Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1849 del 25/01/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 1849 Anno 2018
Presidente: MANNA FELICE
Relatore: SCARPA ANTONIO

ORDINANZA
sul ricorso 24846-2016 proposto da:
CHENET ARTEMIO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DE
CAROLIS 98, presso lo studio dell’avvocato VINCENZO
MASCIONE, che lo rappresenta e difende unitamente
all’avvocato GIUSEPPE TRIOLO;
– ricorrente contro
MAGGIAN GIUSEPPE, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
MARCELLO PRESTINARI 15, presso lo studio dell’avvocato
PATRIZIA MARINO, che lo rappresenta e difende unitamente
all’avvocúto MARC DE COL;

– controricorrente

e riturrente incidentale –

nonchè
CHENET ARTEMIO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DE
CAROLIS 98, presso lo studio dell’avvocato VINCENZO

4/)

Data pubblicazione: 25/01/2018

MASCIONE, che lo rappresenta e difende unitamente
all’avvocato GIUSEPPE TRIOLO;
– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1729/2016 della CORTE D’APPELLO di
VENEZIA, depositata il 26/07/2016;

del 07/12/2017 dal Consigliere Dott. ANTONIO SCARPA.
FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

Artemio Chenet impugna, articolando due motivi di ricorso, la
sentenza della Corte d’Appello di Venezia n. 1729/2016 del 26
luglio 2016.
Giuseppe Maggian, Emanuele Maggian e Jessica Maggian
resistono con controricorso e propongono ricorso incidentale in
unico motivo. Artemio Chenet si difende con controricorso dal
ricorso incidentale.
Il Tribunale di Belluno, adito da Artemio Chenet con
impugnazione della deliberazione assembleare del 12 dicembre
2009 del condominio di via Soppelsa Isidoro, n. 8, Cencenighe
Agordino (costituito da tre appartamenti, due cantine ed un
fienile, tutti di proprietà delle parti), con sentenza del 13
gennaio 2015 annullò la delibera limitatamente ai punti 3 e 5
della stessa, aventi ad oggetto il ripristino della porta che
conduce al vecchio fienile, di proprietà di Giuseppe Maggian, e
lo spostamento di tre contatori dell’acqua dalle due cantine
appartenenti in comproprietà a Emanuele Maggian e Jessica
Maggian con aggiunta di quattro nuovi contatori. La Corte
d’Appello, sull’impugnazione proposta da Giuseppe Maggian,
Emanuele Maggian e Jessica Maggian, escludeva che lo
spostamento dei contatori dalle cantine di proprietà Maggian
nel vano scale fosse contraria ai principi di buona

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udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

amministrazione della cosa comune ex artt. 1102 e 1120 c.c.,
ovvero deliberato col voto di condomini portatori di interessi in
conflitto con quello istituzionale del condominio. Quanto invece
all’apertura della porta, la Corte d’Appello ha condiviso la
valutazione del primo giudice nel senso che essa darebbe luogo

del consenso unanime dei condomini. La parziale reciproca
soccombenza ha indotto la Corte d’Appello a compensare per
intero tra le parti le spese di entrambi i gradi di giudizio.
Il primo motivo del ricorso principale di Artemio Chenet deduce
la violazione e falsa applicazione degli artt. 1102, 1120, 1108,
1139, 1136 e 2373, comma 1, c.c., nonché degli artt. 112 e
115 c.p.c. Si contesta la sentenza impugnata per aver negato
la sussistenza del conflitto di interessi che avrebbe obbligato i
condomini Emanuele e Jessica Mangian ad astenersi dal voto
nella delibera sullo spostamento dei contatori, di proprietà
privata, dalla loro cantina. Con tale voto, i proprietari della
cantina si sono liberati da una servitù gravante sulla loro
proprietà esclusiva, ed hanno trasferito i contatori nelle scale
comuni.
Il secondo motivo del ricorso principale deduce la violazione e
falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., dovendosi dare
prevalenza alle domande accolte di Artennio Chenet nella
valutazione della soccombenza reciproca.
L’unico motivo del ricorso incidentale di Giuseppe Maggian,
Emanuele Maggian e Jessica Maggian denuncia la violazione
e/o falsa applicazione degli artt. 1102 e 1122 c.c. nella parte in
cui la Corte d’Appello ha ritenuto invalida la deliberazione sul
punto relativo all’apertura della porta, giacché configurante
l’istituzione di una servitù di passaggio. Si assume che non si
trattava di aprire una nuova porta, ma di ripristinare un
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all’istituzione di una servitù di passaggio, che necessiterebbe

accesso già esistente, facente da collegamento tra la porzione
ex rurale di proprietà di Giuseppe Maggian, inclusa nel
fabbricato condominiale, con il pianerottolo del secondo piano.
Su proposta del relatore, che riteneva che il ricorso principale
potesse essere rigettato per manifesta infondatezza, ed invece

conseguente definibilità del ricorso nelle forme di cui all’art.
380 bis c.p.c., in relazione all’art. 375, comma 1, n. 5), c.p.c.,
il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio.
Il ricorrente ha presentato memoria, ai sensi dell’art. 380 bis,
comma 2, c.p.c.
Il primo motivo del ricorso principale è del tutto infondato nella
parte in cui assume che i condomini Emanuele e Jessica
Mangian si sarebbero dovuti astenere dal voto nella delibera
sullo spostamento dei contatori dalla loro cantina, avendo
questa Corte chiarito come, in tema di condominio, le
maggioranze necessarie per approvare le delibere sono sempre
inderogabilmente quelle previste dalla legge in rapporto a tutti
i partecipanti ed al valore dell’intero edificio, ai fini sia del
quorum

