Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18518 del 21/09/2016


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Cassazione civile sez. lav., 21/09/2016, (ud. 21/07/2016, dep. 21/09/2016), n.18518

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MACIOCE Luigi – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – rel. Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 17234-2011 proposto da:

A.L., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA PANARO 25, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO VISCO,

rappresentato e difeso dall’avvocato VINCENZO DE MICHELE, giusta

delega in atti;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

80185250588, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e

difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici

domicilia in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI, 12;

– controricorrente –

e contro

UFFICIO SCOLASTICO PROVINCIALE DI FOGGIA C.F. (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 1730/2010 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 21/06/2010 R.G.N. 10982/09;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

21/07/2016 dal Consigliere Dott. AMELIA TORRICE;

udito l’Avvocato VINCENZO DE MICHELE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SANLORENZO Rita, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. A.L., inserita nella graduatoria permanente provinciale di Foggia ad esaurimento per il conferimento delle supplenze del personale ATA, profilo di collaboratore scolastico, aveva presentato domanda per l’aggiornamento o la permanenza in detta graduatoria, ma le era stato negato il diritto di precedenza di cui l al D.M. n. 75 del 2001, art. 4, comma 2 con la conseguenza che non aveva ricevuto incarichi di supplenza annuale negli scolastici successivi.

2. Aveva, pertanto, adito il Tribunale di Foggia per sentire riconoscere come prestato in tali anni, ai fini giuridici ed economici, il periodo di servizio alle dipendenze dello Stato e per ottenere la condanna del Ministero dell’Istruzione e dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Foggia al risarcimento dei danni ed all’adeguamento della graduatoria provinciale.

3. Il Tribunale aveva accolto la domanda e la Corte di Appello di Bari, adita dagli originari convenuti, con la sentenza n. 3306/2009, accogliendo l’eccezione della A., dichiarò l’inammissibilità dell’appello, perchè proposto oltre lo spirare del termine breve previsto dall’art. 325 c.p.c., decorrente dalla data della notifica della sentenza di primo grado.

4. Avverso questa sentenza il Ministero dell’Università, della Ricerca e dell’Istruzione Amministrazioni propose ricorso per revocazione, ai sensi dell’art. 395 c.p.c., comma 1, n. 4, sostenendo che la sentenza impugnata era frutto di un errore di fatto risultante dagli atti e dai documenti del processo, per essere fondata sulla supposizione di un fatto, la costituzione in giudizio da parte delle Amministrazioni resistenti a mezzo di funzionari muniti di mandato D.Lgs. n. 80 del 1998, ex art. 42 la cui verità era incontrastabilmente esclusa. Sostenne che la Corte di Appello aveva omesso di esaminare gli atti contenuti nel fascicolo di ufficio e, in particolare, la memoria difensiva, dalla quale emergeva che, nel giudizio di primo grado, esse Amministrazioni si erano costituite con la rappresentanza e la difesa dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Bari.

5. Con la sentenza n. 1730/2010, oggetto del ricorso in esame, la Corte di Appello di Bari, in diversa composizione, ha accolto il ricorso.

6. Ha ritenuto che:

7. risultando “prima facie” l’esatta situazione processuale di fatto, cioè l’intervenuta costituzione dell’Amministrazione a mezzo dell’Avvocatura distrettuale dello Stato di Bari, l’errore nel quale era incorsa la Corte di Appello costituiva una vera e propria “svista” materiale su di una circostanza decisiva ed emergente direttamente dagli atti e, quindi, un vero e proprio errore di fatto di tipo meramente percettivo, nel senso di falsa rappresentazione della realtà processuale, e come tale non coinvolgente alcuna valutazione del giudicante in ordine a situazioni processuali esattamente percepite nella loro reale oggettività.

8. l’errore aveva prodotto effetti sul giudizio di ammissibilità dell’appello proposto dall’Amministrazione, perchè l’avvenuta notifica della sentenza di primo grado presso l’Ufficio Scolastico Provinciale di Foggia non era idonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione, ai sensi dell’art. 325 c.p.c..

9. la sentenza impugnata doveva essere revocata e l’impugnazione dell’ Amministrazione doveva essere, conseguentemente esaminata nel merito.

