Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18602 del 13/07/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 18602 Anno 2018
Presidente: ARMANO ULIANA
Relatore: SCARANO LUIGI ALESSANDRO

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 10515-2017 R.G. proposto da:
CEI PIETRO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA POMEZIA
44, presso lo studio dell’avvocato SUSANNA FERRI, rappresentato e
difeso dall’avvocato PIERO SUSINI;

– ricorrente Contro
OLEIFICI CEI CALCI IN LIQUIDAZIONE SRL, in persona del
legale rappresenta pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,
LARGO DI TORRE ARGENTINA 11, presso lo studio
dell’avvocato EMANUELE LI PUMA, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato CRISTIANA CARCELLI;

– resistente –

Data pubblicazione: 13/07/2018

avverso la sentenza n. 325/2017 del TRIBUNALE di PISA, depositata
il 27/03/2017;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 19/12/2017 dal Consigliere Dott. LUIGI
ALESSANDRO SCARANO;

Sostituto Procuratore Generale CORRADO MISTRI, che conclude
per l’infondatezza dell’istanza di regolamento di competenza proposta
da Pietro Cei avverso la sentenza pronunciata in data 27 marzo 2017,
dal Tribunale di Pisa in composizione monocratica, nel procedimento
n. 5988/2014 R.G., con conseguente rigetto della medesima e
dichiarazione della competenza della sezione specializzata in materia di
impresa del Tribunale di Firenze alla trattazione della suddetta
controversia.

Ric. 2017 n. 10515 sez. M3 – ud. 19-12-2017
-2-

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del

Rg. 10515/2018

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Il sig. Pietro Cei propone istanza di regolamento di competenza
ex art. 42 c.p.c., sulla base di unico motivo, avverso la sentenza Trib.
Pisa 27/3/2017 di accoglimento dell’eccezione di incompetenza
sollevata dalla società Oleifici Cei Calci s.r.l. in liq. in relazione alla

azionata avente ad oggetto somma asseritamente spettantegli giusta
contratto a titolo di «rimborso delle utenze di acqua, energia
elettrica e riscaldamento» relativa ad immobile condotto in
locazione, con conseguente declaratoria della competenza del
Tribunale delle imprese di Firenze, stante il fondamento della pretesa,
la controversia riguardando «squisitamente rapporti societari con
univoco coinvolgimento sia degli interessi della stessa società
opponente in liquidazione e, comunque, di quelli del singolo unico
socio che aveva acquisito, medio tempore, anche i crediti di altri soci
interessati».
Resiste con memoria difensiva ex art. 47 c.p.c. la società
Oleifici Cei Calci s.r.l. in liq.
Con requisitoria scritta d.d. 11/10/2017 il P.G. presso questa
Corte ha chiesto il rigetto del ricorso, con declaratoria della
competenza del Tribunale delle imprese di Firenze.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con unico motivo il ricorrente denunzia «erronea declaratoria
di incompetenza».
Lamenta che «in realtà … il credito lamentato … scaturisce da
un contratto di locazione vero e proprio e non da un contratto
societario o parasocietario. L’unico documento che contempla infatti il
canone di locazione e l’obbligo della parte locatrice di accollarseli,
perché compresi nel canone … è il contratto di locazione 13/2/1995
stipulato con l’assistenza delle rispettive associazioni di categoria …
che ha regolato il rapporto per più di 20 anni … che anche la stessa
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domanda nei suoi confronti in origine monitoriamente dal primo

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società locatrice ha più volte considerato come l’unico negozio
regolatore del rapporto. In particolare, il contratto aveva stabilito,
con l’art. 4, che il canone ( comprensivo delle utenze, eccetera ) non
fosse materialmente pagato dal conduttore ma conteggiato nella
busta paga finché il signor Cei fosse rimasto alle dipendenze della

dipendente … fosse pagato effettivamente dal conduttore».
Si duole non essersi considerato che il «contratto ha tutti i
contenuti e le caratteristiche di un ordinario contratto tipo di
locazione, così come disciplinato dalla legge n. 392/1978» e che
«la natura essenzialmente locatizia del rapporto … è stata
riconosciuta dallo stesso rappresentante della società, ossia il
liquidatore dr. Orsini, quando ha intimato lo sfratto per finita
locazione come documentato dalla sentenza 3/10/2008 del
Tribunale di Pisa» che è ormai passata in giudicato, sicché
«impedisce ovviamente un’altra decisione sullo stesso contendere,
costituito dalla sentenza della Corte di Appello 28/2/2012 … con la
quale è stata esplicitamente dichiarata la natura locatizia della
controversia».
Il motivo è inammissibile.
Va anzitutto osservato che il regolamento di competenza,
essendo configurato ( salvo il caso in cui sia rivolto a risolvere un
conflitto virtuale di competenza ) come uno specifico mezzo di
impugnazione avverso i provvedimenti che pronunziano sulla
competenza, deve contenere tutti gli elementi previsti dall’art. 366
c.p.c., in ordine ai quali l’art. 47 c.p.c. non disponga una
regolamentazione differenziata ( cfr. Cass., 21/7/2006, n. 16752 ),
sicché anche il requisito di cui al n. 6 del 10 comma del citato art. 366
c.p.c. va imprescindibilmente osservato ( v. Cass., 27/11/2012, n.
21070; Cass., 23/7/2012, n. 12830; Cass., 23/09/2009, n. 20535;
Cass., 21/7/2006, n. 16752 ; Cass., 13/7/2004, n. 12912; Cass.,
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società e che, una volta venuto meno tale rapporto di lavoro

