Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18553 del 13/07/2018


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Civile Ord. Sez. 3 Num. 18553 Anno 2018
Presidente: VIVALDI ROBERTA
Relatore: MOSCARINI ANNA

ORDINANZA

sul ricorso 26298-2016 proposto da:
NAPODANO MARIA ROSARIA, IOVANE IOLANDA, IOVANE DIEGO,
IOVANE GIANLUIGI, elettivamente domiciliati in ROMA,
VIA GERMANICO 146, presso lo studio dell’avvocato
STEFANIA VERARDI, rappresentati e difesi
dall’avvocato RAFFAELE DIPASQUALE giusta procura
speciale in calce al ricorso;
– ricorrenti 2018
1079

contro

COMUNE DI TERZIGNO in persona del Sindaco RANIERI
FRANCESCO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
ANTONIO BERTOLONI 35, presso lo studio dell’avvocato
FEDERICO CAPPELLA, che lo rappresenta e difende

1

Data pubblicazione: 13/07/2018

giusta procura speciale del Dott. Notaio PAOLINA DE
LIGUORI in CASTELLAMMARE DI STABIA il 27/1/2017, rep.
n. 1115;
– resistente con procura speciale –

avverso la sentenza n. 4415/2015 della CORTE

udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 05/04/2018 dal Consigliere Dott. ANNA
MOSCARINI;

2

D’APPELLO di NAPOLI, depositata il 12/12/2015;

FATTI DI CAUSA
Con atto di citazione del 30/1/2007 Guglielmo Iovane convenne
davanti al Tribunale di Noia il Comune di Terzigno per sentirlo
condannare al risarcimento del danno da esso subìto a causa di un
procedimento penale cui era stato sottoposto in ragione del proprio

quale era andato assolto con la formula “perché il fatto non sussiste”.
Assunse che, in ragione delle norme sul mandato, egli aveva titolo al
rimborso delle spese e al risarcimento degli ulteriori danni, per un
importo di C 800.000. Il Comune di Terzigno si costituì resistendo alla
domanda e formulando riconvenzionale con richiesta di chiamata in
causa del Ministero della Giustizia. Riassunta la causa davanti al
Tribunale di Napoli, competente quale foro territoriale, detto Tribunale
rigettò le domande, sia la principale sia la riconvenzionale,
compensando le spese. Lo Iovane propose appello e la Corte d’Appello
di Napoli rigettò l’appello, ritenendo che le vicende penali che avevano
coinvolto l’appellante erano state soltanto occasionate
dall’espletamento dell’incarico ma non avevano trovato in esso causa
immediata e diretta. Escluso pertanto il nesso causale tra adempimento
del mandato e necessità di pagare le spese di difesa, la Corte d’Appello
di Napoli ha rigettato l’appello.
Avverso la sentenza Maria Rosaria Napodano, Gianluigi, Iolanda e
Diego Iovane, quali coeredi di Guglielmo Iovane, propongono ricorso
per cassazione affidato a due motivi.
Il Comune di Terzigno deposita memoria difensiva.
RAGIONI DELLA DECISIONE
Con il primo motivo i ricorrenti denunciano la violazione e falsa
applicazione dell’art. 1720 c.c. La sentenza sarebbe contraddittoria
laddove, da un lato, individua lo Iovane quale “amministratore”
dell’ente e, dall’altro, omette di considerare che l’incarico di presidente

3

ruolo di presidente del collegio dei revisori dei conti del Comune e dal

del collegio dei revisori dei conti poteva configurare esclusivamente un
rapporto di mandato con l’ente. Il motivo è infondato. L’art. 1720, co.
2 c.c., allorchè stabilisce che il mandante deve risarcire i danni che il
mandatario ha subìto a causa dell’incarico, si riferisce ai danni che sono
conseguenza immediata e diretta dell’incarico di mandato, restando

danno subìto dallo Iovane non dipendeva da ragioni connesse con
l’incarico di revisore, ma da denunce di altri organi pubblici o privati e
non già dall’espletamento in sé dell’attività di mandatario. La
giurisprudenza di questa Corte è consolidata nel senso di escludere,
dall’alveo dei danni risarcibili, le spese che il mandatario abbia
sostenuto per difendersi in un giudizio penale dal quale sia stato anche
prosciolto (Cass., 5, n. 23089 del 14/12/2012; Cass., 1, n. 3737 del
9/3/2012). In tale caso, infatti, la necessità di effettuare le spese di
difesa non si pone in nesso di causalità diretta con l’esecuzione del
mandato, ma tra l’uno e l’altro si pone un elemento intermedio, dovuto
all’attività di una terza persona, pubblica o privata, e costituito
dall’accusa poi rivelatasi infondata.
Con il secondo motivo di ricorso denunciano l’omessa e contraddittoria
motivazione in relazione alla rilevanza degli esiti del procedimento
penale. La sentenza sarebbe censurabile nella parte in cui ha, da un
lato, escluso il nesso eziologico tra il danno e l’espletamento
dell’incarico conferito e, dall’altro, ha escluso la rilevanza del processo
penale sulle vicende di causa. Il motivo è infondato. Correttamente la
Corte d’Appello ha osservato che gli esiti del giudizio penale non sono
rilevanti ai fini della domanda di ristoro avanzata da Iovane e che i
danni trovano la loro ragione nell’esercizio dell’azione penale da parte
della pubblica accusa. Non sussiste alcuna contraddizione tra le due
argomentazioni.

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estranei quei danni per i quali detta condizione non ricorra. Il preteso

Conclusivamente il ricorso va rigettato, con le conseguenze sulle spese
del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo, e sul
raddoppio del contributo unificato.
P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti a pagare, in favore del

7.200 (oltre C 200 per esborsi), più accessori di legge e spese generali
al 15%. Si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento,
da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo
unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma del
comma 1 bis dello stesso art. 13.
Così deciso in Roma, il 5/4/2018
Il Pre..

-nte

Comune resistente, le spese del giudizio di cassazione, liquidate in C

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