10. Quindi, la Corte territoriale, respinta l’eccezione di difetto di giurisdizione formulata dal Ministero appellante, ha ritenuto infondata l’eccezione di acquiescenza formulata dall’appellata, sul rilievo che l’Ufficio Scolastico Provinciale aveva provveduto all’adeguamento della graduatoria al solo fine di ottemperare alla statuizione di condanna contenuta nella sentenza, esecutiva, di primo grado; ha ritenuto, inoltre, che anche solo l’astratta possibilità di un’esecuzione in forma specifica era sufficiente ad impedire la configurabilità di acquiescenza tacita, attesa la possibilità, per il dipendente, di ricorrere al giudizio di ottemperanza; ha rilevato, inoltre, che non risultava dimostrata la corresponsione delle retribuzioni relativamente ai periodi dedotti in giudizio, anch’ essa oggetto della statuizione impugnata.

11. Nel merito, ha ritenuto che la L. n. 124 del 1999 conferisce la precedenza assoluta soltanto ai soggetti inseriti nelle graduatorie permanenti in caso di conferimento delle supplenze temporanee nelle istituzioni scolastiche presso cui è stata presentata la relativa domanda e che i D.M. avevano fatto coerente applicazione del dettato normativo; che la clausola di salvaguardia prevista dal D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 401 riguarda solo il personale docente e non anche il personale ATA; che nè la legge nè i decreti attuativi hanno previsto in favore del personale ATA, inserito nella graduatoria permanente provinciale, alcun diritto di precedenza nel conferimento delle supplenze annuali di competenza del CSA.

12. Avverso detta sentenza la A. ha proposto ricorso per cassazione fondato su motivi. Il Ministero intimato ha resistito con controricorso. La parte ricorrente ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

I motivi di ricorso.

13. Con il primo motivo la ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione e falsa applicazione dell’art. 395 c.p.c., comma 1, n. 4 e degli artt. 324 e 326 c.p.c. e motivazione insufficiente e contraddittoria su fatti controversi e decisivi per il giudizio, deducendo che l’errore dedotto dal Ministero sarebbe insussistente “in facto” perchè: a) nella sentenza impugnata non era stato considerato che dalla intestazione della sentenza di primo grado risultava che l’Avvocatura aveva conferito delega ai funzionari S. e Sc.; b) in virtù della delega attestata dal giudice di primo grado, la sentenza di primo grado era stata notificata nel domicilio eletto dall’Avvocatura dello Stato presso i funzionari dell’Ufficio Scolastico provinciale ai quali era stata conferita la delega; c) l’Ufficio Scolastico provinciale di Foggia non era stato evocato nel giudizio di primo grado e la sua costituzione nel giudizio di appello si giustificava solo in relazione all’attività difensionale svolta dai funzionari indicati nell’intestazione della sentenza di primo grado; d) a fronte dell’eccezione di inammissibilità dell’appello, per passaggio in giudicato della sentenza di primo grado, in conseguenza dello spirare del termine del termine breve di cui all’art. 325 c.p.c., l’Avvocatura dello Stato non aveva rilevato o contestato alcunchè.

14. Assume che gli eventuali errori di interpretazione del giudicato rilevano quali errori di diritto inidonei, in quanto tali, a integrare l’errore di fatto di cui all’art. 394 c.p.c., n. 4; che non costituisce errore di fatto, ma di diritto, quello inerente l’idoneità di un atto di notificazione a far decorrere il termine iniziale di impugnazione, nei casi in cui tale inidoneità sia stata affermata in esito alla valutazione giuridica dell’atto stesso notificato.

15. Con il secondo motivo la ricorrente, denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione e falsa applicazione dell’art. 329 c.p.c., ed insufficiente e contraddittoria motivazione su fatti controversi e decisivi per il giudizio.

16. Assume che la volontà dell’Amministrazione di non contrastare gli effetti della sentenza, sarebbe desumibile dal Decreto 8 agosto 2007 con il quale l’Ufficio scolastico provinciale di Foggia aveva riconosciuto ad essa ricorrente i periodi di servizio oggetto di causa ed aveva modificato la graduatoria con il suo inserimento in posizione utile ad ottenere una supplenza annuale negli istituti scolastici della Provincia di Foggia; che l’adeguamento della graduatoria permanente provinciale, in dipendenza della statuizione del primo giudice, in presenza di un obbligo di fare infungibile ed insuscettibile di formare oggetto del giudizio di ottemperanza (per non essere la statuizione passata in giudicato), escluderebbe che la P.A., dando esecuzione alla sentenza di primo grado, avesse mirato solo a sottrarsi all’esecuzione forzata della stessa.

