Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18500 del 21/09/2016


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Cassazione civile sez. lav., 21/09/2016, (ud. 13/04/2016, dep. 21/09/2016), n.18500

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI CERBO Vincenzo – Presidente –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 7879-2011 proposto da:

D.C., (OMISSIS), domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA SI CASSAZIONE,

rappresentata e difesa dall’avvocato ETTORE LEPERINO, giusta delega

in atti;

– ricorrente –

contro

A.N.M. – AZIENDA NAPOLETANA MOBILITA’ S.P.A., P.I. (OMISSIS), in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA GERMANICO 96, presso lo studio

dell’avvocato LUCA DI PAOLO, rappresentata e difesa dall’avvocato

FRANCESCO CASTIGLIONE, giusta delega in atti;

– controricorrente –

E SUL RICORSO SUCCESSIVO SENZA N.R.G. PROPOSTO DA:

M.M.R., C.f. (OMISSIS), S.L. C.f.

(OMISSIS), domiciliati in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA

DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi

dall’avvocato BRANCO TORTORANO, giusta delega in atti;

– ricorrenti successivi –

contro

A.N.M. – AZIENDA NAPOLETANA MOBILITA’ S.P.A. P.I. (OMISSIS), in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA GERMANICO 96 presso lo studio dell’avvocato

LUCA DI PAOLO, rappresentata e difesa dall’avvocato FRANCESCO

CASTIGLIONE, giusta delega in atti;

– controricorrente al ricorso successivo –

avverso la sentenza n. 7150/2010 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 25/11/2010 r.g.n. 6664/2007;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/04/2016 dal Consigliere Dott. NICOLA DE MARINIS;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MATERA Marcello, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 25 novembre 2010, la Corte d’Appello di Napoli, in riforma della decisione resa dal Tribunale di Napoli, rigettava la domanda proposta da D.C. nonchè M.M.R. e S.L. nei confronti dell’Azienda Napoletana Mobilità – A.N.M. S.p.A., avente ad oggetto il riconoscimento in loro favore, quali assunti anteriormente al 27.11.2000, sebbene con contratto di formazione lavoro poi convertito il successivo settembre 2001, del diritto alla corresponsione mensile, a titolo di competenze accessorie unificate (CAU), anche dell’importo che, in base all’accordo aziendale del 29 marzo 2001, era stato inserito nella c.d. “colonna B” e qualificato come assegno ad personam spettante soltanto agli assunti anteriormente alla predetta data del 27.11.2000, a decorrere dal mese di febbraio 2002 da quantificarsi in separata sede o nello stesso giudizio, previa espletamento di apposita CTU.

La decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto l’assegno ad personam inserito nella colonna B dell’accordo del 29 marzo 2001 destinato a compensare, nel rispetto del principio dell’intangibilità della retribuzione, la perdita economica derivante al personale già in forza alla data di entrata in vigore del predetto accordo dalla razionalizzazione e riduzione delle competenze accessorie in precedenza riconosciute al personale medesimo, intento che vale ad escludere dall’ambito di operatività della previsione collettiva i dipendenti in servizio con contratto di formazione e lavoro non rientrando nella retribuzione ad essi contrattualmente spettante le competenze accessorie in questione e che risulta legittimamente perseguito non implicando la violazione del D.L. n. 726 del 1984, art. 3, comma 5, convertito nella L. n. 863 del 1984, nella parte in cui prevede la computabilità nell’anzianità di servizio del periodo di formazione e lavoro.

Per la cassazione di tale decisione ricorrono con due distinti atti il D., da un lato, e la M. e lo S., dall’altro, affidando l’impugnazione rispettivamente, il primo a quattro motivi, i secondi, ad un unico motivo, cui resiste, con controricorso, la Società.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

L’impugnazione qui proposta avverso la medesima pronunzia della Corte d’Appello di Napoli si articola, come detto, su due distinti ricorsi, depositati, l’uno, da D.C. e l’altro, da M.M.R. e S.L..

