Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18576 del 13/07/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 18576 Anno 2018
Presidente: MANNA FELICE
Relatore: ORICCHIO ANTONIO

ORDINANZA
sul ricorso 3355-2017 proposto da:
PARADISO GIOVANNI, elettivamente domiciliato in ROMA,
PIAZZA DEI, GESU 46, presso lo studio dell’avvocato MARCELLA
LOMBARDO, rappresentato e difeso dall’avvocato MARIA
GAI ,ASSO;

– ricorrente contro
RISCOSSIONF, SICILIA SPA;

– intimata avverso la sentenza n. 3277/2016 del TRIBUNALE di PALERMO,
depositata il 21/06/2(116;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 15/03/2018 dal Consigliere Dott. ANTONIO
ORICCHIO.

Data pubblicazione: 13/07/2018

Rilevato che :
è stata impugnata da Paradiso Giovanni la sentenza n.
3277/2016 del Tribunale di Palermo con ricorso fondato su
due ordini di motivi.

Giova, anche al fine di una migliore comprensione della
fattispecie in giudizio, riepilogare , in breve e tenuto conto
del tipo di decisione da adottare, quanto segue.
La gravata decisone del Tribunale di Palermo , riformando
precedente appellata decisione del Giudice di Pace di quella
stessa Città in data 16-19 ottobre 2015, rigettava
l’opposizione proposta dall’odierno ricorrente avverso
l’intimazione di pagamento di cui in atti.
Considerato che :
1.- Col

primo motivo del ricorso si censura il vizio di

violazione e falsa applicazione dell’art. 28 L. n. 689/1981 e
dell’art. 209 C.d.S..
1.1-

L’impugnata sentenza ha -come detto- riformato la

decisione del Giudice rifacendosi a principio di questa Corte
di cui, fra l’altro, alle sentenza n. 5060/2016 e 21365/2010.
Il principio enunciato da tali decisioni di questa Corte è ,
tuttavia, relativo a (differenti) fattispecie inerenti il mancato
pagamento di contributi previdenziali.

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Parte intimata non ha svolto attività difensiva.

Da ciò discende l’erronea valutazione per cui, nell’ipotesi in
esame, l’intimazione di pagamento”non integra un nuovo ed
autonomo atto impositivo” ( Cass. n. 16641/2011) e che,
pertanto, nella fattispecie non poteva essere invocata alcuna
intervenuta prescrizione -quinquennale- ricorrendo, invece e

L’errata affermazione della decisione oggetto di gravame
innanzi a questa Corte , oltre che per l’errato incongruo
rinvio a precedente non consono, emerge ancor più dalla
considerazione che segue.
L’invio di cartella di pagamento da parte dell’Ente riscossore
non seguita nei termini di legge (60 giorni), come nella
fattispecie, da esecuzione forzata ( a mezzo di
pignoramento o attivazione di misure cautelari quali pegno o
ipoteca) è inidonea a far scattare la prescrizione decennale
erroneamente ritenuta dalla gravata decisione.
Più correttamente, invero, il Giudice di prime cure aveva
rilevato l’insussistenza di “alcun atto con effetto interruttivo
della pre s crizione quinquennale di cui all’art. 28 L. n.
689/1981 “, tenuto conto che la cartella di pagamento
risultava notificata il 10/3/2009 e la successiva intimazione
il 26/9/2014.
In conclusione il motivo qui esaminato va accolto ed al
Giudice del rinvio – ritenuta l’inefficacia del preteso atto

3

secondo l’impugnata sentenza, la prescrizione decennale.

interruttivo- spetterà il compito di accertare la natura del
debito ed il relativo termine prescrizionale.
2.- Con il secondo motivo del ricorso si deduce il vizio di
“omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio” ai
sensi dell’art. 360, n. 5 c.p.c..

“qualsivoglia motivazione in ordine alle ragioni che hanno
condotto all’applicazione del termine decennale” .
Il motivo è assorbito.
3.-

Per effetto del suddetto sancito accoglimento

l’impugnata sentenza va cassata con rimessione ad
Tribunale di Palermo, in persona di altro Giudice, che
provvederà alla decisione della corítroversia uniformandosi
al principio innanzi enunciato.

P.Q.M.
La Corte
accoglie il primo motivo del ricorso , assorbito il secondo,
cassa l’impugnatcksentenza in relazione al motivo accolto e
rinvia, anche per le spese, ad Tribunale di Palermo in
persona di altro Giudice.

Così deciso nella Camera di Consiglio della Seconda
Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione il
15 marzo 2018.
Il

iv-

e

Il fatto pretesamente decisivo sarebbe l’omissione di

nPOSITATO IN CANCELLERIA

1 3 LUG. 2 018
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