17. Con il terzo motivo la ricorrente, denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione del D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 401, commi 1 e 3 della L. n. 124 del 1999, art. 4, commi 1, 2, 5, 6 e 11 e art. 6, comma 7, del D.M. n. 123 del 2000, art. 2, commi 1 e 4 e del D.M. n. 430 del 2000, art. 2, comma 1 in combinato disposto, oltre alla falsa applicazione del D.M. n. 75 del 2001, art. 1, comma 2 e art. 4, comma 2.

18. Sostiene che l’indicazione di un diritto di precedenza, previsto dal D.M. n. 75 del 2001, art. 4, comma 2, deve ritenersi riferito letteralmente sia alle graduatorie provinciali ad esaurimento, per le supplenze gestite dall’ex Provveditorato, sia alle corrispondenti graduatorie di circolo o di istituto, e tanto sull’assunto che le modalità di integrazione delle graduatorie permanenti provinciali ad esaurimento dei collaboratori scolastici devono essere le stesse previste per il personale docente, in ragione dell’esplicito richiamo della cit. L. n. 124, art. 4, commi 6 e 11, e per la conseguente applicazione del cit. D.Lgs. n. 297, art. 401, nel testo sostituito dalla L. n. 124 del 1999, art. 1, comma 6.

Esame dei motivi.

1. Primo motivo di ricorso.

2. Va rilevato che il Ministero aveva denunciato un errore di fatto, consistente nell’inesatta percezione, da parte del giudice di appello, di circostanze presupposte (avvenuta costituzione nel giudizio di primo grado del Ministero in giudizio a mezzo di funzionari muniti di mandato ai sensi del D.Lgs. n. 80 del 1998, art. 42), come sicura base del suo ragionamento (idoneità della notifica della sentenza di primo grado, effettuata il 6.8.2007 presso i funzionari costituiti ai sensi dell’art. 417 c.p.c., a far decorrere il termine breve di impugnazione previsto dall’art. 325 c.p.c.), in contrasto con quanto risultava dagli atti del processo (memoria di difensiva con la quale l’Amministrazione si era costituita in giudizio con la rappresentanza e la difesa dell’Avvocatura distrettuale dello Stato di Bari).

3. L’errore dedotto dal Ministero, costituisce, come correttamente affermato nella sentenza oggi impugnata, motivo di revocazione ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4.

4. L’errore di fatto previsto dalla disposizione appena richiamata, idoneo a costituire motivo di revocazione, consiste, infatti, nell’affermazione o supposizione dell’esistenza o inesistenza di un fatto la cui verità risulti invece in modo indiscutibilmente esclusa o accertata in base al tenore degli atti e documenti di causa.

5. Esso si compendia, quindi, in una falsa percezione della realtà, in una svista obiettivamente e immediatamente rilevabile, con la conseguenza per la quale non è configurabile l’errore revocatorio per vizi della sentenza che investano direttamente la formulazione del giudizio sul piano logico-giuridico. (ex plurimis Cass. 2529/2016, 14267/2007) e sempre che l’asserita erronea percezione degli atti di causa non abbia formato oggetto di discussione e della consequenziale pronuncia a seguito dell’apprezzamento delle risultanze processuali compiuto dal giudice (Cass. 3289/1999, 14840/2000, 15466/2003, 27094/2011).

6. La sentenza oggi impugnata ha accertato che la sentenza oggetto del ricorso per revocazione fu il frutto di una falsa percezione della realtà, perchè se avesse esaminato la memoria di costituzione del Ministero nel giudizio di primo grado, la Corte territoriale si sarebbe avveduta che la memoria conteneva l’atto di costituzione in giudizio del “Ministero, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Bari preso cui domicilia” e avrebbe riscontrato che il Ministero non si era affatto costituita ” a mezzo di funzionari muniti di mandato D.Lgs. n. 80 del 1998, ex art. 42″.

7. Ed ha anche rilevato che, se fossero stati esaminati gli atti del processo di primo grado, sarebbe stato immediatamente accertato che sin dalla prima udienza davanti al giudice di primo grado, in data 12.12.2006, il “dott. Sc.” era comparso quale “delegato dell’Avvocatura” in virtù di espressa delega e alla sola rappresentanza processuale, rilasciata dall’Avvocatura al predetto funzionario il 28.10.2006, depositata insieme alla memoria di costituzione in giudizio del 23.11.2006.

8. Le deduzioni dell’appellante correlate alle pretese evidenze testuali al pari di quelle relative alla mancanza di contestazioni in ordine alla ritualità della notifica della sentenza, sono inammissibili perchè il ricorrente non ha ottemperato al duplice onere allegatorio previsto dall’art. 366 c.p.c., n. 6, e dall’art. 369 c.p.c., n. 4 (Cass. SSUU 5698/2012), di riprodurre il contenuto degli atti processuali del giudizio definito con la sentenza impugnata, dai quali desumere il contenuto delle contrapposte difese in relazione alla effettiva rappresentanza e difesa del Ministero nel giudizio di primo grado.

9. Nè, dalla lettura della sentenza oggi impugnata risulta che la questione della avvenuta costituzione nel giudizio di primo grado del Ministero con la difesa e la rappresentanza dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato abbia costituito un punto controverso sul quale la Corte di Appello si era pronunciata con la sentenza del 6.10.2009.

10. E’ altresì infondata la tesi della insussistenza di errore revocatorio riconducibile all’art. 394 c.p.c., n. 5 perchè sarebbe estranea alla vicenda dedotta in giudizio la questione sull’interpretazione del giudicato, che non poteva formarsi atteso il gravame, tempestivamente proposto dal Ministero: nessun dato testuale o teleologico indica, infatti che si sia accertata con forza di giudicato la idoneità della notifica al funzionario, essendo stato solo percepito, ed assunto a premessa della decisione processuale, il fatto oggettivo (appunto travisato) della veste dei funzionari di soggetti quali necessariamente destinatari della notifica.

11. Da ultimo il motivo in esame nella parte in cui addebita alla sentenza vizi motivazionali presenta assorbenti profili di inammissibilità perchè non specifica in quale parte dell’argomentare in fatto e perchè la sentenza sia insufficiente e contraddittoria(cfr. Cass. 4596/2015, 4980/2014, 4849/2009, 11457/2007).

12. Secondo e terzo motivo.

13. Le questioni oggetto dei motivi in esame sono già state scrutinate da questa Corte, in relazione a controversie del tutto sovrapponibili a quella oggetto del presente giudizio, quanto ad argomentazioni motivazionali della sentenza impugnata ed ai motivi di ricorso, nelle decisioni di questa Corte n.i 8537, 8538,8539, 8540, 8541, 8542,8543, 8656, 8657, 8658, 8704,8705, 8707, 8708, 9351 del 20012 e, in senso conforme, nella sentenza n. 698 del 2013.

14. Il Collegio ritiene di dare continuità all’orientamento giurisprudenziale espresso nelle decisioni sopra richiamate secondo cui:

15. non è configurabile acquiescenza alla sentenza di primo grado, preclusiva dell’impugnazione ai sensi dell’art. 329 c.p.c., nella condotta della Amministrazione compendiatasi nell’adeguamento della graduatoria permanente provinciale, volta ad evitare i pregiudizi derivanti dall’eventuale esito sfavorevole del gravame proposto nei confronti della sentenza di condanna pronunciata in primo grado e svincolata dalla corresponsione, a titolo di risarcimento del danno, delle retribuzioni maturate nel periodo riconosciuto, in relazione al quale fu del pari pronunciata sentenza di condanna. L’acquiescenza tacita alla sentenza, preclusiva dell’impugnazione ai sensi dell’art. 329 c.p.c. (e configurabile solo anteriormente alla proposizione del gravame, giacchè successivamente allo stesso è possibile solo una rinunzia espressa all’impugnazione da compiersi nella forma prescritta dalla legge), può ritenersi sussistente soltanto quando l’interessato abbia posto in essere atti da quali sia possibile desumere, in maniera precisa ed univoca, il proposito di non contrastare gli effetti giuridici della pronuncia, e cioè gli atti stessi, siano assolutamente incompatibili con la volontà di avvalersi dell’impugnazione (in tal senso si leggano anche Cass. SSUU 9687/2013; Cass. 17788/2013, 2826/2008).