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13/11/2000, n. 14699 ), la parte essendo tenuta, oltre a richiamare
gli atti e i documenti del giudizio di merito, anche a riprodurli nel
ricorso e ad indicare in quale sede processuale siano stati prodotti (v.
Cass., 30/7/2015, n. 16134 ).
Orbene, atteso che allorquando l’errata individuazione del

nella specie comporti l’instaurazione del giudizio dinanzi ad un
tribunale diverso da quello in cui è istituita la sezione specializzata
territorialmente competente, la ripartizione della competenza tra le
sezioni specializzate e quelle ordinarie dà luogo ad una questione di
competenza in senso tecnico, e non già alla mera distribuzione degli
affari ( cfr. Cass., 29/3/2018, n. 7882; Cass., 27/10/2016, n. 21744
), va osservato che nel caso il ricorso è redatto in violazione del
requisito richiesto ex art. 366, 1° co. n. 6, c.p.c., atteso che la
ricorrente fa richiamo ad atti e documenti del giudizio di merito [ es.,
al «contratto di locazione immobiliare registrato a Pisa il
22/2/1995», all’«atto di citazione notificato [ il ] 27/10/2014 ed
iscritto a ruolo il 5/11/2014», allo «sfratto per finita locazione»,
alla «sentenza della Corte di Appello 28/2/2012» ] di cui lamenta
la mancata o erronea valutazione, limitandosi a meramente
richiamarli, senza invero debitamente -per la parte d’interesse in
questa sede- riprodurli nel ricorso.
E’ al riguardo appena il caso di sottolineare che i requisiti di
formazione del ricorso per cassazione ex art. 366 c.p.c. vanno
indefettibilmente osservati, a pena di inammissibilità del medesimo.
Essi rilevano infatti ai fini della relativa giuridica esistenza e
conseguente ammissibilità, assumendo pregiudiziale e prodromica
rilevanza in vista del vaglio della relativa fondatezza nel merito, che
in loro difetto rimane invero al giudice imprescindibilmente precluso
(cfr. Cass., 6/7/2015, n. 13827; Cass., 18/3/2015, n. 5424; Cass.,
12/11/2014, n. 24135; Cass., 18/10/2014, n. 21519; Cass.,
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giudice competente per materia a conoscere della controversia come

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30/9/2014, n. 20594; Cass., 19/6/2014, n. 13984; Cass., 20/1/2014,
n. 987; Cass., 28/5/2013, n. 13190; Cass., 20/3/2013, n. 6990;
Cass., 20/7/2012, n. 12664; Cass., 23/7/2009, n. 17253; Cass.,
19/4/2006, n. 9076; Cass., 23/1/2006, n. 1221 ).
Né può assumere in contrario rilievo la circostanza che questa

Risponde invero a principio consolidato nella giurisprudenza di
legittimità che il requisito prescritto al n. 6 dell’art. 366 c.p.c. deve
essere dal ricorrente comunque rispettato nella redazione del ricorso
per cassazione ( come ripetutamente affermato in particolare con
riferimento all’ipotesi ex art. 112 c.p.c.: cfr. Cass., Sez. Un.,
14/5/2010, n. 11730; Cass., 17/1/2007, n. 978. E, da ultimo, Cass.,
13/2/2018, n. 3406 ), giacché pur essendo la Corte di legittimità
giudice anche del fatto (processuale), con potere-dovere di procedere
direttamente all’esame e all’interpretazione degli atti processuali,
preliminare ad ogni altra questione si prospetta invero quella
concernente l’ammissibilità del motivo in relazione ai termini in cui è
stato esposto, con la conseguenza che solo quando sia stata accertata
la sussistenza di tale ammissibilità diviene possibile valutare la
fondatezza del motivo medesimo, sicché esclusivamente nell’ambito
di quest’ultima valutazione la Corte Suprema di Cassazione può e
deve procedere direttamente all’esame ed all’interpretazione degli atti
processuali ( v. Cass., 23/1/2006, n. 1221, e, conformemente, Cass.,
13/3/2007, n. 5836; Cass., 17/1/2012, n. 539, 6 Cass., 20/7/2012,
n. 12664, nonché, da ultimo, Cass., 24/3/2016, n. 5934, Cass.,
25/9/2017, n. 22333 e Cass., 13/2/2018, n. 3406 ).
A tale stregua, l’accertamento in fatto e le relative valutazioni
operate nell’impugnata sentenza risultano invero non idoneamente
censurate dall’odierna ricorrente.
Va pertanto disposta la prosecuzione del giudizio avanti al
Tribunale delle imprese di Firenze.
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Corte sia in tale ipotesi (anche) “giudice del fatto”.

Rg. 10515/2018

Spese rimesse.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Spese rimesse.

Ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115,

sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della
ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a
quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art.
13.

Roma, 19/12/2017

come modif. dalla I. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della

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