costitutivo che di quello deliberativo, compresi i

condomini in potenziale conflitto di interesse con il condominio,
i quali possono (ma non debbono) astenersi dall’esercitare il
diritto di voto, ferma la possibilità per ciascun partecipante di
ricorrere all’autorità giudiziaria in caso di mancato
raggiungimento della maggioranza necessaria per impossibilità
di funzionamento del collegio (Cass. Sez. 2, 28/09/2015, n.
19131; Cass. Sez. 2, 30/01/2002, n. 1201). D’altro canto,
l’accertamento dell’esistenza di una sicura divergenza tra
specifiche ragioni personali di determinati singoli condomini, il
cui voto abbia concorso a determinare la necessaria
maggioranza, ed un parimenti specifico contrario interesse
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il ricorso incidentale accolto per manifesta fondatezza, con la

istituzionale del condominio, poiché coinvolge un’indagine di
fatto riservata al giudice di merito, è sindacabile dal giudice di
legittimità soltanto ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.
Nel caso di specie, la Corte di Venezia ha negato la
ravvisabilità in concreto di tale conflitto, dovendo, piuttosto, i
Emanuele

Maggian

e

Jessica

Maggian

necessariamente prendere parte alla deliberazione che
spostava i contatori dell’acqua dalla cantina di loro proprietà,
essendo

in

genere

nulle

le

delibere

dell’assemblea

condominiale che incidono sulla proprietà esclusiva dei singoli
condomini, a meno che una siffatta incidenza non venga da
loro specificamente accettata (cfr. Cass. Sez. 2, 14/12/2007,
n. 26468). E’ pure conforme all’interpretazione di questa Corte
la conclusione raggiunta nella sentenza impugnata, secondo cui
la collocazione dei contatori nel vano scale non risultava lesiva
degli artt. 1102 e 1120 c.c., non dando luogo, di regola, alla
realizzazione di opere incidenti sull’essenza della cosa comune,
in quanto idonee ad alterarne l’originaria funzione e
destinazione (arg da Cass. Sez. 2, 16/01/2013, n. 945).
E’ altresì infondato il secondo motivo del ricorso principale, in
quanto la valutazione delle proporzioni della soccombenza
reciproca (in ipotesi, come nella specie, di unica domanda
proposta, articolata in più capi, della quale siano stati accolti
uno o alcuni, e rigettati gli altri), e la determinazione delle
quote in cui le spese processuali debbono ripartirsi o
compensarsi tra le parti, ai sensi dell’art. 92, comma 2, c.p.c.,
rientrano nel potere discrezionale del giudice di merito, che
resta sottratto al sindacato di legittimità, non essendo egli
tenuto a rispettare un’esatta proporzionalità fra la domanda
accolta e la misura delle spese poste a carico del soccombente

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condomini

(Cass.

Sez. 2, 31/01/2014, n. 2149; Cass. Sez. 5, del

19/06/2013, n. 15317).
Il ricorso incidentale è invece fondato.
La Corte di Venezia ha affermato che l’apertura della porta sul
pianerottolo al secondo piano che conduce al vecchio fienile

dell’unanimità di voto dei condomini.
E’ però vero che l’apertura di una porta da parte di un
condomino sul vano scale dell’edificio condominiale per
accedere ad un immobile contiguo (nella specie, un fienile) di
sua esclusiva proprietà, altera la destinazione di detta parte
comune, assoggettandola a servitù di passaggio, sol se si tratti
di avvantaggiare un bene estraneo al condominio. Viceversa, in
applicazione del principio secondo il quale, in tema di
comunione, ciascun comproprietario ha diritto di trarre dal
bene comune un’utilità maggiore e più intensa di quella tratta
eventualmente in concreto dagli altri comproprietari, purché
non ne venga alterata la destinazione o compromesso il diritto
al pari uso – e senza che tale uso più intenso sconfini
nell’esercizio di una vera e propria servitù -, deve ritenersi che
l’apertura di una porta in una parte comune per mettere in
comunicazione con il vano scale un’unità immobiliare in
proprietà esclusiva di un condomino, comunque compresa nel
complesso condominiale, rientra pur sempre nell’ambito del
concetto di uso (più intenso) del bene comune, e non esige,
per l’effetto, l’approvazione all’unanimità dei condomini, né
determina alcuna costituzione di servitù (Cass. Sez. 2,
03/06/2003, n. 8830). La Corte d’Appello di Venezia non ha
fatto corretta applicazione di questo principio, non avendo
accertato in fatto se il fienile di proprietà di Giuseppe Maggian

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configurasse l’istituzione di una servitù, con necessità

fosse bene estraneo al condominio di via Soppelsa Isidoro, n.
8, Cencenighe Agordino.
Il ricorso principale va perciò rigettato, mentre va accolto il
ricorso incidentale e va cassata sul punto la sentenza
impugnata, con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di

principio e tenendo conto dei rilievi svolti, provvedendo altresì
a regolare tra le parti le spese del giudizio di cassazione.
Sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi dell’art. 1,
comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, che ha
aggiunto il comma 1-quater all’art. 13 del testo unico di cui al
d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – dell’obbligo di versamento, da
parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di
contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione
integralmente rigettata.
P. Q. M.

La Corte rigetta il ricorso principale, accoglie il ricorso
incidentale, cassa la sentenza impugnata limitatamente al
punto della deliberazione assembleare inerente al ripristino
della porta e rinvia ad altra sezione della Corte d’Appello anche
per le spese del giudizio di cassazione.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del
2002, inserito dall’art. 1, comma 17, della legge n. 228 del
2012, dichiara la sussistenza dei presupposti per il
versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore
importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per
il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.

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Venezia, che deciderà la causa uniformandosi al richiamato

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 6 – 2
Sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 7 dicembre
2017.
Il Preside

Dott. Felic

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