Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18473 del 12/07/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Ord. Sez. 6 Num. 18473 Anno 2018
Presidente: D’ASCOLA PASQUALE
Relatore: COSENTINO ANTONELLO

ORDINANZA
sul ricorso 4727-2017 proposto da:
ANGELUCCI MARIA TERESA, LEONELLI MARCO, LEONELLI
PASQUALE, LEONELLI NICOLA, elettivamente domiciliati in
ROMA, VIA BERGAMO 43, presso lo studio dell’avvocato ROSA
MARIA CIANCAGLINI, rappresentati e difesi dall’avvocato
LUCIANO CARINCI;
– ricorrenti contro
CONDOMINIO LEONELLI, in persona dell’Amministratore pro
tempore,

elettivamente

domiciliato

in

ROMA,

VIA

SALLUSTIANA 15, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO
BUBICI, rappresentato e difeso dall’avvocato FEDERICA ZULLI;
– controricorrente –

Data pubblicazione: 12/07/2018

avverso la sentenza n. 23/2016 della CORTE D’APPELLO di
L’AQUILA, depositata il 05/01/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio
non partecipata del 25/01/2018 dal Consigliere Dott.

RAGIONI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE

I ricorrenti nominati in epigrafe chiedono la cassazione
della sentenza della corte di appello dell’Aquila che,
confermando la sentenza del tribunale di Chieti (sezione
distaccata di Ortona) n. 141/2009, li ha condannati al
pagamento in favore del Condominio Leonelli dei contributi
condominiali relativi agli anni dal 1995 al 2001.
In sede di merito gli odierni ricorrenti avevano dedotto
che l’unità immobiliare cui si riferiva la pretesa del Condominio
non era di loro proprietà, bensì di proprietà del terzo Sirio
Nervegna. Al riguardo la corte territoriale si è ritenuta
vincolata, in punto di accertamento della titolarità del diritto di
proprietà sulla unità immobiliare in questione, dal giudicato
formatosi sulla sentenza del tribunale di Chieti (sezione
distaccata di Ortona) n. 141/2013, che aveva confermato il
decreto ingiuntivo emesso, a favore del medesimo Condominio
e nei confronti dei medesimi condòmini, per il pagamento dei
contributi condominiali relativi agli anni dal 2003 al 2010.
In particolare, la corte aquilana ha ritenuto tale
giudicato prevalente su quello pure formatosi su altra
sentenza del tribunale di Chieti, n. 189/2014 che,
pronunciando sull’opposizione di terzo proposta dal Nervegna
avverso il pignoramento dell’unità immobiliare in questione,
effettuato dal Condominio per eseguire la menzionata sentenza
2

ANTONELLO COSENTINO.

n. 141/09, ha annullato tale pignoramento sul rilievo che
l’immobile pignorato era in proprietà del Nervegna e non dei
condòmini esecutati.
Il ricorso si articola in due mezzi di gravame,
rispettivamente riferiti al vizio di omesso esame di fatto

e, precisamente, dell’articolo 100 c.p.c.
Il Condominio ha resistito con contro ricorso e la causa è
stata discussa nell’ adunanza di camera di consiglio del
25/1/18, per la quale non sono state depositate memorie
illustrative.
Col primo motivo, rubricato con riferimento all’articolo
360 n. 5 c.p.c., i ricorrenti sostengono che la corte territoriale
avrebbe errato nel ritenere prevalente il giudicato formatosi
sulla sentenza n. 141/2013 rispetto a quello formatosi sulla
sentenza n. 189/2014.
Il motivo va giudicato inammissibile. Esso non è
riconducibile al vizio di cui all’articolo 360 n. 5 c.p.c., in quanto
non denuncia l’omesso esame di alcun fatto storico decisivo
che abbia formato oggetto di discussione tra le parti. Né,
d’altra parte, la doglianza sfuggirebbe al giudizio di
inammissibilità se la si riqualificasse (come questa Corte ha il
potere di fare, cfr. Cass. 26310/17) come denuncia di
violazione di legge; la relativa formulazione risulta infatti del
tutto generica, in quanto, per un verso, non vengono
enunciate le ragioni di diritto per le quali, contrariamente a
quanto stabilito dalla corte d’appello, si sarebbe dovuto
attribuire prevalenza al giudicato formatosi sulla sentenza n.
189/2014 rispetto a quello formatosi sulla sentenza 141/2013
e, per altro verso, non viene riportato l’esatto contenuto delle
sentenze n. 141/2013 e n. 189/2014, né viene precisata la
3

decisivo ex art. 360 n. 5 c.p.c. ed al vizio di violazione di legge

data in cui, su ciascuna di tali sentenze,

è si formato il

giudicato (cfr. Cass. 10623/09, Cass. 18617/16).
Il secondo motivo, con il quale si denuncia una pretesa
violazione del principio che per proporre una domanda o per
contraddire alla stessa è necessario avervi interesse (art. 100

specifica per quale ragione la corte distrettuale sarebbe incorsa
nella violazione di tale principio, accogliendo la domanda del
Condominio di condanna degli odierni ricorrenti al pagamento
di somme a titolo di contributi condominiali.
Il ricorso va quindi in definitiva rigettato.
Le spese seguono la soccombenza.
Deve altresì darsi atto della sussistenza dei presupposti
per il versamento, da parte dei ricorrenti, del raddoppio del
contributo unificato ex art. 13, comma 1 quater, d.p.r. 115/02.

PQM
La Corte rigetta il ricorso.
Condanna i ricorrenti a rifondere al contro—ricorrente le
spese del giudizio di cassazione, che liquida in C 1.000, oltre C
200 per esborsi ed oltre accessori di legge.
Ai sensi dell’articolo 13, comma 1 quater, d.p.r. 115/02,
si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento,
da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di
contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma
dell’articolo 1 bis dello stesso articolo 13.
Così deciso in Roma il 25 gennaio 2018
Il Presidente

c.p.c.), va anch’esso giudicato inammissibile, giacché non

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA