Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18471 del 21/09/2016


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Cassazione civile sez. trib., 21/09/2016, (ud. 01/06/2016, dep. 21/09/2016), n.18471

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PICCININNI Carlo – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 27967/2009 proposto da:

G.F., nella qualità di legale rappresentante della

Soc. STORNARA SALUMI SRL, elettivamente domiciliato in ROMA VIALE

REGINA MARGHERITA 262, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO NARDI,

che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato LUIGI MARSICO

giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 34/2009 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di

FOGGIA, depositata il 23/02/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

01/06/2016 dal Consigliere Dott. LUCIO LUCIOTTI;

udito per il ricorrente l’Avvocato MARSICO che ha chiesto

l’accoglimento;

udito per il controricorrente l’Avvocato GUIDA che ha chiesto il

rigetto;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

DEL CORE Sergio, che ha concluso per l’accoglimento e in subordine

il rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza n. 331 del 17 luglio 2002 la Commissione Tributaria Provinciale di Foggia accoglieva il ricorso proposto dalla STORNARA SALUMI s.r.l. avverso l’avviso di rettifica parziale IVA relativo all’anno di imposta 1994, ritenendo fondata su semplici presunzioni la contestata interposizione fittizia della società Pegaso carni s.r.l. nell’acquisto di carni da parte della contribuente presso un fornitore estero.

2. La Commissione Tributaria Regionale della Puglia con sentenza n. 34 del 23 febbraio 2009, dato atto della mancata costituzione in giudizio della società appellata, accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate e riformava la decisione di primo grado ritenendo debitamente accertato che, grazie al passaggio fittizio della merce attraverso la sopra indicata società interposta, vera e propria “cartiera”, la società contribuente aveva omesso il versamento dell’IVA dovuta quale primo acquirente del fornitore estero, chiedendo addirittura il rimborso di quella pagata.

3. Avverso tale statuizione la società contribuente proponeva ricorso per cassazione affidato a due motivi con cui deduceva la nullità della sentenza gravata per inammissibilità dell’atto di appello in quanto mai notificato. L’Agenzia delle entrate resisteva con controricorso I in cui deduceva di aver regolarmente depositato in data 15.7.2003 l’originale dell’atto di appello corredato dell’avviso di ricevimento della raccomandata postale attestante la ricezione dell’atto da parte della società destinataria. La ricorrente depositava memorie ex art. 378 c.p.c..

4. Alla pubblica udienza del 14.10.2015 il difensore di parte ricorrente depositava note scritte ai sensi dell’art. 379 c.p.c., u.c., in cui contestava la produzione da parte del Pubblico Ministero di una fotocopia dell’avviso di una ricevuta postale. All’esito questa Corte disponeva l’acquisizione del fascicolo di merito per compiere le opportune verifiche preliminari all’esame delle censure di nullità della sentenza impugnata e quindi rinviava la causa a nuovo molo.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo di ricorso, dedotto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, la ricorrente deduce la nullità della sentenza di appello per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 22, comma 1 e art. 53, comma 2, chiedendo a questa Corte se il mancato deposito dell’originale dell’atto di appello, con la relazione di notificazione ex art. 137 c.p.c. e segg., renda inammissibile il ricorso.

2. La stessa censura di nullità la ricorrente deduce con il secondo motivo, chiedendo a questa Corte se, in caso di notifica a mezzo posta, il mancato deposito di copia della raccomandata postale e della relativa ricevuta di ritorno renda inammissibile l’atto di appello.

3. I motivi, che possono essere esaminati congiuntamente attenendo alla medesima questione processuale, sono fondati.

4. La ricorrente, sostenendo di essere venuta a conoscenza della proposizione dell’appello avverso la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Foggia e della conseguente riforma della sentenza di primo grado solo a seguito della notifica della cartella esattoriale, lamenta che il giudice di appello non aveva rilevato d’ufficio l’inammissibilità dell’appello per mancanza della sua notifica, che l’Agenzia delle entrate che sosteneva di avervi provveduto a mezzo del servizio postale, così come consentito dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 16, comma 3 – non aveva provato di aver effettuato avendo omesso di produrre in giudizio l’avviso di ricevimento della raccomandata postale di spedizione del ricorso in appello.