Prendendo le mosse dal primo è a dirsi come con il primo motivo cui è affidata l’impugnazione, il ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione dell’art. 434 c.p.c. in una con il vizio di motivazione, lamenta a carico della Corte territoriale l’erroneità della pronunzia dalla stessa resa di ammissibilità del ricorso in appello della Società, da ritenersi, al contrario, non rispondente al canone legale di specificità dei motivi di censura, per essere genericamente formulato con riguardo a tutte le argomentazioni poste a base dell’impugnata sentenza di prime cure, risolvendosi nella mera riproposizione delle tesi difensive già svolte nel giudizio di primo grado, a prescindere dalla confutazione delle specifiche ragioni addotte dal Tribunale a sostegno della pronunzia resa.

Con il secondo motivo, sotto la rubrica “Violazione e falsa applicazione della L. n. 863 del 1984, art. 3, comma 5. Nullità della clausola contrattuale contenuta nell’art. 2, lett. F), del CCNL del 27.11.2000, il ricorrente lamenta l’erroneità del convincimento espresso dalla Corte territoriale in ordine alla legittimità dell’equiparazione, sancita dalla predetta clausola contrattuale, tra il personale in servizio in forza di contratti di formazione c lavoro da convertirsi successivamente alla data di stipula del citato CCNL e gli assunti successivamente alla stessa data, convincimento cui la Corte territoriale perviene, non avendo ravvisato il contrasto, viceversa sussistente a detta del ricorrente, della clausola in questione con il principio legale che impone il riconoscimento a tutti gli effetti dell’anzianità di servizio relativa al periodo di formazione.

Il terzo motivo, intitolato alla violazione e falsa applicazione sia dell’art. 2, lett. F) del CCNL 27.11.2000 sia dell’art. 2 in relazione al medesimo art. 2 e all’accordo sindacale del 29.3.2001, è volto ad evidenziare l’erroneità della pronunzia di rigetto della domanda originariamente svolta dal ricorrente in via subordinata, intesa a differire, dal momento della trasformazione del rapporto, a quello dell’acquisizione del nuovo parametro retributivo, la pretesa alla corresponsione dell’ulteriore quota B delle competenze accessorie unificate quale definita dal CCNL 27.11.2000, contestando l’interpretazione data alla clausola del CCNL, letta ancora nel senso della spettanza di quella quota al solo personale già stabilizzato alla predetta data, anche sotto il profilo del malgoverno dei criteri legali di ermeneutica contrattuale.

Il quarto motivo, che riecheggia nella rubrica il precedente, afferendo alla violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e 3 punto 9 del CCNL 27.11.2000 e dell’art. 1362 c.c. in relazione ai medesimi articoli del CCNL e dell’accordo sindacale del 29.3.2001 in una con il vizio di motivazione, è volto a censurare l’interpretazione della predetta clausola contrattuale, anche sotto il profilo dell’osservanza dei canoni legali di ermeneutica contrattuale, per aver la Corte territoriale, ritenuto, in contrasto con il tenore letterale della clausola, estesa agli istituti retributivi, come le CAU, previsti a livello nazionale il processo di razionalizzazione rimesso al livello aziendale limitatamente alle voci retributive di origine aziendale.

L’unico motivo del ricorso proposto dai Sig.ri M. e S., rubricato con riguardo alla violazione e falsa applicazione della L. n. 863 del 1984, art. 3, comma 5, in relazione al principio di diritto enunciato da questa Corte con la sentenza n. 20074/2010, ripropone le medesime censure di cui al secondo motivo del ricorso esaminato in precedenza.

