Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18527 del 21/09/2016


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Cassazione civile sez. VI, 21/09/2016, (ud. 19/05/2016, dep. 21/09/2016), n.18527

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso per regolamento 27395/2015 proposto da:

CORRADA SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, V.LE CORTINA D’AMPEZZO, 190 SC.

A, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO CODINI, che la

rappresenta e difende unitamente agli avvocati GIUSEPPE STRANO,

ANTONINO BARLETTA giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

IMS SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ILDEBRANDO GOIRAN 23, presso

lo studio dell’avvocato ADRIANA ROMOLI, rappresentata e difesa

dall’avvocato PAOLO DELLA VEDOVA giusta procura in atti;

– resistente –

sulle conclusioni scritte del P.G. in persona del Dott. ALBERTO

CARDINO, che ha chiesto il rigetto dell’istanza di regolamento di

competenza all’esame;

avverso l’ordinanza n. RG. 17894/2009 del TRIBUNALE di MILANO,

depositata il 15/10/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

19/05/2016 dal Consigliere Relatore ANTONIETTA SCRIMA.

Fatto

FATTO E DIRITTO

1. Corrada S.p.a. ha proposto istanza di regolamento di competenza, illustrata da memoria, avverso l’ordinanza, emessa dal Tribunale di Milano, depositata e comunicata in data 15 ottobre 2015, di sospensione, ex art. 337 c.p.c., comma 2, del processo R.G. n. 17894/2009, relativo ad opposizione a d.i. ed avente ad oggetto la domanda di Corrada S.p.a. di condanna della IMS S.r.l. al pagamento del corrispettivo pattuito con il contratto, stipulato tra le parti, di revisione dello stampo statore modello M161 tipo “Corpack” nonchè la domanda riconvenzionale dell’opponente IMS S.r.l., volta alla risoluzione del medesimo contratto per grave inadempimento dell’opposta Corrada S.p.a. e alla condanna di quest’ultima al risarcimento dei danni.

1.1. La società ricorrente ha rappresentato che il processo era già stato sospeso ex art. 295 c.p.c., con ordinanza del 30 giugno 2010 in attesa della decisione della causa pendente presso il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi (poi Tribunale di Avellino, a seguito della soppressione del predetto ufficio giudiziario), avente ad oggetto la domanda di IMS S.r.l. di risoluzione del contratto già indicato per grave inadempimento della Corrada S.p.a. derivante da vizi e difetti del bene – oltre che per mancato rispetto del termine e di condanna della convenuta al risarcimento dei danni. Ha dedotto altresì la ricorrente che, avendo il Tribunale di Avellino con sentenza del 13 maggio 2015, rigettato le domande proposte da IMS S.r.l., aveva riassunto il giudizio dinanzi al Tribunale di Milano, che la controparte, nel costituirsi, aveva chiesto, ex art. 295, o, in subordine, ex art. 337 c.p.c., di disporre la sospensione del giudizio, essendo stato proposto gravame avverso la richiamata sentenza del Tribunale irpino dinanzi alla Corte di appello di Napoli e che il processo era stato quindi sospeso con l’ordinanza impugnata in questa sede.

1.2. La ricorrente lamenta la “carenza dei presupposti giuridici per la pronuncia della sospensione facoltativa ex art. 337 c.p.c., comma 2, nonchè motivazione apparente o del tutto carente”, sostenendo che la motivazione dell’ordinanza impugnata sarebbe “intrinsecamente inidonea a far percepire le ragioni che stanno alla base della decisione circa la plausibile controvertibilità della sentenza del Tribunale di Avellino in sede di appello”.

2. All’istanza di regolamento di competenza IMS S.r.l. ha resistito con memoria difensiva.

3. Il P.M. ha chiesto il rigetto della predetta istanza.

4. Osserva il Collegio che questa Corte ha affermato più volte il principio, che va qui ribadito, secondo cui, in tema di sospensione facoltativa del processo, disposta quando in esso si invochi l’autorità di una sentenza pronunciata all’esito di un diverso giudizio e tuttora impugnata, la relativa ordinanza, resa ai sensi dell’art. 337 c.p.c., comma 2, è impugnabile col regolamento di competenza di cui all’art. 42 c.p.c., e il sindacato esercitabile al riguardo dalla Corte di cassazione è limitato alla verifica dell’esistenza dei presupposti giuridici in base ai quali il giudice di merito si è avvalso del potere discrezionale di sospensione, nonchè della presenza di una motivazione non meramente apparente in ordine al suo esercizio (Cass., ord, 30/07/2015, n. 16142; Cass. ord., 25711/2010, n. 23977). Come pure già sostenuto da questa Corte – e tanto pure va ribadito in questa sede – “non parrebbe invece coerente con la funzione e con le caratteristiche stesse del rimedio che la Suprema Corte si cimentasse con una valutazione di adeguatezza della motivazione adottata sul punto dal giudice di merito e che si sostituisse a detto giudice nell’esercizio di un potere discrezionale a lui solo spettante; nè, del resto, il regolamento potrebbe metter capo ad un annullamento con rinvio del provvedimento impugnato” (Cass., ord., 25/11/2010, n. 23977).

4.1. Alla stregua di tali considerazioni, il ricorso per regolamento di competenza del quale qui si discute, benchè ammissibile, non appare fondato.

Nella specie, come pure sostenuto dal P.G., il Tribunale di Milano ha operato una valutazione della plausibile controvertibilità della decisione di cui è stata invocata l’autorità nel presente processo, sulla base di un confronto tra la decisione intervenuta e la critica che ne è stata fatta con l’atto di appello c ha al riguardo, sia pur sinteticamente, motivato in modo non meramente apparente, esplicitando le ragioni per le quali non ha inteso riconoscere l’autorità della prima sentenza già pronunciata dal Tribunale di Avellino. In particolare il Tribunale di Milano ha evidenziato che, con i motivi di appello, è stata tra l’altro lamentata “l’omessa valutazione da parte del giudice di prime cure della documentazione prodotta da IMS s.r.l. (e, in particolare, del doc. 20 prodotto in quel processo dall’appellante) anche a confronto con le deposizioni dei testi di parte appellata”.

Trattasi, come già osservato, di valutazione discrezionale e quindi sottratta al sindacato di merito da parte di questa Corte (v. Cass., ord. 23977/10, già citata).

5. Il ricorso va, pertanto, rigettato.

6. Le spese del presente procedimento, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

7. Va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della società ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna la società ricorrente alle spese del presente procedimento, che liquida in complessivi Euro 5.800,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali e accessori come per legge; ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della società ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, della Corte Suprema di Cassazione, il 19 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 21 settembre 2016

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