Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18600 del 13/07/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 18600 Anno 2018
Presidente: ARMANO ULIANA
Relatore: D’ARRIGO COSIMO

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 23301-2016 R.G. proposto da:
INPS – Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, in persona del
legale rappresentante, elettivamente domiciliato in Roma, via Cesare
Beccaria, n. 29, presso l’Avvocatura centrale dell’Istituto
rappresentato e difeso dagli avvocati Antonieta Coretti, Vincenzo
Triolo, Vincenzo Stumpo;
– ricorrente contro
ANGELA TARANTINO, elettivamente domiciliata in Roma, via Rodi, n.
32, presso lo studio dell’avvocato Giuseppina Bonito, rappresentata e
difesa da sé stessa;
– resistente avverso la sentenza n. 1190/2016 del Tribunale di Foggia, depositata
il 19/04/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 29/11/2017 dal Consigliere Dott. Cosimo D’Arrigo.

Data pubblicazione: 13/07/2018

RITENUTO

L’I.N.P.S. ha proposto ricorso, affidandosi a cinque motivi, per la
cassazione della sentenza con cui il Tribunale di Foggia ha accolto
l’opposizione agli atti esecutivi proposta dall’avvocato Angela
Tarantino contro il provvedimento con cui il giudice dell’esecuzione

intrapresa per recuperare crediti professionali da difensore
distrattario.
L’intimata ha depositato una «memoria di costituzione».
Il consigliere relatore, ritenuta la sussistenza dei presupposti di cui
all’art. 380-bis cod. proc. civ. (come modificato dal comma 1, lett. e),
dell’art. 1-bis d.l. 31 agosto 2016, n. 168, conv. con modif. dalla I. 25
ottobre 2016, n. 197), ha formulato proposta di trattazione del
ricorso in camera di consiglio non partecipata.
CONSIDERATO

In considerazione dei motivi dedotti e delle ragioni della decisione, la
motivazione del presente provvedimento può essere redatta in forma
semplificata.
Ha priorità logica, ed efficacia assorbente rispetto alle ulteriori
censure, il secondo motivo di ricorso, con il quale si denuncia la
violazione e falsa applicazione del combinato disposto degli artt. 93,
409, 617, 618 e 618-bis cod. proc. civ. Il motivo è manifestamente
fondato.
Infatti, il credito azionato l’intimata, riconosciuta difensore distrattario
in un provvedimento del giudice del lavoro, non condivide la natura
del credito principale, in relazione al quale si è formato il titolo
esecutivo. La relativa opposizione agli atti esecutivi, pertanto, è
soggetta al rito ordinario (Cass. nn. 24691/2010, 17134/2005,
11804/2007); sicché doveva essere introdotta con atto di citazione e
non con ricorso.

Ric. 2016 n. 23301 sez. M3 – ud. 29-11-2017

-2-

aveva definito l’espropriazione presso terzi dalla stessa Tarantino

Consegue che la stessa, proposta con un atto introduttivo erroneo, si
sarebbe potuta considerare tempestiva – e quindi ammissibile – solo
nel caso in cui l’atto fosse stato notificato entro il termine a tale scopo
fissato all’esito della fase sommaria dell’opposizione (Cass. nn.
19264/2012 e 1152/2011; più di recente, in controversie analoghe:

21179, 21180, 23896, 23897, 23898, 23899, 23903, 23904, 23905,
24835, 24837, tutte del 2017).
Tanto non è avvenuto nella specie, visto che erroneamente
l’opponente ha introdotto l’opposizione con ricorso al giudice,
notificato all’I.N.P.S. oltre il termine perentorio previsto per
l’introduzione del giudizio di merito.
Lo stesso precedente invocato dalla controricorrente (Sez. 6 – 3,
Ordinanza n. 1227 del 18 gennaio 2017) depone nel senso anzidetto,
in quanto ribadisce il principio per il quale «a norma dell’art. 618 cod.
proc. civ., l’introduzione del giudizio di merito nel termine perentorio
fissato dal giudice dell’esecuzione, all’esito dell’esaurimento della fase
sommaria, deve avvenire con la forma dell’atto introduttivo relativa al
rito con cui va trattata l’opposizione nella fase a cognizione piena».
Poiché, come s’è visto, nel caso di specie l’opposizione nella fase a
cognizione piena andava trattata con il rito ordinario, la forma
dell’atto introduttivo doveva quindi essere quella della citazione e non
del ricorso.
Va, quindi, accolto il secondo motivo di ricorso, con assorbimento dei
restanti. La sentenza impugnata va cassata e, non essendo necessari
ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito,
dichiarando inammissibile per tardività l’opposizione agli atti esecutivi
proposta dalla parte qui intimata.
Per le spese del giudizio di merito e per quelle del giudizio di
cassazione si provvede, sulla base del principio della soccombenza,
come in dispositivo.

Ric. 2016 n. 23301 sez. M3 – ud. 29-11-2017

Cass. ordd. nn. 9654, 11415, 12032, 12034, 14336, 14337, 18326,

P.Q.M.
accoglie il secondo motivo di ricorso, assorbiti i restanti, cassa la
sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara inammissibile
l’opposizione agli atti esecutivi proposta da Angela Tarantino.
Condanna l’intimata al pagamento in favore dell’INPS delle spese del

pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida nella
complessiva somma di C 2.500,00, oltre rimborso del contributo
unificato ed C 200,00 per esborsi, nonché spese generali ed accessori
come per legge.

Così deciso in Roma, il 29 novembre 2017.

giudizio di merito, che liquida in complessivi C 630,00, ed al

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