Ritenuto infondato il primo motivo del ricorso proposto dal D., per essersi la Corte territoriale conformata all’orientamento di questa Corte, inteso a valutare, ai fini dell’ammissibilità del ricorso in appello, il criterio di specificità dei motivi di gravame in termini non rigorosi, così da considerarlo rispettato allorchè risulti sufficientemente individuato l’ambito del “devolutum”, altrettanto è a dirsi per il secondo motivo e per l’unico motivo posto a base dell’impugnazione dei Sig.ri M. e S., per aver la Corte territoriale correttamente escluso il denunciato contrasto dell’art. 2, lett. F) 27.11.2000 per gli Autoferrotranvieri, nella parte, in cui ai fini del riconoscimento delle competenze accessorie unificate, equipara i lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro trasformati successivamente alla predetta data ai nuovi assunti sempre successivamente alla medesima, negando loro la spettanza della quota B delle CAU quale definita dal citato CCNL, con la L. n. 863 del 1984, art. 3, comma 5, nell’interpretazione fornita da questa Corte a sezioni unite con la sentenza n. 20074/2010, che impone di computare il periodo di formazione e lavoro ai fini dell’anzianità di servizio, anche quando questa sia presa in considerazione da discipline contrattuali agli effetti dell’attribuzione di emolumenti che hanno fondamento nella sola contrattazione collettiva.

A riguardo, infatti, deve darsi continuità all’orientamento espresso da questa Corte (cfr. Cass. 7.4.2016, n. 6771) secondo cui la predetta clausola contrattuale non attiene ad una componente retributiva collegata all’anzianità di servizio ma, in ragione della qualificazione della quota B delle CAU come assegno ad personam e della sua accertata corrispondenza alla differenza tra il trattamento percepito dal personale in servizio prima della riclassificazione degli istituti salariali aziendali prevista dal CCNL in funzione di una loro semplificazione e razionalizzazione e quello, di minore importo, risultato da quella revisione, è tale da riflettere l’intenzione delle parti contraenti di garantire il rispetto del principio di irriducibilità della retribuzione, stante la volontà, espressamente enunciata, di fare salvi nella “nuova struttura della retribuzione aziendale” i “diritti acquisiti”.

Una tale lettura della clausola ne avvalora l’applicabilità nei confronti di coloro che alla data del 27.11.2000 di stipula del CCNL già percepivano le competenze accessorie unificate ma non certo di quanti, come i lavoratori con CFL, non diversamente dai nuovi assunti, non percepivano quell’emolumento, i quali, non potendo vantare al riguardo alcun diritto quesito, per non essere le CAU mai entrate nel loro patrimonio individuale, non erano destinati a subire il pregiudizio, dato dalla riduzione della retribuzione, che l’assegno ad personam era volto a compensare, ne potevano vantare diritti circa il futuro riconoscimento delle CAU nella stessa misura dei lavoratori che già in precedenza le percepivano.

La medesima ratio deve ritenersi ricorrere con riguardo alla previsione contrattuale che impone di “corrispondere al personale attualmente in forza che assumerò, successivamente all’inquadramento di prima applicazione e a qualsiasi titolo un nuovo parametro retributivo, le CAU della colonna A e l’importo indicato nella colonna B relativamente al nuovo parametro assegnato”, conseguendone, pertanto, la correttezza della pronunzia di rigetto della domanda proposta, in via subordinata dal D. e l’infondatezza del terzo motivo del suo ricorso.

Parimenti infondato risulta il quarto motivo del ricorso D., atteso che la razionalizzazione degli istituti salariali aziendali prevista dalla citata clausola del CCNL investe anche le CAU, dovendosi considerare che la retribuzione accessoria, per quanto, in via generale, prevista dalla contrattazione nazionale, comprende emolumenti che, per la loro erogazione, trovano titolo in situazioni organizzative e prestazioni supplementari ad esse correlate, che si radicano in ambito aziendale.

I ricorsi vanno rigettati, con compensazione delle spese, motivata dalla complessità esegetica della questione proposta, contigua ad altre che hanno dato luogo ad esiti interpretativi favorevoli ai lavoratori.

PQM

La Corte rigetta il ricorsi e compensa le spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 13 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 21 settembre 2016

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