Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18582 del 09/09/2011

Cassazione civile sez. II, 09/09/2011, (ud. 26/01/2011, dep. 09/09/2011), n.18582

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIOLA Roberto Michele – Presidente –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – rel. Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

N.M. (OMISSIS), in proprio e n. q. di eredi di

A.M.G. elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

DARDANELLI 37, presso lo studio dell’avvocato CAMPANELLI GIUSEPPE,

rappresentato e difeso dall’avvocato LIUZZI PALMIRO CARLO;

– ricorrente –

e contro

N.G. (OMISSIS), N.T.

(OMISSIS), N.C. (OMISSIS) (non

notificato), N.R. (OMISSIS); F.

V., F.S.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 10/2004 della C.A. di Lecce SEZ. DIST. DI

TARANTO, depositata il 15/01/2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

26/01/2011 dal Consigliere Dott. MARIA ROSARIA SAN GIORGIO;

udito l’Avvocato Giuffrè Francesca con delega depositata in udienza

dell’Avv. Liuzzi Palmiro Carlo difensore del ricorrente che si

riporta agli atti;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

VELARDI Maurizio che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – Con atto di citazione del 13 marzo 1992, N.M. e A.M.G., coniugi in regime di comunione di beni, chiesero al Tribunale di Taranto di dichiarare che la scrittura privata del 3 aprile 1985, contenente la divisione bonaria dell’azienda Nisi, che in parte era stata acquistata dai coniugi R.F.- F.V. e per la restante parte era pervenuta in eredità alla F., erede legittima di M. G., era sottoscritta da essi stessi, dalla F. e dal suo procuratore, e di procedere allo scioglimento della comunione.

Si costituirono in giudizio gli eredi di F.R., V. e F.S., coniuge e figlia della stessa, i quali denunciarono l’inammissibilità delle pretese avverse, la litispendenza del giudizio rispetto a quello di divisione promosso dagli attori dinanzi allo stesso Tribunale, la continenza rispetto alle domande in quella sede spiegate, e, nel merito, disconobbero la firma di F.R., e, in via riconvenzionale, insistettero per la dichiarazione di nullità o annullamento della transazione – divisione contenuta in detta scrittura.

2. – Dopo una lunga istruttoria, il Tribunale adito dichiarò nulla la transazione contenuta nella scrittura privata del 3 aprile 1985.

3. – La Corte d’appello di Lecce, con sentenza poi cassata da questa corte, rilevata la presenza dell’erede testamentaria della G., S. F., dichiarò nullo il giudizio svoltosi innanzi al Tribunale di Taranto per mancata integrazione del contraddittorio.

4. – Riassunta la causa dinanzi a detto Tribunale, questo, con sentenza non definitiva confermata dalla Corte d’appello di Lecce, dichiarò i coniugi N.A. comproprietari prò indiviso per i quattro ottavi dell’azienda agricola e per la restante pari quota comproprietari per tre ottavi F.S. e per un ottavo F.V., dichiarando nulla la transazione del 3 aprile 1985, e disponendo il prosieguo del giudizio. Quindi, con sentenza definitiva, il tribunale, approvato il progetto di divisione predisposto dal giudice istruttore, divise il compendio nella misura detta tra gli aventi diritto, revocando il sequestro giudiziario, disponendo in ordine alle somme depositate sul libretto vincolato.

5. – La sentenza fu impugnata da V. e F.S., che ne dedussero la illegittimità per avere errato nella valutazione dei beni, per essersi appiattita sulle conclusioni della c.t.u. e per aver inserito nella divisione beni costituenti particelle non comprese fra quelle descritte nella precedente sentenza non definitiva.

Le censure furono ritenute infondate dalla Corte d’appello di Lecce con sentenza depositata il 15 gennaio 2004.

6. – Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso N. M., anche quale erede della moglie.

7. – Questa Corte, rilevato che il N. non aveva dimostrato la propria qualità di erede, con ordinanza del 22 aprile 2010, ha disposto la integrazione del contraddittorio nei confronti di A. M.G., e, se deceduta, nei confronti degli eredi, nel termine di sessanta giorni dalla comunicazione del provvedimento.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Il ricorrente N.M. ha depositato una memoria con la quale fa presente di aver richiesto l’adempimento notificatorio prescritto all’Unep presso la Corte d’appello di Lecce in data 3 settembre 2010, essendo la scadenza del termine concessogli per l’incombente fissata al 17 settembre 2010. Peraltro, l’atto di integrazione del contraddittorio destinato a N.C. non era stato notificato per essere risultato lo stesso, in base alle ordinarie forme di pubblicità anagrafica, detenuto in una non meglio identificata struttura carceraria, mentre, quanto a N. G., la notifica era stata effettuata ai sensi dell’art. 140 cod. proc. civ., ed allo stato, non gli era stato ancora restituito l’avviso di ricevimento. Il ricorrente chiede di essere rimesso in termini per gli adempimenti notificatori nei confronti degli eredi della A., ritenendo oggettivamente impedita la integrazione del contraddittorio per fatto a lui non imputabile.

2.1. – La richiesta non può trovare accoglimento.

2.2. – Deve, al riguardo, richiamarsi l’orientamento espresso da Cass., S.U., sent. n. 627 del 2008, e dalle successive pronunce (fino alla recente sentenza n. 13923 del 2011), secondo il quale la produzione dell’avviso di ricevimento del piego raccomandato contenente la copia del ricorso per cassazione spedita per la notificazione a mezzo del servizio postale ai sensi dell’art. 149 cod. proc. civ., o della raccomandata con la quale l’ufficiale giudiziario da notizia al destinatario dell’avvenuto compimento delle formalità di cui all’art. 140 cod. proc. civ., è richiesta dalla legge esclusivamente in funzione della prova dell’avvenuto perfezionamento del procedimento notificatorio e, dunque, dell’avvenuta instaurazione del contraddittorio. Ne consegue che l’avviso non allegato al ricorso e non depositato successivamente può essere prodotto fino all’udienza di discussione di cui all’art. 379 cod. proc. civ., ma prima che abbia inizio la relazione prevista dal primo comma della citata disposizione, ovvero fino all’adunanza della corte in camera di consiglio di cui all’art. 380 bis cod. proc. civ., anche se non notificato mediante elenco alle altre parti ai sensi dell’art. 372 cod. proc. civ., comma 2. In caso, però, di mancata produzione dell’avviso di ricevimento, ed in assenza di attività difensiva da parte dell’intimato, il ricorso per cassazione è inammissibile, non essendo consentita la concessione di un termine per il deposito e non ricorrendo i presupposti per la rinnovazione della notificazione ai sensi dell’art. 291 cod. proc. civ.; tuttavia, il difensore del ricorrente presente in udienza o all’adunanza della corte in camera di consiglio può domandare di essere rimesso in termini, ai sensi dell’art. 184 bis cod. proc. civ., per il deposito dell’avviso che affermi di non aver ricevuto, offrendo la prova documentale di essersi tempestivamente attivato nel richiedere all’amministrazione postale un duplicato dell’avviso stesso, secondo quanto previsto dalla L. n. 890 del 1982, art. 6, comma 1.

2.3. – Nella specie, tale prova non è stata fornita.

3. – Il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile. Non v’è luogo a provvedimenti sulle spese, non avendo la parte intimata svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 26 gennaio 2011.

Depositato in Cancelleria il 9 settembre 2011

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