Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1850 del 21/01/2022

Cassazione civile sez. I, 21/01/2022, (ud. 11/05/2021, dep. 21/01/2022), n.1850

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

Dott. MACRI’ Ubalda – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9503/2019 proposto da:

S.E., elettivamente domiciliato in Roma, Viale Trastevere n.

203, presso lo studio dell’avvocato Del Monte Federica, che lo

rappresenta e difende, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Cooperativa Edilizia Casale della Cecchina, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via

Giovanni Bettolo n. 17, presso lo studio dell’avvocato Montefalcone

Claudio, che la rappresenta e difende, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 168/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 10/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/05/2021 dal cons. Dott. SOLAINI LUCA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

La cooperativa edilizia Casale della Cecchina srl evocava in giudizio, dinanzi al tribunale di Roma, S.E., al fine di ottenerne la condanna al pagamento della somma di Euro 72.794,60 a titolo di saldo prezzo, per l’assegnazione di un alloggio. Si costituiva lo S. sostenendo di non dovere alcunché anche in forza della certificazione rilasciata dal rappresentante legale della Cooperativa, in data 24.3.1998.

Con due autonomi atti di citazione, lo S. impugnava la delibera di esclusione dalla Cooperativa adottata proprio a causa della pretesa morosità di esso istante e si opponeva al decreto ingiuntivo emesso in favore di quel sodalizio in forza di sei assegni a suo firma per un totale di Euro 18.592,43, assumendo l’illegittimità della deliberazione e l’inutilizzabilità di titoli emessi solo a garanzia del debito.

Riuniti i giudizi, il tribunale di Roma rigettava la domanda della cooperativa assumendo l’inesistenza del credito, nonché accogliendo l’opposizione a decreto ingiuntivo e la domanda di annullamento della delibera di esclusione.

Appellava la cooperativa, ma la Corte d’appello confermava la sentenza di primo grado, sostenendo che la certificazione del 24.3.1998 (di minor consistenza del debito dello S.), rilasciata dal presidente della società, produceva gli effetti di una confessione stragiudiziale.

Avverso la sentenza di secondo grado, la cooperativa proponeva ricorso per cassazione che veniva parzialmente accolto sull’assunto che la dichiarazione del presidente della cooperativa sulla minor consistenza del credito dello S. non assumeva il valore di una confessione stragiudiziale e che non era mai stato concordato un piano personalizzato di pagamento del prezzo dell’alloggio ma si trattava di verificare la reale consistenza del credito della medesima cooperativa.

Riassunta la causa in sede di rinvio, alla luce della documentazione contabile prodotta dalla cooperativa, la Corte d’appello riteneva fondata la richiesta di pagamento avanzata dalla società con l’atto di citazione originario.

A supporto della decisione di accoglimento, la Corte d’appello riteneva, sulla base della ricostruzione contabile eseguita dalla CTU, superata la presunzione a favore dello S. dell’esistenza di un minor credito, risultante dall’attestazione del presidente della cooperativa del 24.3.1998, frutto di un probabile errore di calcolo. La medesima Corte d’appello rigettava il motivo con cui di contestava la declaratoria di annullamento della delibera di esclusione dello S. dalla cooperativa; infatti, il definitivo pagamento del prezzo dell’alloggio oggetto di prenotazione era incompatibile, ad avviso) della Corte distrettuale, con la richiesta di rigetto dell’impugnazione della delibera di esclusione, e ciò perché lo scioglimento del rapporto sociale comporterebbe automaticamente la liberazione del socio da ogni ulteriore impegno e l’insorgere del diritto di costui alla restituzione di quanto pagato.

S.E. ricorre per cassazione contro la predetta sentenza della Corte d’appello di Roma affidando l’impugnazione a tre motivi. Resiste con controricorso, illustrato da memoria, la Cooperativa edilizia Casale della Cecchina srl.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

Con il primo motivo di ricorso, il ricorrente deduce il vizio di nullità della sentenza in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e ciò, per la contraddittorietà della sentenza che aveva fondato la decisione sulle conclusioni della CTU, per come rassegnate nell’originario elaborato peritale, anziché prendere in considerazione i successivi chiarimenti intervenuti nel corso del procedimento di primo grado: infatti, in tali chiarimenti il consulente era giunto a risultati diametralmente opposti rispetto a quelli della relazione originaria. Infine, ulteriore motivo di contraddittorietà della sentenza impugnata è riferito dal ricorrente alla statuizione della Corte d’appello secondo cui il ricorrente, da una parte era moroso e dall’altra, non doveva essere espulso dalla cooperativa.

Con il secondo motivo di ricorso, il ricorrente deduce il vizio di violazione di legge, in particolare, dell’art. 111 Cost. e dell’art. 116 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per valutazione imprudente della prova da parte del giudice, così da giungere ad un’errata ricostruzione del fatto e, conseguentemente, ad un’erronea applicazione della norma di diritto. In particolare, secondo il ricorrente, il giudice del rinvio avrebbe “stravolto” il significato della attestazione del 24.3.1998 rilasciata dal presidente della cooperativa sul minor debito dello S., avendone valutato il contenuto come frutto di un probabile errore di calcolo del medesimo presidente.

Con il terzo motivo di ricorso, il ricorrente deduce il vizio di omesso esame di un fatto decisivo, oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riferito all’omessa valutazione della scheda finanziaria redatta dalla cooperativa e prodotta successivamente dalla difesa del Dott. S..

Il primo e secondo motivo, che possono essere oggetto di un esame congiunto, sono inammissibili, perché sollevano censure di puro merito sull’accertamento condotto dalla Corte d’appello sulla situazione contabile del dare/avere tra la cooperativa e il socio alla luce della CTU (in termini di mero dissenso, senza alcuna selezione dei fatti ritenuti decisivi ed ipotizzando errori di calcolo di natura revocatoria), con la finalità di una revisione del giudizio, non consentita nella presente sede di legittimità (cfr. Cass. n. 27000/16, 11892/16). Inoltre, non sussiste nessuna contraddizione tra la statuizione sulla morosità dello S. e il fatto che non dovesse essere espulso, in quanto il pagamento dell’alloggio da parte del socio si giustifica solo in quanto lo stesso continui ad essere tale e dunque ad avere diritto all’alloggio, altrimenti il pagamento sarebbe privo di giustificazione (cfr. Cass. n. 23215/16 citata anche dalla Corte d’appello).

Il terzo motivo è infondato, in quanto la scheda finanziaria, da cui risulta la voce di credito della cooperativa per L. 94.145.000, della quale discute il ricorrente, è stata presa in considerazione dalla Corte d’appello e dunque non sussiste il dedotto vizio di omesso esame, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Rigetta il ricorso.

Condanna il ricorrente a pagare alla Cooperativa edilizia “Casale della Cecchina” srl, le spese di lite che liquida nell’importo di Euro 4.000,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, oltre il 15% per spese generali, oltre accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, alla camera di consiglio, il 11 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 21 gennaio 2022

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