Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18591 del 09/09/2011

Cassazione civile sez. I, 09/09/2011, (ud. 13/07/2011, dep. 09/09/2011), n.18591

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – rel. Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

G.S.A., con domicilio eletto in Roma, via Anapo n.

29, presso l’Avv. Gizzi Massimo che lo rappresenta e difende come da

procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro-tempore,

rappresentato e difeso, per legge, dall’Avvocatura generale dello

Stato, e presso gli Uffici di questa domiciliato in Roma, Via dei

Portoghesi, n. 12;

– controricorrente –

per la cassazione del decreto della Corte d’appello di Firenze

depositato il 30 gennaio 2009.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

giorno 13 luglio 2011 dal Consigliere relatore Dott. Vittorio

Zanichelli;

sentite le richieste del P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. PRATIS Pierfelice che ha concluso per il rigetto del

ricorso;

udito l’Avv. Massimo Gitti.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

G.S.A. ricorre per cassazione nei confronti del decreto in epigrafe della Corte d’appello che ha dichiarato inammissibile per intervenuta decadenza il suo ricorso con il quale è stata proposta domanda di riconoscimento dell’equa riparazione per violazione dei termini di ragionevole durata del processo penale nell’ambito del quale era stato indagato svoltosi dal giugno 1999 al 28 febbraio 2008.

Resiste l’Amministrazione con controricorso.

Il Collegio ha disposto la redazione della motivazione in forma semplificata.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

L’unico motivo di ricorso con il quale si deduce violazione di legge per avere la Corte d’appello ritenuto inammissibile il ricorso depositato in data 10 ottobre 2008 sul presupposto che il termine semestrale di decadenza di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 4, in caso di archiviazione in sede penale, decorra dalla data del decreto (nella specie depositato il 28 febbraio 2008) e non dall’effettiva conoscenza dello stesso è infondato in quanto la Corte ha già enunciato il principio secondo cui “In tema di ragionevole durata del processo, la L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 4, nello stabilire che la domanda di equa riparazione deve essere proposta, a pena di decadenza, entro sei mesi del “momento in cui la decisione è divenuta definitiva”, fa specifico riferimento alla decisione che conclude il procedimento” e, cioè, a quella finale che, come tale, è in linea di principio immutabile non appena viene ad esistenza, non essendo ulteriormente impugnabile (salvo che in alcune ipotesi tassativamente previste). Ne consegue che il decreto di archiviazione pronunciato ai sensi dell’art. 414 cod. proc. pen., riguardo al quale, pur essendo possibile la riapertura delle indagini senza limiti di tempo, non è prevista una fase successiva collegata alla proposizione di mezzi di impugnazione da esperire entro un determinato termine, deve considerarsi conclusivo del procedimento e, quindi, agli effetti della decorrenza del termine decadenziale per la proposizione della domanda di equa riparazione, definitivo” (Sez. 1, Sentenza n. 11734 del 18/05/2006).

Nella fattispecie, oltretutto, risulta che il ricorrente avrebbe avuto conoscenza dell’intervenuta archiviazione in data 18 aprile 2008 e quindi avrebbe potuto agevolmente attivarsi nel termine decadenziale.

Il ricorso deve dunque essere rigettato.

Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese che liquida in Euro 1.000, oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 13 luglio 2011.

Depositato in Cancelleria il 9 settembre 2011

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