4.1. Orbene, in tema di forma della notifica “diretta” a mezzo posta, la giurisprudenza costituzionale e quella di questa Corte hanno evidenziato che, se è vero che il deposito dell’avviso di ricevimento del plico raccomandato, il cui onere grava sulla parte notificante (cfr. Cass. n. 16184/09; n. 4891 del 2015) non entra nel procedimento di notifica “diretta”, perchè dal cit. D.Lgs. n. 546, art. 22, comma 1, viene soltanto disposto il deposito dell’avviso della ricevuta di spedizione, l’avviso di ricevimento ridetto rileva però come prova indispensabile a stabilire il perfezionamento della notifica (Corte cost. n. 454 del 2005; Cass. sez. trib. n. 16572 del 2011; Cass. sez. trib. n. 16354 del 2007), tant’è che la sua mancanza da luogo a nullità, seppur sanabile con la costituzione ai sensi dell’art. 156 c.p.c. (Cass. sez. trib. n. 29387 del 2008; Cass. sez. trib. n. 9769 del 2008; le quali, nella sostanza, si rifanno allo schema logico messo a punto da Cass. sez. un. n. 627 del 2008) (cfr. Cass. n. 22932 del 2014; id. n. 4841 del 2015; n. 26108 del 2015).

4.2. Nella fattispecie, dato preliminarmente atto che all’udienza del 14 ottobre 2015 il Pubblico Ministero non ha prodotto alcuna fotocopia dell’avviso di ricevimento, l’esame del fascicolo di merito ha consentito a questa Corte di verificare, da un lato, che la società ricorrente non era costituita nel giudizio celebratosi dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale della Puglia e, dall’altro, che l’Agenzia delle entrate appellante non aveva depositato nè l’avviso di ricevimento della raccomandata postale con cui aveva provveduto alla notifica del ricorso in appello, nè il duplicato che, a detta dell’Agenzia (pag. 2 del controricorso) le era stato rilasciato dall’ufficio postale in data 11.7.2003 e che aveva depositato il successivo 15.7.2003 unitamente all’atto di appello.

Va precisato ancora che, diversamente da quanto sostenuto dalla difesa erariale, la ricevuta n. S-6689/03 rilasciata all’Agenzia appellante in data 15 luglio 2003 dalla segreteria della Commissione Tributaria Regionale, contenuta nel fascicolo di merito, in cui si attesta l’avvenuto deposito da parte dell’appellante di n. 1 notifica oltre all’atto di appello e ad altri quattro allegati, non può tener luogo di detto avviso di ricevimento, al fine di comprovare l’avvenuto compimento del procedimento notificatorio, non essendo neanche idoneo a consentire la necessaria verifica della sua regolarità e tempestività (cfr. Cass. n. 19387 del 2012 e n. 25285 del 2014 che hanno ritenuto il deposito della stampa di una pagina del servizio “on line” dell’amministrazione postale attestante l’avvenuta consegna della raccomandata non idoneo a surrogare il deposito dell’avviso di ricevimento).

4.3. A quanto sopra detto aggiungasi che l’Agenzia delle entrate, pur avendo ipotizzato lo smarrimento della relativa documentazione, non ne ha tratto le dovute conseguenze e, in particolare, non ha fornito prova documentale di essersi tempestivamente attivata al fine di ottenere il rilascio dall’amministrazione postale di un duplicato dell’avviso di ricevimento dell’atto giudiziario ai sensi della L. n. 890 del 1982, art. 6, comma 1 (cfr. Cass. S.U. n. 627 del 2008).

5. Alla stregua di tali risultanze processuali, che attestano l’inesistenza della notificazione dell’atto di appello, con conseguente violazione del principio del contraddittorio e nullità della sentenza impugnata, si impone la declaratoria di inammissibilità del gravame proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sentenza di primo grado, cui avrebbero dovuto provvedere i giudici a quibus ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, comma 1, con conseguente annullamento della sentenza impugnata senza rinvio, ai sensi del combinato disposto del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62, comma 2 e art. 382 c.p.c., comma 3, secondo periodo, perchè il processo non avrebbe potuto esser proseguito in grado d’appello.

6. Il contenuto della ricevuta rilasciata all’Agenzia appellante dalla segreteria della CTR pugliese, che lasciava presumere che la procedura di notificazione fosse stata almeno avviata, giustifica l’integrale compensazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara inammissibile il ricorso in grado di appello. Spese compensate.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Quinta Civile, il 1 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 21 settembre 2016

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