Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18469 del 12/07/2018


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Civile Sent. Sez. L Num. 18469 Anno 2018
Presidente: NOBILE VITTORIO
Relatore: CINQUE GUGLIELMO

SENTENZA
sul ricorso 27876-2013 proposto da:
BENEDETTO DAVIDE DOMENICO C.F.

BNDDDD82P26H224T,

CAPONERO

CPNPNT76E24H224E,

PAOLO

ANTONIO

C.F.

FAMILIARI ANNUNZIATA C.F. FMLNNZ66R50D746F, GIULIVO
ANNUNZIATO C.F. GLVNNZ67H28H224V, PRINCI GRAZIA C.F.
PRNGRZ64R52H224J, tutti elettivamente domiciliati in
2018
1746

ROMA, PIAZZA DELLA CANCELLERIA 85, presso lo studio
dell’avvocato FRANCESCA IOCULANI, rappresentati e
difesi dall’avvocato DOMENICO RUGGIERO, giusta delega
in atti;
– ricorrenti –

Data pubblicazione: 12/07/2018

ummodeli-contro
LEONIA S.P.A.;
– intimata
avverso la sentenza n.

899/2013 della CORTE D’APPELLO

di REGGIO CALABRIA, depositata

il 30/05/2013,

R. G.

426/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del

19/04/2018

dal Consigliere Dott.

GUGLIELMO CINQUE;
udito l’Avvocato DOMENICO RUGGIERO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. MARCELLO MATERA, che ha concluso per
il rigetto del ricorso.

N.

RG 27876/2013

Fatti di causa
1.

Con la sentenza n. 899/2013 la Corte di appello di Reggio

Calabria ha rigettato gli appelli proposti da Benedetto Davide
Domenico, Caponero Paolo Antonio, Familiari Annunziata, Giulivo
Annunziato e Princi Grazia nei confronti della Leonia spa, avverso la

domanda dei predetti dipendenti, i quali avevano stipulato con la
società tre contratti a termine, alcuni dei quali prorogati, diretta alla
declaratoria di esistenza di un unico rapporto a tempo indeterminato
con conversione dalla data del 5.8.2009 ovvero da altra data ritenuta
di giustizia.
2.

A fondamento della decisione i giudici di seconde cure hanno

rilevato che: 1) l’appello era in primo luogo procedibile attesa la
natura non perentoria del termine di cui all’art. 435 cpc; 2) la causale
indicata in alcuni contratti, ossia “implementazione delle frequenze di
alcuni servizi” non era generica; 3) la specificità della causale poteva
risultare anche per relationem purché si trattasse di testi scritti
“accessibili alle parti”; 4) il richiamo alla determinazione del dirigente
comunale, nel contratto del 4.8.2009, che pur non essendo
specificata, doveva essere individuata in quella predisposta in data
30.7.2009; 6) per il contratto stipulato il 29.7.2010 vi era
l’indicazione specifica del numero e della data della deliberazione
della GM che spiegava le ragioni della citata implementazione; 7)
anche per il contratto del 19.11.2010 vi era l’indicazione specifica
della deliberazione di GM (n. 372/2010) ove venivano indicate le
cause del ricorso a rapporti di lavoro a tempo determinato; 8) il
carattere temporaneo delle esigenze giustificative doveva rivestire
carattere relativo e non assoluto; 9) il ricorso alle proroghe era stato
genericamente censurato dall’originaria parte ricorrente e non era
stato oggetto di specifiche contestazioni; 10) per alcuni contatti (1° e

1

pronuncia del Tribunale della stessa città con cui era stata respinta la

RG 27876/2013

3°) era stata prodotta dalla società documentazione attestante la
richiesta di proroga con l’esplicitazione dei relativi motivi.
3.

Avverso la decisione di II grado hanno proposto ricorso per

cassazione Benedetto Davide Domenico, Caponero Paolo Antonio,
Princi Grazia, Giulivo Annunziato e Familiari Annunziata affidato a due
motivi.
L’intimata società non ha svolto attività difensiva.

4.

Ragioni della decisione
1.

