all’Avvocato

Marina Crovetto, giusta procura speciale a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 75/2015 della Corte d’appello di Genova,

depositata il 21/01/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

3/07/2020 da Dott. IOFRIDA GIULIA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– la Corte d’appello di Genova, con sentenza n. 75/2015, depositata in data 21/1/2015, – in controversia promossa dalla Porto di Arenzano spa nei confronti della Regione Liguria per sentire accertare l’illegittimità della revoca, da parte della Regione, di un contributo comunitario di Euro 143.710,88, concessole per la realizzazione di attrezzature per la banchina utilizzata da pescatori professionisti, – ha confermato la decisione di primo grado, che aveva respinto le domande attoree;

– in particolare, i giudici d’appello hanno rilevato l’inammissibilità dei primi due motivi di gravame, per difetto di specificità, e comunque la loro infondatezza nel merito, ribadendo che la società Porto di Arenzano spa doveva qualificarsi come organismo di diritto pubblico, sulla base dell’art. 1, lett. b) della Direttiva del Consiglio 92/50/CEE, recepita dal D.Lgs. n. 65 del 2000 e poi dal D.Lgs. n. 163 del 2006, in attuazione delle Direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE, avendo il Comune la maggioranza delle azioni ed il controllo sulla gestione ed essendo stato istituita la società per soddisfare bisogni di interesse sociale, essendo l’oggetto rappresentato dalla partecipazione all’ottimizzazione delle risorse turistiche ed ambientali del Comune di Arenzano e del territorio limitrofo, senza scopo di lucro;

– avverso la suddetta pronuncia, la Porto di Arenzano spa propone ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, nei confronti della Regione Liguria (che resiste con controricorso);

– la ricorrente lamenta: 1) con il primo ed il secondo motivo, la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, dell’art. 342 c.p.c. in relazione alla ritenuta inammissibilità del primo e del secondo motivo di appello aventi, rispettivamente, ad oggetto la confutazione del ritenuto controllo dell’Ente pubblico sula Porto di Arenzano spa e della ricorrenza in capo alla stessa società del ritenuto requisito finalistico previsto per gli organismi di diritto pubblico; 2) con il terzo motivo, la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, della Direttiva del Consiglio 18/6/1992 n. 92/50/CEE L. n. 109 del 1994, art. 1, lett. b) nonchè art. 2, comma 7 per avere la Corte d’appello qualificato la Porto di Arenzano spa come organismo di diritto pubblico; 3) con il quarto motivo, vengono riproposte le questioni di legittimità costituzionale della L.R. n. 8 del 1991, art. 14 per contrasto con gli artt. 3 e 97 Cost..

– con atto del febbraio 2020, la ricorrente ha dichiarato di non avere più interesse alla prosecuzione del giudizio, essendo addivenuta ad una composizione transattiva della vertenza con Regione Liguria, anche in punto di spese del presente giudizio di legittimità; l’atto di rinuncia è stato sottoscritto per accettazione dai difensori della controricorrente;

Diritto

RITENUTO

che:

-va di conseguenza dichiarato estinto il giudizio, ai sensi degli artt. 390 e 391 c.p.c.;

– non v’è luogo a provvedere sulle spese processuali, stante l’accettazione della rinunzia da parte della controricorrente;

-non ricorrono neppure i presupposti processuali per il pagamento del doppio contributo, in quanto, in tema di impugnazioni, la “ratio” del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che pone a carico del ricorrente rimasto soccombente l’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, va individuata nella finalità di scoraggiare le impugnazioni dilatorie o pretestuose, sicchè tale meccanismo sanzionatorio si applica per l’inammissibilità originaria del gravame (nella specie, ricorso per cassazione) ma non per quella sopravvenuta (Cass., n. 13636 del 2015).

P.Q.M.

La Corte dichiara estinto il giudizio.

Così deciso in Roma, il 3 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 7 settembre 2020

 

 

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