Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18560 del 10/08/2010

Cassazione civile sez. lav., 10/08/2010, (ud. 02/03/2010, dep. 10/08/2010), n.18560

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio – Consigliere –

Dott. D’AGOSTINO Giancarlo – Consigliere –

Dott. CURCURUTO Filippo – rel. Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

B.A. detta A.M., elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA GAVINANA 2, presso lo studio dell’avvocato MONTI MARIA PAOLA,

rappresentata e difesa dall’avvocato GRECO SALVINO, giusta procura a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

CONDOMINIO IN (OMISSIS) ((OMISSIS)) VIA DEL (OMISSIS)

in persona dell’Amministratore, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA TACITO 41, presso lo studio dell’avvocato BONPIGLIO LUIGI, che lo

rappresenta e difende, giusta procura speciale a margine del

controricorso;

– controricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’AVVOCATURA

CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli Avvocati CORETTI

ANTONIETTA, MARITATO LELIO, CORRERA FABRIZIO, giusta procura in calce

al ricorso notificato;

– resistente –

contro

CONDOMINIO DI VIA DI (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 7412/2006 della CORTE D’APPELLO di ROMA del

27/10/06, depositata il 05/03/2007;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

02/03/2010 dal Consigliere Relatore Dott. FILIPPO CURCURUTO;

è presente il P.G. in persona del Dott. IGNAZIO PATRONE.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che:

1. Con la sentenza in epigrafe la Corte d’Appello di Roma, confermando la sentenza di primo grado, ha respinto le domande proposte, con separati ricorsi, da B.A. contro il Condominio di via (OMISSIS) e il Condominio di via del (OMISSIS) e nei confronti dell’INPS, volta ad ottenere il riconoscimento della natura subordinata dei rapporti di lavoro intrattenuti con i due Condomini sopraindicati, con condanna degli stessi alla regolarizzazione contributiva e al risarcimento del danno per omessa contribuzione, in relazione ai contributi prescritti.

2. La Corte d’Appello ha osservato, in sintesi, che la B. a supporto della propria tesi circa resistenza della subordinazione lavorativa si era limitata ad allegare circostanze non decisive quali l’aver lavorato come pulitrice continuativamente nei periodi da essa indicati alle dipendenze dei due condomini appellati e l’aver percepito un compenso annuo, senza ulteriori indicazioni circa l’importo, mensile ovvero giornaliero ovvero, ancora, orario, della retribuzione percepita, omettendo per contro di allegare altri e più significativi elementi indiziari della subordinazione quali le eventuali direttive del datore e la loro tipologia, le eventuali modalità di controllo dell’orario di lavoro la necessità di giustificare le assenze e di chieder permessi, le modalità concrete di esecuzione della prestazione nei complessi condominiali, l’utilizzazione di mezzi propri dei condomini.

3. La Corte ha infine considerato il versamento dei contributi in favore della B. per il periodo 1976-1979 quale mero indizio per i periodi diversi in relazione ai quali la B. aveva chiesto il riconoscimento del rapporto di lavoro ed ha ritenuto che le allegazioni dei ricorsi, in assenza di specifiche articolazioni sul punto, non fossero idonee a supportare le domande per i periodi di pretesa omessa contribuzione.

4. B.A. chiede la cassazione di questa sentenza con ricorso per un unico motivo.

5. Il Condominio di via (OMISSIS) resiste con controricorso, nel quale eccepisce, fra l’altro, l’inammissibilità del ricorso per inosservanza delle prescrizioni di cui all’art. 366 bis c.p.c..

6. Gli altri intimati non hanno svolto attività difensiva in questa sede.

7. L’unico motivo di ricorso denunzia omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia e dopo una illustrazione di svariate pagine (da 11 a 25) si conclude con il seguente quesito: “Dica la S.C. se sia illogica nonchè ai limiti dell’apparenza la motivazione con cui il giudice abbia respinto la domanda omettendo di esaminare circostanze determinanti emergenti dalla documentazione prodotta, sin dal primo grado e mai contestata, in stretto rapporto di causalità con la soluzione giuridica della controversa; se sia priva di base la ratio decidendi di una sentenza in cui il Giudice abbia omesso di esaminare circostanze tali da invalidare, con un giudizio di certezza e non di mera probabilità, l’efficacia probatoria delle altre risultanze sulle quali il convincimento è stato fondato; se sia viziata la motivazione su un punto decisivo della controversia qualora il giudice di merito abbia omesso di valutarlo in modo che l’omissione si è risolta in un implicito accertamento negativo sulla rilevanza del fatto stesso, ovvero lo abbia valutato in modo insufficiente e illogico”.

8. In tema di formulazione dei motivi del ricorso per cassazione avverso i provvedimenti pubblicati dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 ed impugnati per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, poichè secondo l’art. 366 bis cod. proc. civ., introdotto dalla riforma, nel caso previsto dall’art. 360 cod. proc. civ., n. 5, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione, la relativa censura deve contenere, un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità.

(Cass Sez. Un. 20603/2007).

9. Risulta evidente dalla sola lettura del quesito, sopra testualmente riportato, che tale momento di sintesi (tanto più necessario data l’ampiezza del ricorso e la varietà delle circostanze ivi indicate) è de tutto assente. Nulla vi si dice infatti di quali sarebbero le circostanze decisive e trascurate, costringendo la Corte ad enuclearle dal contesto del ricorso, ossia rendendo necessaria proprio l’operazione che l’art. 366 bis c.p.c., come interpretato dalla giurisprudenza di questa Corte, anche a Sezioni unite intende evitare.

10. Va in ogni caso aggiunto, per mera completezza, che la parte ricorrente, lamentando che la sentenza abbia ignorato taluni documenti che sarebbero stati prodotti in primo grado, non dice però se e in qual modo gli stessi siano stati sottoposti alla valutazione del giudice di appello. Anche sotto tale profilo quindi la censura come formulata non riveste carattere di decisività.

11. In conclusione, il ricorso deve esser rigettato contenendo censure inammissibili, con condanna della parte ricorrente alle spese.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso; condanna la parte ricorrente alle spese in favore della parte controricorrente, liquidate in Euro 30,00 oltre ad Euro 1500,00 per onorari, nonchè IVA, CPA e spese generali.

Così deciso in Roma, il 2 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 10 agosto 2010

 

 

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