Con il primo motivo i ricorrenti denunziano la violazione

dell’art. 1 del D.Igs n. 368/2001 nonché l’illogica, contraddittoria ed
insufficiente motivazione della sentenza impugnata. Sostengono che
la Corte territoriale era incorsa in gravi errori di valutazione ed
interpretazione dell’art. 1 D.Igs n. 368/2001 per avere sostenuto che i
contratti erano di per sé motivati e che era ammissibile la loro
motivazione per relationem; inoltre deducono che non era applicabile
la giurisprudenza di legittimità richiamata perché la Leonia spa non
aveva le stesse caratteristiche dimensionali di Poste Italiane spa e
perché non aveva stipulato alcun accordo sindacale con i lavoratori;
lamentano, infine, che la società non aveva in alcun modo messo i
lavoratori nella condizione di conoscere i provvedimenti comunali che
attestavano le presunte ragioni di apposizione del termine.
2.

Con il secondo motivo i lavoratori censurano la violazione

dell’art. 4 del D.Igs n. 368/2001 nonché l’illogica, contraddittoria ed
insufficiente motivazione della sentenza impugnata per avere errato
la Corte territoriale nell’avere ritenuto legittime le proroghe apposte
ai contratti sottoscritti quando, invece, il tenore dell’art. 4 del D.Igs
richiamato induceva a ritenere che la possibilità di protrarre la
medesima attività oggetto del contratto a termine era subordinata al
verificarsi di esigenze che giustificavano la prosecuzione, che non
fossero prevedibili (o ragionevolmente prevedibili) all’atto della
stipula del contratto a termine: nel caso in esame, all’opposto, le
2

qi

RG 27876/2013

ragioni utilizzate dal Comune di Reggio Calabria non potevano essere
considerate tali né potevano essere conoscibili con l’ordinaria
diligenza; inoltre contestano la posizione della Corte di merito
secondo la quale, in caso di illegittimità della proroga, la conseguenza
sanzionatoria sarebbe stata quella prevista dall’art. 5 D.Igs n.

3.

Il primo motivo non è fondato.

4.

E’ insussistente la denunziata violazione di legge perché, in

sede di legittimità (cfr. Cass. 22.1.2015 n. 1170) è stato specificato
che, in tema di contratto di lavoro subordinato a tempo determinato,
il termine e le sue ragioni giustificative possono risultare
relationem

per

anche dal riferimento, contenuto nel contratto, alla

attività, di natura temporanea, che giustifica la assunzione a tempo
determinato.
5.

Tale principio, secondo cui appunto il termine di durata del

contratto era determinabile per relationem mediante l’indicazione di
elementi idonei ad individuare l’attività per cui l’assunzione era
avvenuta, è stato espresso non in un contenzioso con la società Poste
Italiane di talché ha una portata generale, a differenza di quanto
dedotto dal ricorrente.
6.

Inoltre, giova rimarcare la conformità di detto principio anche

con la giurisprudenza comunitaria.
7.

Invero, questa Corte (cfr. Cass. 1.2.2010 n. 2279) ha

specificato che, in tema di apposizione del termine al contratto di
lavoro, il legislatore, richiedendo l’indicazione da parte del datore di
lavoro delle “specificate ragioni di carattere tecnico, produttivo,
organizzativo o sostitutivo” ha inteso stabilire, in consonanza con la
direttiva 1999/70/CE, come interpretata dalla Corte di Giustizia (cfr.
sentenza del 23.4.2000 in causa C-378/07 ed altre; sentenza del
22.11.2005 in causa C- 144/05) un onere di specificazione delle
ragioni del termine finale, vale a dire di indicazione sufficientemente
3

368/2001 e non l’illegittima apposizione del termine.

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dettagliata della causale nelle sue componenti identificative
essenziali, sia quanto al contenuto, che con riguardo alla sua portata
spazio-temporale e più in generale circostanziale, perseguendo in tal
modo la finalità di assicurare la trasparenza e la veridicità di tali
ragioni, nonché l’immodificabilità delle stesse nel corso del rapporto;

contratto di lavoro e da esso per relationem ad altri scritti accessibili
alle parti.
8.

