Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18536 del 07/09/2020

Cassazione civile sez. VI, 07/09/2020, (ud. 01/07/2020, dep. 07/09/2020), n.18536

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18380-2019 proposto da:

X.M., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO

DI PIETRO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, PROCURA GENERALE PRESSO LA CORTE DI

CASSAZIONE;

– intimati –

avverso il decreto del TRIBUNALE di PERUGIA, depositato il

30/04/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 01/07/2020 dal Consigliere Relatore Dott. IOFRIDA

GIULIA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Tribunale di Perugia, con ordinanza n. cronol. 316/2019, depositata il 30/4/2019, ha respinto la richiesta di X.M., cittadino cinese, proveniente dalla provincia di He nan, di riconoscimento, a seguito di diniego della competente Commissione territoriale, dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria o umanitaria.

In particolare, il Tribunale, all’esito di udienza di comparizione delle parti, ha osservato che il racconto del richiedente (essere stato costretto a lasciare il Paese d’origine, con la moglie, con l’aiuto di un amico che gli aveva procurato i biglietti aerei, in quanto seguace della Chiesa di Dio Onnipotente (Almithy God), dal 2012, essendo stato denunciato alla polizia per avere professato la propria fede e svolto attività di proselitismo ed essendo ricercato dalla stessa) non era credibile, per evidenti contraddizioni tra le dichiarazioni rese dal richiedente e quelle rese dalla di lui moglie (in ordine ad un episodio centrale del racconto, le modalità dell’arresto del suocero, in casa, alla presenza della moglie ovvero durante una riunione tra fedeli, nel corso dell’attività di predicazione) e per le stesse modalità descritte di abbandono del Paese, con un regolare volo di linea (malgrado lo X. fosse un membro di rilievo della sua comunità religiosa e fosse conosciuto come tale dalla polizia, che aveva spiato e registrato con intercettazioni ambientali le sue conversazioni private, emergendo, oltretutto, da fonti internazionali consultate che in Cina la polizia procede all’identificazione degli appartenenti a culti non consentiti, archiviando i dati raccolti), nonchè per la scelta della coppia di lasciare ai suoceri, parimenti o addirittura maggiormente esposti al rischio di persecuzioni, il figlio di quattro anni; non ricorrevano, in ogni caso, i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato; in relazione alla richiesta di protezione sussidiaria, il ricorrente si era limitato ad allegare la violazione dei diritti umani nel Paese di provenienza, senza alcun riferimento alla situazione personale; non sussistevano neppure le condizioni per la protezione per ragioni umanitarie, in difetto di condizioni individuali di elevata vulnerabilità, per motivi personali o di salute.

Avverso la suddetta pronuncia, X.M. propone ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, nei confronti del Ministero dell’Interno (che non svolge difese). E’ stata disposta la trattazione con il rito camerale di cui all’art. 380-bis c.p.c., ritenuti ricorrenti i relativi presupposti. Il ricorrente hga depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorrente lamenta, con unico motivo, la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione al rigetto della richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato, contestando la valutazione di non credibilità operata dal Tribunale.

2. A seguito di proposta del relatore di inammissibilità del ricorso per difetto di procura speciale, indicata nel ricorso, pervenuto in plico postale il 19/6/2019, ma non rinvenuta, come da attestazione del funzionario di Cancelleria, in data 20/2/2020, il ricorrente, nella memoria, ha chiesto dichiarasi, sotto tale profilo, ammissibile il ricorso, deducendo di avere depositato il fascicolo cartaceo contenente la copia analogica della procura alle liti conferita in data 23/5/2019, con relativa attestazione di conformità all’originale.

2. Tanto premesso, in applicazione del principio processuale della “ragione più liquida” – desumibile dagli artt. 24 e 111 Cost. – in base al quale “deve ritenersi consentito al giudice esaminare un motivo di merito, suscettibile di assicurare la definizione del giudizio, anche in presenza di una questione pregiudiziale” (Cass. Sez. U, n. 9936 del 2014), l’unico motivo di ricorso è inammissibile.

Questa Corte ha recentemente chiarito che la valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. n. 251 del 2007 ex art. 3, comma 5, lett. c). Tale apprezzamento di fatto è censurabile in cassazione solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (nella specie nemmeno prospettato) come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, come mancanza assoluta della motivazione, come motivazione apparente, come motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, dovendosi escludere la rilevanza della mera insufficienza di motivazione e l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito (cfr. Cass. n. 3340 del 2019). Sempre questa Corte, peraltro, ha evidenziato che l’accertamento del giudice di merito deve avere anzitutto ad oggetto la credibilità soggettiva della versione del richiedente circa l’esposizione a rischio grave alla vita o alla persona, e qualora le dichiarazioni siano giudicate inattendibili alla stregua degli indicatori di genuinità soggettiva di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, non occorre procedere ad un approfondimento istruttorio officioso circa la prospettata situazione persecutoria nel Paese di origine, salvo che la mancanza di veridicità derivi esclusivamente dall’impossibilità di fornire riscontri probatori (cfr. Cass. n. 16925 del 2018; Cass. n. 33139 del 2018).

Nella specie, il Tribunale ha motivatamente ritenuto non credibile il richiedente, sulla base di un’analisi di contraddittorietà ed intrinseca incoerenza del racconto, e la statuizione non è stata efficacemente censurata.

3. Per tutto quanto sopra esposto, va dichiarato inammissibile il ricorso. Non v’è luogo a provvedere sulle spese processuali, non avendo l’intimato svolto attività difensiva.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso, ove dovuto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 1 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 7 settembre 2020

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