16. i collaboratori scolastici, già inseriti nelle graduatorie provinciali ad esaurimento finalizzate al conferimento delle supplenze temporanee ed annuali, in caso di accesso alle graduatorie di nuovi aspiranti, hanno, ai sensi del D.M. 19 aprile 2001, n. 75, artt. 4 e 7 un diritto di precedenza limitatamente alle graduatorie di circolo o di istituto e non anche, in assenza di specifica indicazione normativa, ed a differenza di quanto previsto per il personale docente dal D.M. 27 marzo 2000, n. 123), per gli elenchi e le graduatorie provinciali ad esaurimento non ripartite in fasce.

17. Il rispetto degli obblighi di sintesi e concisione – imposti dall’art. 132 c.p.c., n. 4 e art. 118 disp. att. c.p.c., nella lettura imposta dalla disposizione contenuta nell’art. 111 Cost. sulla durata ragionevole del processo – di cui la redazione della motivazione costituisce segmento processuale e temporale (Cass. SSUU 642/2015; Cass., 11985/2016 11508/2016, 13708/2015), esimono il Collegio dalla ripetizione delle argomentazioni motivazionali spese nelle sentenze sopra richiamate e consentono il rinvio “per relationem” a dette argomentazioni.

18. Queste ultime resistono alle osservazioni critiche di parte ricorrente, che, nella memoria depositata ex art. 378 c.p.c., ha fatto unicamente leva sulla asserita omessa considerazione di quanto disposto dalla L. n. 124 del 1999, art. 6, comma 7. La disposizione citata, peraltro, non risulta applicabile alla fattispecie, perchè chiaramente riferibile alle graduatorie permanenti di cui al D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 4 relative ai concorsi per titoli dei responsabili amministrativi. Il legislatore, infatti, modificato l’art. 553 T.U. (prevedendo la periodica integrazione delle graduatorie da effettuarsi “secondo le modalità definite dal regolamento di cui all’art. 401, comma 3”), ha dettato al comma 6 la disciplina della “prima integrazione delle graduatorie permanenti di cui all’art. 553 del testo unico” ed ha, poi, previsto al comma 7 che “il regolamento di cui all’art. 401, comma 3 testo unico….stabilisce anche le modalità della prima integrazione delle graduatorie permanenti”. I commi citati, pertanto, sono strettamente correlati e riguardano i soli responsabili amministrativi, in linea con l’impianto sistematico del T.U. che agli artt. 550 e ss. disciplina diversamente le assunzioni del personale ATA, differenziandone le modalità in relazione alla qualifica funzionale.

19. Da ultimo, va rilevato che il secondo motivo, nella parte in cui addebita alla sentenza vizi motivazionali, presenta assorbenti profili di inammissibilità perchè non specifica in quale parte dell’argomentare in fatto e perchè la sentenza sia insufficiente e contraddittoria e quali siano i fatti controversi che la Corte territoriale avrebbe omesso di considerare (cfr. Cass. 4596/2015, 4980/2014, 4849/2009, 11457/2007).

20. Quanto alle richieste di rinvio pregiudiziale, formulate in sede di note di replica alle requisitorie orali del P.G. alla udienza del 21 luglio, e relative al contrasto con le clausole 4 n. 1 e 5 nn. 1 e 2 dell’Accordo Quadro sul Lavoro a tempo determinato CES-UNICE-CEE allegato alla direttiva 70/99/CE della “prassi” amministrativa seguita dal CSA di Foggia nell’elaborazione delle graduatorie provinciali ad esaurimento al momento dell’entrata in vigore della suddetta direttiva e del suo recepimento con il D.Lgs. 368 del 20011, osserva il Collegio che il mancato riconoscimento dell’invocato “diritto di precedenza” non rileva sul piano del contrasto tra la normativa nazionale di cui alle pagine che precedono e le invocate clausole 4 e 5, posto che – quanto alla clausola 4 – essa afferma la non discriminazione tra contratto a tempo determinato e contratto a tempo indeterminato e – quanto alla clausola 5 ed alla applicazione al personale scolastico – non vi è che da far richiamo alla giurisprudenza della Corte di giustizia europea di cui alla sentenza 26 novembre 2014 in causa C-2213, Mascolo.

21. Sulla scorta delle considerazioni svolte il ricorso va rigettato.

22. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

PQM

LA CORTE

Rigetta il ricorso.

Condanna la parte ricorrente a rifondere al controricorrente le spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 2.500,00, oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 21 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 21 settembre 2016

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