Con riguardo, infine, a tale ultima problematica, è stato

precisato (cfr. Cass. 26.8.2015 n. 17155) che l’accertamento sul
richiamo ad altri testi per la specificazione delle ragioni giustificative,
sulle finalità del richiamo e, conseguentemente, sulla accessibilità a
tale documentazione, costituisce attività di indagine riservata al
giudice del merito, non sindacabile in sede di legittimità se
congruamente motivata ed immune da vizi logici e giuridici.
9.

Nella fattispecie, la Corte territoriale -con argomentazioni

complete e correttamente articolate- ha ritenuto sufficiente il
richiamo, contenuto nei contratti esaminati, alle determinazioni
dirigenziali e alle deliberazioni della G.M. in cui erano state esplicitate
le esigenze che avevano determinato il ricorso alla instaurazione di
rapporti a tempo determinato, specificando che il detto richiamo era
stato effettuato a tal fine e che i lavoratori ben avrebbero potuto,
facilmente, prenderne visione trattandosi anche di atti soggetti alla
affissione nell’albo pretorio comunale.
10. Ne consegue che i dedotti vizi di motivazione, oggetto di
censura nel motivo, a fronte della correttezza giuridica delle
argomentazioni della gravata sentenza, si risolvono unicamente in un
riesame del merito della vicenda non consentito in questa sede.
11. Il secondo motivo è in parte inammissibile e in parte
infondato.

4

tale specificazione può appunto risultare anche indirettamente nel

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12. E’ inammissibile perché la sentenza impugnata, relativamente
alla tematica della proroga, risulta ancorata a due diverse rationes

decidendi, autonome l’una dall’altra, e ciascuna da sola sufficiente a
sorreggerne il dictum: in base alla prima, la Corte di appello ha
escluso che le ragioni della proroga indicate dalla società nella

specifica contestazione in fatto da parte del lavoratore, il quale solo
nell’atto di appello si era limitato a dedurne, peraltro per la prima
volta, la carenza di estrinsecazione per iscritto, in apposita missiva,
della richiesta di proroga delle autorità comunali alla società
concessionaria; per altro verso, quel Collegio ha ritenuto in punto di
diritto che la normativa vigente ratione temporis non richiedeva più il
requisito della imprevedibilità delle ragioni giustificatrici della proroga.
13. La censura di cui al secondo motivo nulla dice in ordine al
profilo della «non contestazione» rilevato dai giudici di seconde cure
per cui, il passaggio in giudicato di tale punto, rende inammissibili,
per difetto di interesse, le doglianze relative agli altri aspetti (cfr.
Cass. 3.11.2011 n. 22753).
14. In ogni caso, il motivo è anche infondato in quanto deve
ribadirsi che la disciplina dell’art. 4 D.Igs n. 368/2001 si differenzia
dalla previsione dell’art. 2 legge n. 230/1962, che imponeva requisiti
essenzialmente di contenuto oggettivo (sussistenza di esigenze
contingenti ed imprevedibili, nonché una durata equivalente a quella
del contratto -cfr. Cass. 16.4.2008 n. 9993), limitandosi invece a
richiedere il consenso del lavoratore, che la proroga sia richiesta da
ragioni obiettive e si riferisca alla stessa attività per la quale il
contratto era stato stipulato a tempo determinato: nel caso in esame,
quindi, la Corte di merito si è correttamente attenuta a tale
impostazione.
15. Resta conseguentemente assorbito l’esame del profilo sulle
conseguenze sanzionatorie in ipotesi di illegittimità della proroga.
5

memoria ex art. 416 cpc avessero costituito in primo grado oggetto di

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16. Alla stregua di quanto esposto, il ricorso deve essere
rigettato.
17. Nulla va disposto in ordine alle spese di lite non avendo
l’intimata svolto attività difensiva.
18. Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del DPR n. 115/02, nel

ricorrendone i presupposti, come da dispositivo.

PQM
La Corte rigetta il ricorso. Ai sensi dell’art. 13, comma 1
quater del DPR n. 115/02, dà atto della sussistenza dei presupposti
per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a
titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a
norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.
Così deciso in Roma il 19 aprile 2018

testo risultante dalla legge 24.12.2012 n. 228, deve provvedersi,

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